Stranger Things

2016 - ....

Stranger Things 2: oltre nostalgia, la conferma di uno dei pochi veri fenomeni di questo decennio

Non bisogna aspettarsi grandi rivoluzioni o rivelazioni, la serie rimane fondamentalmente quello che era già un anno fa, ma espande la sua mitologia, introduce nuovi personaggi e riesce ad amplificare quel senso di enorme familiarità e simpatia che si era subito instaurata tra noi spettatori e gli abitanti di Hawkins.

Stranger Things: una foto della seconda stagione

Quando, un anno e mezzo fa, ci accingevamo a scrivere in anteprima di Stranger Things, sapevamo di avere davanti un buon prodotto, ma non potevamo certo immaginare il successo stratosferico e quasi plebiscitario che poi sarebbe effettivamente arrivato. Paradossalmente proprio il far leva in maniera così decisa sulla nostalgia dello show dei fratelli Duffer ci era sembrato tanto un punto di forza quanto un limite per una (mini)serie della durata di otto ore che invece di creare un suo universo ex novo si limitava ad attingere a piene mani a così tanti film del passato.

Leggi anche: Stranger Things: Netflix ci riporta negli anni '80 di Spielberg, Carpenter e Stephen King

Considerato l'enorme successo ottenuto, possiamo tranquillamente dire di esserci sbagliati. Soprattutto perché dopo aver visto questi nuovi nove episodi che compongono la seconda stagione risulta evidente che la volontà di creare un vero e proprio universo sempre più ricco c'è eccome. Non bisogna aspettarsi certo grandi rivoluzioni o rivelazioni, la serie rimane fondamentalmente quello che era già un anno fa, ma espande la sua mitologia, introduce nuovi personaggi e non fa altro che aumentare quel senso di enorme familiarità e simpatia che si era subito instaurata tra noi spettatori e gli abitanti di Hawkins.

Stranger Things: i protagonisti in una foto della seconda stagione

Se con la prima stagione quasi per magia ci sembrava di essere stati catapultati all'interno di un film come E.T. L'Extraterrestre, questa volta ci ritroviamo in un mondo che ha già acquistato una sua identità e riconoscibilità ben precisa. Anche questa volta non mancano le citazioni, alcune più ovvie altre meno, ma Mike, Dustin, Lucas e Will non hanno più bisogno di presentazioni o di confronti, sono ormai dei piccoli grandi protagonisti che abbiamo già imparato ad amare e conoscere. E sono ancora loro che ci spingono, con le loro avventure, i loro amori e la loro amicizia, a divorare questi nuovi episodi uno dopo l'altro.

Leggi anche: Stranger Things: sette motivi per innamorarsi del fenomeno televisivo targato Netflix

Dungeons & Demogorgons

Stranger Things: l'attore Noah Schnapp in una foto della seconda stagione

Ambientato sempre nella metà degli anni '80, ma questa volta a ridosso di Halloween, Stranger Things 2 parte esattamente come ci aspettiamo, forse fin troppo. Il povero Will (un bravissimo Noah Schnapp, in questi nuovi episodi molto più presente e centrale) continua ad essere perseguitato dalle visioni del Sottosopra e ben presto capisce che il pericolo non è affatto alle spalle, ma anzi è più vicino che mai. Se Dustin e Lucas sono troppo presi dalla presenza di una nuova compagna di classe e da una strana e misteriosa creatura, Mike rimane fedele al fianco dell'amico in difficoltà e nel frattempo continua a pensare ad Eleven, di cui ha perso ogni traccia.

Stranger Things: Winona Ryder in una foto della seconda stagione

Una delle caratteristiche di Stranger Things era stata quella di affiancare a quello dei giovanissimi altri due gruppi di protagonisti, quello dei teenager Nancy, Jonathan e Steve ed in più quello degli adulti, in particolare la madre di Will (la Joyce di Winona Ryder) e il capo della polizia Jim Hopper (un sorprendente David Harbour). Sebbene con dinamiche leggermente diverse, tutti questi protagonisti si ritrovano anche in questa seconda stagione, confermandosi come serie corale anche grazie a due aggiunte eccellenti come quelle di altri due adulti quali Sean Astin e Paul Reiser.

