L'appuntamento irrinunciabile è alle 2 di mattina. Giù in strada c'è il silenzio assoluto, mentre in tv a farci compagnia c'è una partita NBA: New York Knicks vs. Denver Nuggets. Giusto per restare in tema. Gli occhi iniziano a bruciare davanti la finestra Zoom, gli sbadigli si accavallano, ma l'attesa è tanta: direttamente da Los Angeles stiamo aspettando il collegamento con Stephen Curry per un'intervista esclusiva. L'occasione? L'arrivo al cinema di GOAT - Sogna in grande, che vede il campione sia nel ruolo di produttore che di doppiatore.
Infatti, Steph Curry, playmaker dei Golden State Warriors, non è solo uno dei più grandi giocatori di basket della storia, ma ora è anche una nuova voce - sempre più influente - del cinema americano. Basti pensare al premio vinto al Sundance Film Festival con il corto The Baddest Speech Writer of All, da lui co-prodotto e co-diretto (insieme a Ben Proudfoot), che in pochi minuti racconta di Clarence B. Jones, avvocato di Martin Luther King.
Questa è un'altra storia, ma è indicativa di quanto Curry, come dice a Movieplayer.it, cerchi delle storie "edificanti" capaci di "unire le persone". Proprio come avviene in GOAT di Tyree Dillihay, in cui un timido capretto di nome Will finisce per essere determinante nella squadra trainata dalla sua giocatrice preferita, la pantera Jett. Esempio di quanto il cinema e lo sport siano un'equazione perfetta. Del resto, come spiega Chef Curry, "l'energia dello sport è unica, e la sua imprevedibilità è perfetta per diventare storytelling".
Goat - Sogna in grande: il film raccontato in esclusiva da Steph Curry
Steph, oggi tutti vogliono essere dei GOAT. la normalità è diventata un super-potere?
"Oggi tutti hanno l'opportunità di essere un GOAT. Ma questa idea non vale solo per lo sport, o per il basket. Vale anche per la vita. Si tratta di capire cosa significhi per te essere un campione: sognare in grande, avere un'idea di dove trovare uno scopo e un significato, e dare tutto ciò che hai per circondarti dalle persone giuste. Qualunque cosa significhi per te il successo, va bene così. Per me questo è il vero significato di GOAT, in tutte le sue diverse derivazioni".
Secondo lei, perché lo sport e i film funzionano così bene insieme?
"Che tu abbia praticato sport o meno, l'energia che suscita, la sua imprevedibilità e il fatto che riunisca così tante personalità diverse, il cinema diventa un ambiente fantastico in cui poter raccontare storie davvero significative. Permette di parlare di aspetti rilevanti, punti chiave e lezioni che puoi mettere in pratica nella vita. Senza dimenticare la gioia: la soddisfazione, la lotta per un campionato, le lezioni che impari lungo il percorso. E quando finalmente vinci il grande premio, la sensazione è incredibile. Penso appunto a GOAT che evoca il lavoro di squadra. È qualcosa di speciale".
Il sogno di Curry e la sua idea di cinema
Il film dice di sognare in grande. Qual era il suo sogno più grande da bambino?
"Semplicemente, era arrivare in NBA. Mio padre giocava nell'NBA, quindi sapevo cosa significasse, ma ero comunque molto lontano dal capire tutti i passaggi necessari per poterci arrivare. Ho creduto in quel sogno e sono andato oltre la mia più sfrenata immaginazione. Per questo mi ritengo fortunato e benedetto di aver vissuto questa esperienza".
Lei è anche produttore e regista. Cosa pensa di poter apportare al cinema americano?
"Spero di poter portare storie autentiche e di grande impatto, capaci di ispirare persone provenienti da contesti diversi. Può sembrare un messaggio generico, ma credo sia importante avere progetti e storie specifiche, come GOAT: Sogna in Grande. Abbiamo bisogno di più positività, di storie edificanti per riunire le persone. Spero di poter essere, anche solo in piccola parte, parte di questo processo".