Stranger Things 3, la recensione: la serie cult di Netflix si fa teen, con più horror e più divertimento

Stranger Things 3, la recensione: la serie dei fratelli Duffer si conferma l'asso nella manica di Netflix grazie al ritorno di personaggi amati, citazioni a cult anni '80 e qualche novità.

RECENSIONE di 03/07/2019
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Stranger Things: Millie Bobby Brown e Sadie Sink in una scena della terza stagione

L'unica vera difficoltà nello scrivere questa recensione di Stranger Things 3 è il rischio di ripetersi rispetto a un anno e mezzo fa: perché già nell'analizzare i precedenti episodi avevamo notato come fosse evidente la volontà da parte dei fratelli Duffer di creare un proprio universo narrativo ricco e complesso, pur lasciando intatta la filosofia alla base della serie che ne ha decretato la fortuna e ne ha fatto uno dei maggiori fenomeni Netflix di tutti i tempi. Questo Stranger Things 3 è esattamente questo, un ulteriore passo avanti per una serie che ha sì raggiunto lo stato di cult in mondo repentino ed immediato, ma che comunque all'inizio sembrava correre il rischio di rimanere un caso isolato a causa della sua natura derivativa e citazionista.

I più cinici avevano guardato la prima stagione, avevano apprezzato l'atmosfera eighties in stile E.T., I Goonies o Stand by Me, ma si erano fermati lì. I più lungimiranti avevano invece intravisto un incredibile potenziale narrativo e seriale soprattutto in quei quattro adorabili piccoli nerd (+ 1, anzi più Undici) che effettivamente aveva trovato il suo sbocco in una seconda stagione più ambiziosa e più ricca. Una stagione che, proprio per questo, ci aveva lasciato tanto soddisfatti quanto bramosi di nuove avventure ambientate ad Hawkins. Questi nuovi 8 episodi - di cui noi abbiamo potuto vedere solo i primi 5 - mantengono questa promessa fin dall'incipit, letteralmente allargando la loro area di interesse al di fuori (e al di sotto) dei luoghi che abbiamo già visto e abbiamo conosciuto nelle stagioni passate e introducendo nuovi personaggi, nuovi temi ed atmosfere ben più cupe.

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Una trama da horror...

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Stranger Things: Winona Ryder e David Harbour in una scena della terza stagione

Ma prima ancora di occuparci delle novità, facciamo un passo e indietro e torniamo dai nostri cari amici ormai quattordicenni, anche perché, come sempre, la trama ruota attorno a loro. Siamo nel 1985, e le dinamiche di gruppo stanno cambiando: Mike e Undici fanno coppia e passano quasi tutto il loro tempo assieme, nonostante Hopper vigili attento, e geloso, su di loro; anche Lucas e Max sono ancora insieme, mentre Dustin ha passato le ultime settimana ad un campo estivo dove ha addirittura conosciuto una ragazza, Suzie, che però vive lontana. Questo lascia il povero Will spesso da solo, triste e a rimpiangere i vecchi tempi e le partite a Dungeons & Dragon, e sempre spaventato che il Mind-flayer possa prima o poi tornare.

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Stranger Things:Dacre Montgomery in una scena della terza stagione

Cosa che, sorpresa!, ovviamente avviene, anche se in modalità diverse dalle precedenti: tra i personaggi della serie, ad essere immediatamente più vicini al pericolo questa volta sono i ragazzi più grandi, quale il neo-bagnino Billy, fratellastro di Max, che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato oppure Nancy e Jonathan che, in quanto stagisti nel giornale locale, si ritrovano ad indagare su un misterioso caso solo apparentemente connesso al Sottosopra. Con un po' di Lovecraft, tanto John Carpenter ed una spruzzata anche del miglior Sam Raimi, l'aspetto horror quindi sembra prendere il sopravvento su quello sci-fi (anche se, per quel che abbiamo potuto vedere finora, la citazione più bella e più evidente è finora al Terminator di James Cameron) e ci conferma che la crescita di questo Stranger Things 3 non è evidente solo nei corpi (ormai adolescenti) dei suoi protagonisti, ma anche e soprattutto attraverso temi più complessi e spaventosi.

...ma con dinamiche e cast da serie teen

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Stranger Things: Maya Hawke, Gaten Matarazzo e Joe Keery in una scena della terza stagione

Come dite, ci siamo dimenticati Steve Harrington? Assolutamente no, il ragazzo lavora come gelataio nel nuovissimo centro commerciale Starcourt Mall, una novità che sta catalizzando l'attenzione di tutti i cittadini di Hawkins. Sempre nella gelateria, troviamo anche il nuovo membro del cast Robin, una ragazza affascinante e molto sveglia che si ritrova, suo malgrado, in qualcosa di molto più grosso di lei, oltre che a fare da "terza incomoda" nella nostra coppia preferita di tutte le produzioni Netflix: Steve e Dustin! A questi due personaggi è invece legata una sottotrama spy al sapore di Guerra Fredda a tratti esilarante, che regala alla serie scenari inediti ed un ottimo ritmo che permette a questa terza stagione di crescere, episodio dopo episodio.