Leggi anche: Winona Ryder, la riscossa di una ragazza dark da Beetlejuice a Stranger Things

Stranger Things: l'attride Sadie Sink in una foto della seconda stagione

Eppure in maniera non troppo differente da quell'It che ora sta spopolando anche nelle sale italiane e che ovviamente, nell'incarnazione originaria del romanzo di Stephen King, per la serie è sempre stato un riferimento evidente, viviamo tutto questo quasi sempre attraverso lo sguardo dei bambini, filtrato dalle loro esperienze e dalla loro visione giocosa del mondo. Videogames, giochi di ruolo e cultura cinematografica continuano a condizionare il modo in cui percepiscono quello che avviene intorno a loro ed è in fondo questo il grande fascino della serie. Ma se in It o in Stand by me - Ricordo di un'estate o I Goonies o altri prodotti simili in qualche modo i ragazzini erano chiamati a diventare adulti troppo presto, in Stranger Things tutto questo non avviene, e i protagonisti pur costretti ad affrontare mostri spaventosi mantengono la loro innocenza e la loro purezza.

Leggi anche:

Winning Eleven

Stranger Things: Millie Bobby Brown in una foto della seconda stagione

Discorso a parte merita l'Undici di Millie Bobby Brown, ormai personaggio simbolo della serie e assurta a vera propria icona televisiva in pochissimo tempo. Dell'evoluzione del suo personaggio non possiamo dirvi molto causa spoiler, ma di certo la sua crescita coincide perfettamente con la crescita dello show. Non a caso è l'unico personaggio di questa seconda stagione ad avere una storyline che (inizialmente) esula da quella principale ed addirittura un episodio (ambientato al di fuori Hawkins) tutto a lei dedicato. A differenza degli altri protagonisti coetanei, Eleven è l'unica del gruppo a dover affrontare un primo passaggio all'età adulta, a fare i conti con il proprio passato e a trovare un ruolo all'interno della storia e della società che, per la prima volta, si trova a vivere e scoprire.

Stranger Things: David Harbour in una foto della serie

La differenza sostanziale con la prima stagione e con i film a cui i creatori Matt Duffer e Ross Duffer si sono ispirati è proprio qui. L'anno scorso Undici non era certamente troppo diversa dall'E.T. di Spielberg, era al centro della trama ma, nonostante il suo grande potere, era sostanzialmente vittima degli eventi. In Stranger Things 2 le cose cambiano e, attraverso i suoi occhi, scopriamo cosa sarebbe successo se l'alieno, il "diverso", fosse rimasto sulla Terra e avesse cercato il suo posto sul nostro pianeta. Non più quindi solo nostalgia, non più una mera copia di quanto avevamo già vissuto da spettatori negli anni '80, ma una sorta di sequel ideale delle storie e dei sogni con cui siamo cresciuti e che abbiamo tanto amato.

Leggi anche: Da Sicilian Ghost Story a Stranger Things, film e serie TV sulle tracce di persone scomparse

Stranger Things: una foto di Nancy e Jonathan

Chi di noi d'altronde non avrebbe desiderato nuove avventure dei Goonies o dei ragazzini di E.T. o Stand by Me? Adesso grazie a Netflix abbiamo la possibilità non solo di tornare ancora una volta bambini ma di seguire la loro vita e i cambiamenti che dovranno affrontare. Siamo chiamati a goderci a nostra volta una sorta di gioco di ruolo con personaggi fantastici e ben caratterizzati, personaggi che, una volta terminata la visione, già ci mancano. Ma per fortuna Stranger Things tornerà per un un terzo anno e probabilmente anche un quarto. E questa volta non siamo né scettici né preoccupati, siamo semplicemente ansiosi di tornare a Hawkins, chiedere "dolcetto o scherzetto" vestiti da acchiappafantasmi e disquisire su quale cioccolatino sia il più buono. Ed ovviamente rispedire nel Sottosopra qualsiasi mostro intralci il nostro cammino.

Stranger Things 2: oltre nostalgia, la conferma...
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Stranger Things: Netflix ci riporta negli anni '80 di Spielberg, Carpenter e Stephen King
Stranger Things: sette motivi per innamorarsi del fenomeno televisivo targato Netflix