Stranger Things 5, la recensione del finale della serie: l’ultimo saluto ai ragazzi di Hawkins

Le ultime due ore di Stranger Things, la serie Netflix firmata dai fratelli Duffer, chiudono i giochi, il cammino dei protagonisti e un'era della serialità contemporanea.

I protagonisti di Stranger Things

Finalmente ci siamo arrivati. Un mese e passa dopo il primo Play sul primo episodio di Stranger Things 5, per un cammino che almeno in parte ha ricordato quella della vecchia tv: non un episodio a settimana, ma tre blocchi per chiudere il discorso con una delle serie più importanti di questa generazione. Ma si sa che chiudere è difficile, l'abbiamo detto e lo ribadiamo, e lavorare al finale di qualcosa di iconico come è stata la serie Netflix dei fratelli Duffer era una missione impossibile: ognuno dei milioni di spettatori aveva una propria conclusione in mente, che andasse a enfatizzare i propri personaggi ed elementi preferiti.

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Noah Schnapp in una scena dell'ultima stagione della serie Netflix

Ma i titolari della storia sono loro, i fratelli Matt e Ross Duffer, e l'hanno portata a compimento con coerenza ed equilibrio, superando le difficoltà che si sono accumulate durante il cammino a causa del tempo che passava e dell'attenzione che aumentava. Tanto ci basta, al netto di qualche lungaggine di troppo che è figlia dei nostri tempi più che dell'intrattenimento anni '80 a cui si ispira. Ne parleremo evitando spoiler, ma è inevitabile che qualche blando dettaglio sull'impostazione dell'episodio finale ce lo concederemo per poter portare avanti il discorso. Ma in fondo sappiamo che quasi tutti leggerete dopo averlo divorato questa notte, dopo il cenone e la baldoria di fine anno.

La rotta di collisione con Vecna e l'Abisso

Avevamo accolto con entusiasmo un volume 1 che culminava con un climax epico e perfetto; avevamo considerato nel complesso positivo anche il volume 2, perché al netto di qualche squilibrio tra spiegazioni e azione riusciva a regalarci alcuni momenti importanti legati all'emotività dei personaggi. Tutto questo confluisce in un finale che porta i personaggi all'atteso confronto finale con Vecna in cui, finalmente, la Undici di Millie Bobby Brown torna a reclamare il ruolo che le spetta sin dalla prima stagione. E anche se la prova della sua interprete non ci ha convinti fino in fondo, il faccia a faccia con il suo antagonista ci ha lasciati soddisfatti.

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Vecna, il nemico dei protagonisti

Non è l'unica ad avere l'onore e l'onere di affrontare il nemico che ha fatto la storia di Stranger Things, in uno scontro che coinvolge tutti tirando le fila di quanto impostato nei primi due volumi, con i personaggi che hanno agito inizialmente in sottogruppi separati per riunirsi in gran parte per queste due ore abbondanti del finale. Una rotto di collisione tra loro e Vecna che si riflette in quella dell'Abisso con il nostro pianeta.

Combattere, senza dadi: la lezione di Stranger Things

Se lo scontro con Henry/Vecna continua a svilupparsi in parte sul piano mentale e magico, un elemento chiave di questo finale è di traslarlo sul piano fisico e concreto una volta che il gruppo di "viaggiatori spaziali e interdimensionali" arriva a destinazione. È simbolico per la serie e per i suoi protagonisti che l'avventura si sposti dal tavolo di giochi di Dungeons & Dragons a quello reale, dalla fantasia alla vita. Un passaggio fondamentale per la storia e l'evoluzione dei singoli, ora in grado di abbandonare i dadi e imbracciare le armi, al termine del loro percorso di crescita. Divisi per accerchiare il nemico e affrontarlo, ma mai così uniti.

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Millie Bobby Brown in una scena di Stranger Things 5

È uno scontro che coinvolge tutti e che soddisfa anche sul piano visivo, laddove nei volumi precedenti la CGI evidenziava qualche incertezza, allargando il campo ad alcuni dei comprimari aggiunti nel corso del lungo cammino di Stranger Things. Avevamo immaginato e avremmo gradito più spazio al nucleo base della serie, rispetto a chi ha iniziato a gravitare sempre più attorno a loro di stagione in stagione, ma in fondo va bene anche così. Lo ribadiamo: la storia è dei Duffer, non nostra, e finché tutto è raccontato con coerenza lo accettiamo.

Le due anime del finale per chiudere nel modo giusto

A questo serve la struttura di questo finale in due blocchi narrativi, in due anime distinte: se la prima metà sviluppa l'azione e lo scontro finale, la seconda si concentra maggiormente sui personaggi storici per chiudere il cerchio. A guidarci sono gli espedienti narrativi che ben conosciamo, la voce radiofonica di Rockin' Robin e lo storytelling del gioco, per raccontarci il dopo, un mondo in cui i protagonisti devono imparare a vivere. Cresciuti, cambiati da quel che è stato. Non più i bambini in cantina che abbiamo imparato a conoscere a cui "l'infanzia è stata rubata", ma uomini in grado di affrontare la vita e trovare il proprio posto nel mondo. Corretto ed emozionante, come tutte le storie di formazione che si rispettino e che la serie dei Duffer è.

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I quattro protagonisti della serie Netflix

E ora è tempo di andare avanti per tutti. Per i Duffer che andranno a raccontare storie altrove; per gli attori che hanno già iniziato le loro carriere separate e possono finalmente lasciarsi alle spalle dei ragazzi che non li rispecchiano più fisicamente; per la serialità e l'intrattenimento mondiale, che può andare oltre la nostalgia anni '80; per Netflix che deve trovare nuove icone da affiancare a questa. Un'epoca finisce con il finale di Stranger Things, un'epoca che siamo felici di aver vissuto.

Conclusioni

Al netto di qualche difetto e qualche lungaggine, di una new entry come Linda Hamilton non sfruttata a dovere, il finale di Stranger Things 5 riesce a chiudere la serie e le storie dei personaggi con coerenza ed emozione. Il cammino dei ragazzi di Hawkins si concretizza in uno scontro finale che soddisfa per costruzione e significato, e una CGI curata ed efficace, ma anche in un lungo e intimo epilogo che tratteggia lo stato dei protagonisti dopo questa lunga avventura, pronti ad affrontare la vita che li aspetta.

Movieplayer.it
4.0/5

Perché ci piace

  • La componente visiva, più elaborata e curata dei due volumi precedenti.
  • Lo scontro finale, un'avventura che si sposta nel mondo reale.
  • La capacità di chiudere con coerenza i percorsi dei personaggi principali in un'ultima ora intima e riflessiva.
  • Millie Bobby Brown si riprende la scena, senza togliere spazio ai compagni di avventura.
  • La sequenza finale, perfetta per costruzione e significato.

Cosa non va

  • Qualche difetto perdonabile: da un pizzico di retorica in alcuni dialoghi a una new entry come Linda Hamilton non abbastanza valorizzata.
  • Restiamo dell'idea che la durata, 11 ore per 8 episodi, abbia diluito troppo alcune dinamiche ed emozioni. Ma è il male dei nostri tempi.