Submergence, la recensione: McAvoy, Vikander e il buio sotto gli oceani

La recensione di Submergence di Wim Wenders, con James McAvoy e Alicia Vikander: un film a metà strada fra dramma romantico e thriller.

RECENSIONE di 22/08/2019
Submergence: Alicia Vikander e James McAvoy in una foto di scena
Submergence: Alicia Vikander e James McAvoy in una foto di scena

L'oggetto dell'analisi di questa recensione di Submergence è uno dei film più atipici nella variegata carriera di Wim Wenders: un'opera lontanissima dai drammi esistenzialisti (da L'amico americano a Lo stato delle cose, da Paris, Texas a Il cielo sopra Berlino) che, fra gli anni Settanta e Ottanta, hanno consacrato il regista di Düsseldorf come il più celebre esponente del Nuovo Cinema Tedesco. Submergence, trasposizione di un romanzo di J.M. Ledgard, sembra muoversi su binari ben più tradizionali, eppure in filigrana è possibile rintracciare motivi e suggestioni da sempre cari al cinema di Wenders; per quanto, purtroppo, tali motivi e suggestioni restino ingabbiati in un prodotto sostanzialmente fallimentare.

James McAvoy e Alicia Vikander fra amore e terrorismo

Presentato al Festival di Toronto 2017, Submergence è la terza pellicola di finzione diretta da Wim Wenders fra il 2015 e il 2017, dopo un lungo periodo in cui aveva preferito dedicarsi al genere documentaristico. È anche quella dotata di una struttura narrativa più tradizionale, dopo i verbosi esperimenti in 3D di Ritorno alla vita e dell'indigeribile I bei giorni di Aranjuez, accolti negativamente dalla critica e ignorati dal pubblico. Una sorte condivisa però anche da Submergence, a dispetto di una coppia di interpreti di notorietà mondiale quali James McAvoy e Alicia Vikander, protagonisti di una storia d'amore che si sviluppa nell'arco di una manciata di giorni sulle coste della Normandia, prima dell'inevitabile separazione.

Submergence: Alicia Vikander e James McAvoy in un momento intimo
Submergence: Alicia Vikander e James McAvoy in un momento intimo

Il problema alla base del film consiste proprio nella difficoltà, da parte dello sceneggiatore Eric Dignam, nell'amalgamare due registri diversissimi: il melodramma sentimentale e lo spy thriller. Il James More impersonato da James McAvoy, infatti, è un agente dei servizi segreti britannici, incaricato di seguire le tracce di un leader del terrorismo islamico: un elemento introdotto da Wenders nella maniera più bislacca possibile, con l'uomo che si aggira da solo in un museo mentre dialoga con i suoi superiori tramite auricolare (tanto per non dare nell'occhio), un perfetto cliché alla 007. In seguito, su una spiaggia nel Nord della Francia, avverrà l'incontro casuale fra James e Danielle Flinders, biomatematica impegnata nello studio delle forme di vita negli strati più profondi degli oceani.

James McAvoy, fascino scozzese: da Narnia agli X-Men, la sua carriera in cinque tappe

Così vicino, così lontano

Submergence risulta diviso dunque in due metà nettamente distinte l'una dall'altra. La prima, ad eccezione del rapido flashforward iniziale, è dedicata interamente all'irrompere della passione fra James e Danielle: e se alcune dinamiche nei loro primi approcci, in particolare la pragmatica intraprendenza di Danielle, potrebbero apparire di un certo interesse, i dialoghi fra i due, conditi da una lunga serie di metafore acquatiche fin troppo smaccate, non tardano a risultare artificiosi e forzatamente 'letterari'. L'adattamento del libro di Ledgard non riesce a infondere ritmo né tensione alla vicenda, che subisce una brusca virata dopo quasi un'ora di visione, quando James deve lasciare Danielle e partire per l'Africa.

Submergence: Alicia Vikander in una simulazione del fondo oceanico
Submergence: Alicia Vikander in una simulazione del fondo oceanico

Perché da quel momento in poi assistiamo a un racconto totalmente diverso: un dramma carcerario incentrato sulla prigionia di James in Somalia, dopo essere caduto nelle mani di un gruppo di jihadisti. La metafora dell'immersione negli abissi dell'oceano, un luogo di totale oscurità che rimanda all'origine stessa della vita, viene declinata dunque su due piani: il calvario africano di James, in una strenua lotta per la sopravvivenza, e la missione di Danielle, in procinto di esplorare le acque del mare di Groenlandia mentre è in preda all'inquietudine per la lontananza del proprio innamorato.

Recensione Papa Francesco - Un uomo di parola: Wim Wenders e la rivoluzione del Papa simpatico

Conclusioni

Due percorsi paralleli in cui a prendere il sopravvento (e a occupare lo spazio maggiore) è il plot dedicato a James, mentre il percorso di Danielle si riduce a una debole appendice della narrazione, che neppure l’epilogo è in grado di riscattare. Come rilevato nella nostra recensione di Submergence, Wim Wenders non si dimostra del tutto a proprio agio con un soggetto simile, confezionando uno dei suoi film più deboli e deludenti.

Movieplayer.it

2.0/5

Voto medio

2.5/5

Perché ci piace

  • Il carisma di James McAvoy, costretto a sorreggere sulle proprie spalle quasi tutto il peso del film.

Cosa non va

  • Il carattere artificioso e privo di spontaneità tanto dei dialoghi, quanto di certe dinamiche del racconto.
  • L’incapacità di combinare in maniera efficace due segmenti narrativi troppo diversi l’uno dall’altro.
  • L’inconsistenza e la ripetitività del subplot dedicato al personaggio di Danielle e alla sua missione.