Strange But True, la recensione: se la famiglia non è affatto immacolata

La recensione di Strange But True: film tratto dal romanzo di John Searles, l'opera seconda di Rowan Athale è un dramma familiare che sfocia nel thriller.

RECENSIONE di 12/09/2019
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Strange But True: Nick Robinson in un'immagine del film

L'elaborazione del lutto conosce infinite vie. C'è chi si chiude a riccio, chi volta pagina per dimenticare, chi finge di stare bene, chi si crogiola nel dolore. In questa recensione di Strange But True ci addentreremo in territori scomodi, perché l'opera seconda di Rowan Athale fa della perdita (e dei diversi modo di reagire a quella perdita) il suo fondamentale punto di partenza. Dramma familiare dalla vocazione corale, Strange But True mette lo spettatore davanti a tanti bivi creati dalla Morte: alcuni comodi, altri tortuosi, altri ancora del tutto imprevisti.

Perché, nonostante una retorica di fondo sul senso della vita, Strange But True riesce in parte a sorprendere con un buon colpo di scena finale che rimette insieme tutti i pezzi disseminati lungo il film. Ispirato all'omonimo romanzo di John Searles, il film di Athale cambia e si evolve di continuo: parte da un nodoso mistero, si sviluppa in modo profondamente drammatico e poi vira verso il thriller.

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Strange But True: Margaret Qualley in un'immagine del film

Tutti cambi di rotta gestiti con equilibrio, senza troppe forzature, il che rende l'opera appassionante e godibile nell'insieme. Sin dall'inizio è facile rimanere intrigati da una premessa "strana ma vera", prologo enigmatico che si ha subito voglia di risolvere. Chi cerca derive paranormali stia alla larga da questa storia, perché quel "ma vero" del titolo non è una menzogna di famiglia.

La trama: fantasmi dal passato

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Strange But True: Margaret Qualley e Connor Jessup in una scena del film

La più classica delle situazioni, il più tragico dei destini. Ronnie e Melissa sono giovani, belli e innamorati. Durante la notte del ballo studentesco fanno l'amore, gridano al mondo i loro sentimenti, si sentono invincibili come purtroppo non sono. Durante un incidente Ronnie perde la vita. Cinque anni dopo, la famiglia del ragazzo è sfasciata dal dolore, almeno sino a quando Melissa riappare incinta, convinta di portare in grembo il figlio di Ronnie. Sconcertati dall'assurda prospettiva, suo fratello minore, sua madre e suo padre sono costretti a riavvicinarsi per affrontare la cosa. Spiazzante nel suo incipit, Strange But True inserisce questo elemento straniante per scuotere tutti i protagonisti da un lungo torpore. Perché mentre il padre di famiglia Richard (un sempre misurato e intenso Greg Kinnear) si è rifatto una vita altrove e la sua ex moglie si è incattivita col mondo, Philip (fratello di Ronnie vissuto troppo a lungo nella sua ombra) non è mai andato avanti. Ed è proprio in questi modi così diversi di reagire al lutto che Strange But True trova terreno fertile per il suo dramma familiare.

Pur restando abbastanza in superficie nella psicologia dei personaggi, Athale dichiara il fallimento del nucleo familiare, incapace di stringersi e farsi forza nel momento del bisogno, sgretolatosi sotto il peso di risentimenti, sensi di colpa e cose non dette. Strana la scelta di trascurare il personaggio di Melissa, ovvero colei che culla il mistero più intrigante del film, messa in secondo piano e sfavorita da una sceneggiatura che predilige soffermarsi sui parenti stretti di Ronnie. Tra flashback sempre più illuminanti e segreti soffocati per troppo tempo, Strange But True sfiora soltanto la deriva paranormale dei sensitivi e delle reincarnazioni, preferendo la via del verosimile. Una via che porta verso una soluzione tutt'altro che telefonata.

Dolore troppo parlato

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Strange But True: una scena del film

C'è una vecchia regola del raccontare che dice: "Mostra, non dire". Una regola che Strange But True dimentica troppe volte, infarcito com'è di dialoghi didascalici che si soffermano con poca naturalezza sulle intenzioni di personaggi impegnati a spiegare le motivazioni dietro i loro gesti. Un vero peccato, perché senza questa retorica ridondante e due monologhi sul senso dell'esistere che aprono e chiudono i film, questo thriller avrebbe avuto tutte le carte in regola per stupire più di quanto riesca a fare. Impreziosito dalle ottime prove di Kinnear e del grande Brian Cox, Strange But True ha l'abilità di mantenere alta l'attenzione di chi guarda, di seminare molti indizi per poi non lasciare detriti dietro di sé. Alla fine di questa disgraziata vicenda familiare ogni cosa sarà chiara, ogni tassello sarà al suo posto, più consapevoli del fatto che l'assurdo sia la cosa più normale ci sia.

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Conclusioni

Alla fine di questa recensione di Strange But True, riteniamo giusto promuovere questo dramma familiare abile nel trasformarsi in un thriller rivelazione dopo rivelazione, segreto dopo segreto. Nonostante una retorica di fondo troppo compiaciuta, il film di Rowan Athale ha un grande merito: intriga e cattura l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

2.0/5

Perché ci piace

  • Il colpo di scena finale non è per niente prevedibile.
  • Tutte le tessere del puzzle, alla fine, vengono messe al loro posto.
  • Le interpretazioni di Greg Kinnear e Brian Cox sono particolarmente intense e credibili.

Cosa non va

  • I dialoghi risultano troppo artefatti e poco naturali.
  • Alcuni passaggi sul senso della vita sono davvero troppo retorici.