Un villaggio nei Carpazi tenuto in ostaggio da un gruppo di vampiri e un ragazzo pronto a tutto pur di proteggere la propria famiglia: sono queste le premesse narrative di The Blood of Dawnwalker. Il titolo di debutto di Rebel Wolves, studio nato dall'unione di diversi veterani di CD Projekt RED, punta a inserirsi in un mercato sempre più competitivo e in profonda trasformazione. Il risultato è un'opera ben lungi dalla perfezione, ma che nella sua complessità riesce ad appassionare anche i giocatori più esigenti grazie alla sua struttura da perfetto gioco di ruolo, dove ogni scelta ha un peso reale in grado di modificare il corso degli eventi. Ecco quindi alcuni pregi e criticità di uno dei videogiochi che più ci hanno appassionato nell'ultimo periodo: un giudizio "di pancia" su un titolo che, parlando di cinema, non possiamo non apprezzare per l'ottima scrittura.
30 giorni per salvare la propria famiglia
Nel gioco controlliamo Coen, un ragazzo che vive in un villaggio isolato tra le montagne dei Carpazi. Il luogo è sotto l'egemonia dei Vraakiri, un gruppo di nobili vampiri che si nutrono periodicamente del sangue degli abitanti, offrendo loro in cambio qualche goccia del proprio con la scusa di curarne le malattie. Il loro è un controllo violento e repressivo, che sfocia nel sangue dopo un tentativo di ribellione da parte della comunità: i Vraakiri assaltano e bruciano il villaggio, trasformando lo stesso Coen in un loro simile.
I succhiasangue non avevano però previsto che il giovane sarebbe sfuggito al loro giogo, dando inizio a una corsa contro il tempo di 30 giorni e 30 notti per salvare la famiglia rapita. Questo è infatti il limite temporale concesso per completare la storia principale, in un mondo in cui ogni singola azione conta e dove il tempo è più che mai prezioso.
Il peso di ogni singola scelta: la gestione del tempo
A rendere The Blood of Dawnwalker un vero e proprio gioco di ruolo è la grande libertà lasciata al giocatore: sta a noi decidere come far evolvere il protagonista, quali obiettivi perseguire per primi e quali missioni secondarie affrontare. Uno degli elementi più riusciti risiede proprio nella gestione strategica del tempo. Ogni attività - dal potenziamento delle abilità al combattimento, fino al completamento delle side quest - consuma preziose unità di tempo.
Sebbene questa meccanica possa infastidire chi preferisce un'esplorazione senza fretta (è già molto popolare una mod che permette di rimuoverla), la necessità di programmare ogni giornata spinge a valutare con attenzione ogni decisione, creando linee narrative uniche che invogliano a rigiocare l'avventura per scoprire scenari differenti.
La doppia anima del combat system
Un'altra peculiarità risiede nella componente competitiva del titolo, che richiede impegno fin dalla modalità più semplice. Coen vive infatti una doppia natura: di giorno conserva la fisicità e le caratteristiche umane, mentre di notte assume i poteri e le sembianze di un vampiro. Questo dualismo impone la costruzione di due stili di gioco distinti, le cui caratteristiche dipendono dalle abilità scelte nel ramo di potenziamento.
Che si giochi a livello normale o a difficoltà elevata, la parola d'ordine in combattimento rimane "parata": il sistema si fonda fortemente sul parry, spingendo chi non ha familiarità con i soulslike (come Sekiro) a fare molta pratica con i tempi di reazione per padroneggiare gli scontri; all'inizio può sembrare frustrante ma poi vi assicuriamo diventa veramente una goduria.
Difetti tecnici e scrittura: i limiti e la forza dell'opera
Il sistema di combattimento rappresenta tuttavia uno dei punti deboli della produzione: l'input lag rimane spesso troppo alto e alcune dinamiche risultano macchinose, specie se rapportate a una varietà di nemici non particolarmente ampia. Non mancano poi alcuni bug di troppo che sporcano l'esperienza, sebbene si tratti di problemi probabilmente facilmente risolvibili con future patch.
Al netto di questi difetti, The Blood of Dawnwalker resta un'esperienza affascinante sorretta da una scrittura eccellente. L'opera prima di Rebel Wolves riesce a scavare a fondo nei temi del lutto e del legame familiare, mostrando nel pratico quanto siano preziosi i singoli momenti e l'importanza delle persone con cui scegliamo di condividerli.
Conclusioni
The Blood of Dawnwalker è un GDR d'azione profondo e punitivo che compensa i suoi limiti tecnici con una scrittura eccellente e un'ampia libertà di scelta. A caratterizzare il titolo di Rebel Wolves sono un'originale meccanica di gestione del tempo e un dualismo giorno-notte che richiede di padroneggiare due stili di combattimento distinti, fortemente basati su parate e tempismi rigorosi. Nonostante un combat system a tratti macchinoso e affetto da input lag, l'opera offre una straordinaria componente ruolistica e un'elevata rigiocabilità.
Perché ci piace
- La scrittura granitica e appassionante.
- La particolare gestione del tempo che porta il giocatore a compiere scelte precise.
- La trama avvincente.
Cosa non va
- Un combat system non particolarmente riuscito.