"I don't want to see that!". Se sentite questa frase riecheggiare nei corridoi della HBO, c'è solo una spiegazione: Valerie Cherish è tornata. A dieci anni esatti dalla seconda stagione (e a venti dall'esordio), The Comeback chiude il cerchio con un terzo capitolo che promette di essere tanto spietato quanto commovente.
In occasione della presentazione virtuale della serie - in streaming su HBO Max - la protagonista e produttrice Lisa Kudrow e lo showrunner Michael Patrick King hanno svelato come la "battaglia definitiva" di Valerie non sia più contro una giovane starlet o un produttore misogino, ma contro un algoritmo.
L'intelligenza artificiale: la nuova "carne rossa" di The Comeback
Il motore di questa stagione è l'ingresso di Valerie nel cast della prima sitcom girata interamente in multi-camera con l'ausilio dell'IA. Una scelta che King definisce "carne rossa" per gli sceneggiatori: "Volevamo un'idea che fosse più rischiosa del nostro ritorno. L'IA era l'elemento decisivo. Abbiamo scritto con l'ansia costante che la realtà ci superasse: volevamo andare in onda prima che uno studio ammettesse ufficialmente di usarla".
Per Lisa Kudrow, però, la tecnologia è solo lo specchio di una disperazione umana senza tempo: "Non è solo l'IA. È il mondo di oggi. Le persone sono affrante nel cercare di mantenere un lavoro, specie con l'età. Valerie si chiede ancora: 'Come appaio agli altri? Posso essere ancora assunta?'".
Oltre il reality: il "gioco di prestigio" delle telecamere
Se la prima stagione era il regno del found footage e dei reality show vecchio stampo, la terza evolve anche nel linguaggio visivo che ha sempre contraddistinto The Comeback. Valerie oggi vive in un mondo dove "tutti creano il proprio reality sui social".
"Abbiamo dovuto fare un gioco di prestigio" - spiega King - "Passiamo dalle dot-cam tradizionali agli iPhone, fino alle telecamere di sicurezza. Ma il vero rischio quest'anno è la 'realtà cinematografica': vedere Valerie e il marito Mark (Damian Young) senza che lei sia consapevole di essere ripresa. È lì che emerge la sua vera umanità".
Il ricordo di Mickey: un vuoto incolmabile nella serie HBO
Il momento più toccante dell'incontro stampa è il ricordo di Robert Michael Morris, l'interprete dell'amatissimo Mickey, scomparso nel 2017. Per anni, la sua morte aveva bloccato l'idea di un revival.
"Lisa non voleva nemmeno parlarne, diceva: 'Senza Mickey è finita'", confessa King. Poi, l'idea di integrare il lutto nella trama. Valerie non riesce a trovare le ceneri dell'amico, in un mix di negazione e amore tipico del personaggio. "Mickey è passato dall'anonimato ad essere definito 'star televisiva' da Entertainment Weekly al momento della sua scomparsa. Lassù starà pensando: 'È proprio così'!".
Valerie vs Phoebe: il peso della fama
Nonostante il set sia volutamente lo storico Stage 24 della Warner Bros (lo stesso di Friends, dove per 10 anni Kudrow è stata Phoebe Buffay), l'interprete tiene separate le due icone, pur scherzando sulla sua carriera: "Non ho più una mia casa di produzione, sono un'attrice a contratto, ma Valerie mi era troppo cara per non tornare. È la cosa migliore che abbia mai fatto".
E quando le viene chiesto se Friends esista nel mondo di Valerie, risponde con ironia: "Valerie non la guarderebbe mai, ma solo i film sulla targa degli Studios per vedere se lei è presente!". Non mancano però gli easter egg con riferimenti alla sitcom in quest'ultimo giro di boa.
Un finale tra bianco, nero e i colori della realtà
Il cerchio si chiude con un finale che Michael Patrick King ha voluto quasi come un omaggio alla storia del cinema: un passaggio netto dal bianco e nero della "vecchia Hollywood" - citando il classico Perdutamente tua tanto caro al defunto Mickey - al colore.
"Volevamo che il pubblico vedesse Valerie in modo diverso, non più in modo binario come vittima o carnefice, perdente o vincitrice", spiega lo showrunner. Un momento di pura umanità che Lisa Kudrow ha vissuto con una consapevolezza profonda, attingendo anche al proprio passato: "In Friends abbiamo vissuto momenti di sovraesposizione e reazioni negative da parte del pubblico, e la soluzione è stata chiudersi in gruppo e fare il proprio lavoro. Valerie fa lo stesso: davanti al panico e alla cattiva pubblicità, fa un respiro profondo e va al lavoro. È la sua forza autentica: non subisce l'umiliazione, ma sceglie attivamente come sentirsi. Ed è questo che, alla fine, la rende davvero libera".