Il bello di questo Stranger Things 3 è proprio nella capacità di unire elementi molto leggeri e tipici delle serie teen - i primi amori, le prime schermaglie, le dinamiche di gruppo stravolte da nuovi arrivi e interessi - ad una trama che si fa sempre più complessa e matura, se non addirittura dark. Al termine del quinto episodio, l'ultimo che abbiamo potuto visionare, non ci sono dubbi sul fatto che i fratelli Duffer abbiano deciso di attingere a più generi, anche molto diversi tra loro, ma che soprattutto mai come questa volta abbiano voluto guardare non solo al cinema, ma anche ad un modello televisivo quale Buffy l'ammazzavampiri. Solo osservando attentamente il lavoro di Joss Whedon, seguendo diligentemente il modo in cui la sua serie del 1997 ha cambiato e riscritto per sempre le regole e gli standard della serialità televisiva (e poi, con The Avengers e l'MCU, anche cinematografica), i fratelli Duffer sono riusciti a far evolvere le loro storie e il loro lavoro, a mantenerne intatta la freschezza nonostante i continui riferimenti a lavori altrui e a non perdere mai di vista quello che è il cuore dello show: i personaggi e il loro necessario processo di crescita.

Per ogni generazione c'è una (serie) prescelta che si erge contro la noia, i remake e le forze del marketing...

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Stranger Things: una scena della terza stagione

Se la seconda stagione si chiudeva con un bellissimo ballo scolastico che confermava ancora una volta l'innocenza e la giovinezza dei ragazzi protagonisti, in questi nuovi episodi le cose procedono in modo differente fin dall'incipit e ci viene fatto capire, a più riprese, che dopo questa terza stagione Stranger Things non sarà mai più lo stesso e che queste nuove esperienze segneranno i protagonisti in modo definitivo. La stessa cosa che succedeva, stagione dopo stagione, anche a Buffy e tutti gli altri personaggi dell'epocale e seminale serie degli anni '90. D'altronde gli attori stanno crescendo sotto gli occhi di noi spettatori così come degli autori dello show, ed è evidente che certi cambiamenti in fase di scrittura sono e saranno necessari per arrivare ad una quarta o addirittura una quinta stagione.

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Stranger Things: Millie Bobby Brown, Noah Schnapp, Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, in una scena della terza stagione

Attraverso lo sguardo puro e malinconico del personaggio di Will - ma anche l'aggiunta di un nuovo personaggio femminile forte e sexy come quello interpretato da Maya Hawke, doppiamente figlia d'arte visiti i genitori Uma Thurman e Ethan Hawke - il tema della crescita (contrapposta alla nostalgia pura delle prime due stagioni) intesa come qualcosa di inevitabile, gioioso e doloroso al tempo stesso, assume un ruolo importante che ne accresce il valore da un punto di vista tematico e metatelevisivo, confermando Stranger Things come la serie di punta del catalogo in streaming non solo per qualità di scrittura e messa in scena, ma soprattutto per la sua capacità di assimilare tematiche di moda nei media odierni e tramutarle in narrazione seriale di successo senza dover scendere a troppi compromessi. Arrivati ormai nella seconda parte del 2019 - e al netto ovviamente di un Trono di Spade che era un successo e un caso letterario ancor prima che televisivo oltre che un'opera rivolta ad un target molto più adulto - non ci sono dubbi che lo scettro di serie fenomeno e simbolo di questo decennio, per la cosiddetta generazione dello streaming, spetti proprio a Stranger Things.

Conclusioni

Probabilmente si sarà già capito dalla nostra recensione di Stranger Things 3, ma avevamo sentito la mancanza della serie Netflix e siamo stati ben felici di constatare che non ha perso nulla della sua freschezza o della sua cinefilia. Questa terza stagione è molto più di un semplice more of the same, ma la conferma di una crescita continua e costante di un universo narrativo che, pur partendo da situazioni già viste, si fa sempre più affascinante e ricco. Rispetto al passato, la sensazione è di trovarsi davvero davanti ad un erede di Buffy grazie al riuscito e divertente mix di horror e tematiche teen.

Movieplayer.it

4.0/5

Perché ci piace

  • I bambini della prima stagione sono diventati adolescenti e le dinamiche di gruppo cambiano di conseguenza: la sceneggiatura dei fratelli Duffer è intelligente nel riuscire a mostrare questi cambiamenti.
  • Anche il passaggio ad atmosfere più horror è perfettamente riuscito e dona una boccata di freschezza alla serie.
  • Il cast continua a colpire per simpatia e bravura, e anche le nuove aggiunte funzionano molto bene.
  • Musiche di atmosfera, canzoni d'epoca e citazioni cinefili (Terminator su tutti) di gran classe.

Cosa non va

  • Per molti potrebbe essere difficile accettare alcuni cambiamenti nei temi e nelle atmosfere, e soprattutto la crescita dei protagonisti.