Steven Knight racconta gli Oasis: “Il nostro è un film politico. Liam e Noel? Ora sono alla pari”

Abbiamo intervistato il papà di Peaky Blinders che ha ideato e scritto Oasis: Don't Look Back in Anger. "La musica è come il calcio, unisce le persone", ha detto l'autore.

Steven Knight sul carpet di Venezia 83. Foto di Giulia Parmigiani

Ci voleva un Peaky Blinders come Steven Knight per catturare tutta l'energia dei fratelli Gallagher. Tra l'altro, la storia di come Knight - appunto, il creatore della serie con Cillian Murphy - sia finito a ideare e scrivere il documentario Oasis: Don't Look Back in Anger (in sala dal 10 settembre), parte da uno scambio non convenzionale. "In realtà avevo diretto un video per la carriera solista di Liam", racconta Knight, che incontriamo in una room dell'Hotel Excelsior al Lido, poco dopo la conferenza stampa ufficiale organizzata dalla Mostra del Cinema di Venezia.

"Faceva parte di un accordo senza scambio di denaro: lui aveva accettato di esibirsi al festival dedicato a Peaky Blinders a Birmingham e io in cambio ho girato la clip. Siamo andati subito molto d'accordo. Poi, poco prima di Natale del 2024, la compagna di Liam mi ha contattato: "So che sei occupatissimo, ma ti interesserebbe?". Gli ho risposto che ero pieno di impegni, sì, ma enormemente interessato. Liam e Noel volevano espressamente che fossi io a farlo. Ero un fan della loro musica ed era un'opportunità troppo bella per lasciarsela sfuggire".

Steven Knight racconta gli Oasis

Fin dal primo incontro con Noel Gallagher, Knight ha compreso la portata straordinaria del fenomeno che si trovava a dover raccontare. "Una delle prime cose che Noel mi ha detto è stata quanto fossero rimasti sbalorditi dalla reazione all'annuncio della reunion: pensavano di fare qualche arena e si sono ritrovati sommersi di richieste per gli stadi. Lì abbiamo capito che non si trattava solo della generazione che li aveva amati originariamente, ma di quella successiva e di un'altra ancora. Ho pensato subito che per fare un documentario servisse porsi un'unica grande domanda: come è potuto succedere?".

In effetti, nonostante la musica degli Oasis sia andata in pausa per sedici anni, è stata scoperta dalle nuove generazioni che non hanno avuto la fortuna di vivere gli anni Novanta. "Ci siamo accorti che quel legame con le canzoni era strettamente legato anche al rapporto tra i ragazzi e i loro genitori, con chi li aveva avvicinati a quel repertorio. Ho capito che il punto non doveva essere semplicemente filmare il tour, ma cercare giovani fuori dalla prima generazione di fan e chiedere loro: "Perché avete un legame così profondo con queste canzoni?". Puntando la telecamera sulla folla, vedevi persone che si scioglievano in lacrime e si abbracciavano appena partiva la musica. Padri e figli, madri e figlie. Ti chiedi davvero cosa stia succedendo. Il fascino della musica è misterioso, non credo si possa mai vivisezionare del tutto".

Gli Oasis sono una ragazza che piange cantando Wonderwall Gli Oasis sono una ragazza che piange cantando Wonderwall

Da sceneggiatore e autore, Steven Knight è rimasto affascinato soprattutto dalla potenza lirica dei testi di Noel Gallagher: "Mi interessava capire come la poesia delle canzoni potesse produrre un simile effetto. Parlando con Noel ho avuto l'impressione che, quando si siede a scrivere, non pensi: "Ora scrivo un brano su questo argomento". È più come una radio che capta una frequenza: la canzone è semplicemente lì. È affascinante come la poesia possa influenzare le persone in modo così intimo: due individui diversi possono dare interpretazioni opposte alle stesse parole, ma entrambi sentiranno che quel testo parla esattamente di loro. Definiti questi parametri, il mio ruolo è stato quello di interagire con Liam e Noel, intervistarli non da giornalista ma da pari, affrontando il dialogo dalla prospettiva di chi condivide le stesse radici nella classe operaia inglese".

Il palco di Cardiff

Uno dei momenti più intensi di Oasis: Don't Look Back in Anger è il primo vero ricongiungimento tra i due fratelli in sala prove, dopo anni di separazione. "La prima volta che Liam è entrato, non si parlavano da una vita: erano stati nella stessa stanza solo il tempo di scattare una foto. Nessuna stretta di mano, nessun abbraccio, niente lacrime. Soltanto: "Lo facciamo? Ce ne andiamo? Siamo pronti? Sì. 1, 2, 3, 4, bang". C'è una quantità enorme di emozione trattenuta proprio in quella mancanza di manifestazioni esplicite. Poi, gradualmente, li vedi concedersi di mostrare ciò che provano e ritrovarsi l'uno nell'altro. Quando sono usciti sul palco a Cardiff, Noel non aveva idea che Liam gli avrebbe afferrato la mano. Nel film Noel dice: "Ma che cazzo sta succedendo? Mi sta tenendo la mano!". È accaduto tutto così, come una serie di eventi spontanei che a posteriori sembrano inevitabili, ma non lo erano affatto".

Oasis
Liam e Noel Gallagher

Sul piano delle motivazioni, Knight va oltre la questione economica. "Certo, i soldi contano, è il loro lavoro e vengono pagati. Ma parlando con loro ho capito che per entrambi la storia si era chiusa male. Era finita nel modo sbagliato, c'era una questione in sospeso. Sentivano che riunirsi fosse al tempo stesso impossibile e inevitabile: è impossibile che saliamo di nuovo sul palco insieme, ma è inevitabile che accadrà. Alla fine l'inevitabile ha avuto la meglio sull'impossibile. Invecchiando si diventa più gentili e più simili a se stessi. Hanno perso la spavalderia giovanile, il bisogno continuo di dimostrare qualcosa. Noel l'ha spiegato benissimo: "Ora siamo alla pari". Tra fratelli c'è sempre la questione di chi sia il capo o il più forte; quando ti ritrovi alla pari, capisci che non c'è più alcun motivo per non andare d'accordo".

Il valore del perdono

Tra lacrime, emozioni e musica, il film ha una poetica universale, nonché politica nel suo messaggio. "In un periodo storico in cui il mondo è frammentato, la divisione viene esaltata e ci si insulta dietro tastiere anonime, questo film trasmette un messaggio chiaro di riconciliazione, perdono e redenzione. È una chiave politica. Se ce l'hanno fatta due come loro - due persone che non ti raccontano balle e dicono sempre le cose come stanno - allora può farcela chiunque. Ho voluto trattare la storia come se si trattasse di due fratelli che lavoravano insieme nello stesso settore, hanno litigato, hanno chiuso la ditta e ora la rimettono in piedi. Che siano star del rock, lavavetri o idraulici, le dinamiche emotive sono le stesse. Vedere la stessa identica reazione emotiva a Seoul, Buenos Aires, São Paulo, Dublino o Londra dimostra che la musica, un po' come il calcio o la religione, è uno dei pochissimi linguaggi capaci di unire davvero le persone".

E conclude, dopo venti minuti di intervista, dicendo che: "quando li vedi seduti insieme a scherzare e ti dicono che i loro figli ora sono amici e che sono tornati a essere una famiglia, ti rendi conto che il film trasmette qualcosa di meravigliosamente semplice. Può sembrare persino sdolcinato, ma credo sia esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento".

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