Star Trek: Picard 1x09, recensione: il dilemma sintetico

Recensione del nono episodio di Star Trek: Picard, penultimo capitolo della prima stagione dello show.

RECENSIONE di 21/03/2020
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Star Trek: Picard - Una scena tratta dal penultimo episodio della prima stagione

Arrivati quasi alla fine, e con essa alla recensione di Star Trek: Picard 1x09, si fa sempre più dominante l'impressione che la serie sia nata senza un'idea chiarissima (anche se Alex Kurtzman ha dichiarato di avere un piano per tre stagioni complessive e Patrick Stewart ha ufficialmente invitato Whoopi Goldberg a far parte della seconda, già confermata). O meglio, l'idea c'è, ma come nel caso di Star Trek: Discovery vi è il lecito dubbio su quanto possa funzionare spalmata su un'intera stagione, concetto che è di per sé antitetico alla struttura classica del franchise (come abbiamo già avuto modo di dire in precedenza). E qui, oltre al problema concettuale di base, si accumulano vari dettagli che mettono ulteriormente in discussione la logica dietro la formula serializzata per il ritorno in scena di Jean-Luc Picard.

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Il pianeta finale

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Star Trek: Picard - Una scena del penultimo episodio

Et in Arcadia Ego, Parte 1, titolo che rimanda all'arte rinascimentale e al nesso tra utopia e morte, porta Star Trek: Picard nel luogo che ci era stato promesso sin dall'inizio della serie: un pianeta popolato (quasi) interamente da esseri sintetici. È il mondo natale di Dahj e Soji, quello che Bruce Maddox ha cercato di tenere nascosto anche a costo della vita, quello che i Romulani vogliono distruggere completamente. E mentre i cattivi si dirigono verso il bersaglio, Picard si ritrova alle prese con un dilemma di non poco conto: come impedire la distruzione del pianeta e al contempo lo sterminio di tutte le forme di vita non sintetiche (la soluzione proposta da Sutra, leader della comunità androide che riesce anche a replicare le tecniche telepatiche dei Vulcaniani)? Una domanda che lui si pone insieme a Soji, costretta a decidere tra la sua ritrovata famiglia e la vita che ha conosciuto fino ad ora. Una questione spinosa e in teoria interessante, anche se il potenziale conflitto tra Picard e Starfleet (con cui egli si è dimostrato in disaccordo in più di un'occasione) è annacquato dal fatto che il divieto nei confronti dei sintetici fosse un complotto dei Romulani.

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Star Trek: Picard, Patrick Stewart e Isa Briones in una scena del penultimo episodio

Peccato che tutto ciò sia gestito con la noncuranza che abbiamo avuto modo di osservare in precedenza, accentuata perché siamo arrivati al punto cruciale della stagione. Qui si nota l'abisso tra Star Trek: The Next Generation e il nuovo show: nel primo caso, un singolo episodio era sufficiente per farci avere a cuore determinati personaggi; nel secondo, dopo otto puntate l'unica motivazione offerta per dare ai sintetici un'importanza drammaturgica è la loro "parentela" con Data, un fattore nostalgia che la serie ha generalmente sfruttato in modo superficiale e che rende particolarmente complicata la questione del pubblico neofita. Certo, il fatto che la serie sia destinata al mercato dello streaming (CBS All Access negli USA, Amazon Prime Video nel resto del mondo) e che faccia parte di un brand che è sempre stato di nicchia può in parte giustificare una tale scelta, ma a volte i fan storici non bastano, e sicuramente non sono sufficienti per reggere dieci episodi di scrittura altalenante solo per riportare sugli schermi un'icona del franchise.

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Una mente fragile

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Star Trek: Picard - Patrick Stewart in una scena

Un esempio lampante di tale scrittura riguarda lo stesso Picard, che già sapevamo affetto da qualche problema cerebrale e ora svela di essere in fin di vita, un cliffhanger emotivo che non funziona perché l'esistenza della seconda stagione nullifica ciò che avrebbe potuto essere un buon momento di tensione drammatica (soprattutto perché non è la prima volta che gli autori del franchise hanno pensato di uccidere Jean-Luc), e l'episodio stesso lascia intuire il modo in cui si risolverà il problema, forse per mano di Alton Soong. Ebbene sì, Brent Spiner torna nella serie, questa volta nei panni di uno scienziato che sostiene di essere il figlio dell'uomo che creò Data (e di conseguenza il sesto personaggio interpretato da Spiner nelle varie incarnazioni televisive e cinematografiche di Star Trek dal 1987 a oggi). Presumibilmente c'è qualcosa sotto (e le interazioni tra Soong e Picard lasciano intuire che il finale chiarirà almeno un paio di dettagli contraddittori), ma anche in questo caso la scrittura non aggiunge nulla a un personaggio la cui personalità si riduce sostanzialmente all'avere il volto di uno dei protagonisti della serie originale. La seconda parte avrà qualcosa in più da dire?

Conclusioni

Chiudiamo la recensione di Star Trek: Picard 1x09 e pensiamo, non senza certi timori, al finale di stagione, che avrà l'onere di giustificare una trama orizzontale che, fino ad ora, non ha generato risultati eccelsi. Le idee interessanti abbondano, ma sono rese con fare raffazzonato. Particolarmente sprecato, a sorpresa, il ritorno di Brent Spiner.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

4.2/5

Perché ci piace

  • Patrick Stewart rimane impeccabile nei panni di Picard.
  • Il dilemma etico centrale è intrigante.
  • Alcuni elementi promettono sviluppi interessanti in vista del finale di stagione...

Cosa non va

  • ... ma ce ne sono altrettanti che lasciano a desiderare.
  • Il personaggio di Alton Soong è scritto abbastanza male.