Star Trek: Picard 1x08, recensione: la difficile arte della rivelazione

Recensione dell'ottavo episodio di Star Trek: Picard, dove i nodi cominciano a venire - in modo non del tutto soddisfacente - al pettine.

RECENSIONE di 14/03/2020
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Star Trek: Picard - Patrick Stewart in una scena

Con questa recensione di Star Trek: Picard 1x08 torniamo nel territorio frustrante da cui lo scorso episodio era riuscito ad allontanarci. Questo perché, dopo un intermezzo che se la prendeva comoda e non si preoccupava più di tanto della trama orizzontale della stagione, adesso siamo nuovamente nel bel mezzo dell'azione, appesantita da una scrittura che fa l'esatto contrario di ciò che la serie aveva proposto di fare: anziché espandere l'universo narrativo creato ai tempi da Gene Roddenberry e successivamente ampliato da sceneggiatori del calibro di Ronald D. Moore e Brannon Braga, l'impianto drammaturgico di questo episodio non fa che restringere il tutto, e in almeno una sequenza dimostra di aver profondamente frainteso uno dei personaggi più iconici del franchise.

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Star Trek: Picard - Jeri Ryan nell'ottavo episodio

Partiamo proprio da lì, dal ritorno in scena di Sette di Nove, la cui presenza in due dei precedenti episodi di Star Trek: Picard era stata apprezzata, per quanto poco essenziale al di là del fattore nostalgia. Viene chiamata in causa anche per A Pezzi, convocata sull'Artefatto per salvare Elnor dai Romulani. Di per sé una buona idea, dato il pedigree del personaggio e dell'attrice Jeri Ryan in ambito action, e la sequenza, presa come unità drammatica a sé stante, è apprezzabile sul piano formale, ma evidenzia anche una mancanza di conoscenza della mitologia del franchise o, peggio ancora, una noncuranza totale. Per sconfiggere i cattivi, infatti, Sette riattiva la mente collettiva dei Borg e diventa a tutti gli effetti la nuova Regina, salvo poi disconnettersi pochi minuti dopo quando il problema è stato risolto. Tolto il fatto che la società dei Borg non funziona in termini così semplicistici, è un vero e proprio tradimento nei confronti della caratterizzazione di Sette farle scegliere, senza alcuna esitazione, di tornare, anche solo provvisoriamente, a far parte di una realtà che le aveva rovinato la vita. Una svolta che lascia particolarmente l'amaro in bocca perché, al netto di eventuali usi troppo brevi dei personaggi in questione, gli altri episodi avevano dimostrato di conoscere bene i volti storici del franchise, tra cui anche Sette.

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È un mondo piccolo...

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Star Trek: Picard - Santiago Cabrera in una foto promozionale

Tornando a bordo della Sirena, si manifesta un problema ancora più serio, con la restrizione dell'universo narrativo attraverso una rivelazione che, col senno di poi, era facilmente intuibile: l'attacco su Marte che portò al divieto degli esseri sintetici fu orchestrato dai Romulani, più precisamente dalla fazione nota come Zhat Vash, spinta da una visione apocalittica lasciata da una razza aliena d'altri tempi. E come se non bastasse, Rios, membro dell'equipaggio di Picard, ha avuto a che fare in precedenza con la "famiglia" di Soji, il che sostanzialmente riduce l'intera situazione - il complotto, la missione di Picard e le tensioni con i Romulani - a una dinamica che coinvolge circa una dozzina di personaggi, suddivise tra l'equipaggio della Sirena e quello dell'Artefatto. Così facendo, gli autori hanno ridotto il ritorno in scena di Jean-Luc a una banale soap opera spaziale, che fa l'esatto contrario della dichiarazione d'intenti di Gene Roddenberry: andare là dove nessuno è mai andato prima. La situazione non è del tutto insostenibile, dato l'impegno degli attori (nota di merito ad Alison Pill, a cui è affidata la storyline meno convincente dell'episodio quando si tirano le somme del suo comportamento doppiogiochista), ma è alquanto avvilente assistere a un simile passo indietro dopo il progresso nella puntata precedente.

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Star Trek: Picard, Patrick Stewart e Alison Pill in una scena del terzo episodio

E a questo punto, con soli due episodi rimasti nella stagione (un finale in due parti, diretto da Akiva Goldsman), viene da chiedersi se fosse una mossa saggia puntare sull'arco narrativo serializzato per il ritorno di Picard, considerando che la sua evoluzione come personaggio e la sua trasformazione in figura iconica all'interno del franchise è avvenuta nel contesto di Star Trek: The Next Generation, uno show dove la continuity aveva un ruolo importante, ma in piccole dosi, come in tutte le serie successive fino al 2005 (Star Trek - Deep Space Nine, che si focalizzò sulla Guerra del Dominio dalla quarta stagione in poi, riuscì comunque a suddividere la trama orizzontale in archi più contenuti). Qui c'è un po' lo stesso problema di Star Trek: Discovery, il cui principale difetto è non essere in grado di dosare nel modo giusto una storia a lungo termine per avere una stagione intera di materiale interessante. Forse perché Star Trek, sin dal principio, è sempre stato un insieme di missioni, e non una macrostoria da dividere in capitoli. Forse il doppio finale ci smentirà, ma date le circostanze è lecito dubitarne.

Conclusioni

Chiudiamo questa recensione di Star Trek: Picard 1x08 con una certa rassegnazione, avendo appena assistito a ciò che presumibilmente porrà le basi per il finale di stagione e al contempo evidenzia quanto gli autori dello show abbiano frainteso i concetti di base di Star Trek e, in alcuni casi, le personalità di alcuni dei protagonisti. Forse i due episodi conclusivi risolleveranno le sorti dello show, ma a questo punto i dubbi non mancano.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

4.0/5

Perché ci piace

  • Le sequenze action funzionano, nel complesso.
  • Gli attori rimangono convincenti anche nei momenti più deboli.

Cosa non va

  • La scrittura opta per direzioni narrative prevedibili e in parte antitetiche ai concetti di Star Trek.
  • La sezione con Sette di Nove non andrà giù ai fan del personaggio.