Squid Game, la recensione: il nuovo dramma di sopravvivenza coreano su Netflix

La recensione di Squid Game: 456 persone disperate si sfidano in una serie di minigiochi mortali per conquistare un'enorme somma di denaro.

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Squid Game: una scena della serie tv coreana

Squid Game è il nuovo dramma di sopravvivenza coreano firmato Netflix, un progetto nato da un'idea del regista Hwang Dong-hyuk (The Fortress, Miss Granny) che ha preso forma nel corso degli ultimi 13 anni. Il titolo della serie tv fa riferimento a un popolare gioco per bambini coreano che utilizza una tavola a forma di calamaro, ma, come sveleremo nella nostra recensione di Squid Game, non c'è proprio nulla di innocente nella sfida mortale a cui Hwang ci invita a essere spettatori. Lo show, infatti, vede un nutrito gruppo di persone, accomunate dal fatto di trovarsi in situazioni economiche disperate, prendere parte a un gioco di sopravvivenza che mette in palio un'ingente somma di denaro. Le premesse potrebbero sembrare fin troppo note, basti pensare ad altre produzioni del colosso dello streaming come il più recente Alice in Borderland. In realtà, Squid Game ha la capacità di sovvertire fin dall'inizio le aspettative, portando spesso lo spettatore a chiedersi quale sarà, alla fine, la direzione che prenderà lo show.

Un gioco da ragazzi

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Un'immagine tratta dalla serie tv Netflix Squid Game

456 persone in disastrose situazioni economiche vengono selezionate per prendere parte a un misterioso gioco che permetterà al vincitore di portare a casa un ricchissimo premio in denaro. Ben presto, però, i concorrenti si renderanno conto che, malgrado l'apparenza, quelli a cui devono partecipare non sono degli innocenti giochi per bambini ma delle vere e proprie sfide di sopravvivenza in cui il termine "eliminato" viene inteso con il suo significato letterale. Una discesa negli inferi alla quale, però, i partecipanti prendono parte in maniera assolutamente volontaria. Come il protagonista Gi-hun (Lee Jung-jae), un 47enne sommerso dai debiti, con un matrimonio fallito alle spalle, una figlia di cui ha perso la custodia e una madre gravemente malata. L'incontro (non casuale) con un misterioso uomo in metropolitana lo porterà, infatti, a contattare l'organizzazione segreta promotrice dei giochi con la speranza di potersi buttare alle spalle le sventure del passato e iniziare una nuova vita. A patto di riuscire a sopravvivere, ovviamente.

Attenzione ai personaggi

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Squid Game: Il protagonista della serie tv

Nonostante l'elemento centrale della serie ideata da Hwang Dong-hyuk sia la sfida all'ultimo sangue, Squid Game ci sorprende fin dall'inizio riservando ampio spazio all'approfondimento dei suoi personaggi principali. Chi si aspetta di entrare immediatamente nel vivo dei giochi potrebbe rimanere deluso dal ritmo, a volte un po' lento, della narrazione, in particolar modo per quanto riguarda i primi due episodi. In realtà, questa scelta si rivelerà propedeutica a quelli che sono gli obiettivi della serie che mira soprattutto a cercare di rimanere in una dimensione più realistica possibile, nonostante la brutalità degli eventi. Nei primi due episodi (sui 9 totali), che possono essere considerati come una sorta di pilot, vengono presentati alcuni membri di questa variegata squadra di concorrenti che, nonostante i differenti background, hanno tutti una cosa in comune: un bisogno disperato di soldi. In particolare, veniamo immersi nel mondo di Ki-hoon, un protagonista tanto imperfetto quanto affabile che, nonostante il vizio del gioco e gli strozzini alle calcagna, cerca di fare del suo meglio per non deludere sua madre e sua figlia. Gi-hun è il cuore al centro di questa drammatica storia, capace di portare un po' di umorismo e di leggerezza anche nelle situazioni più disperate, dando inevitabilmente allo spettatore qualcuno per cui tifare. Tuttavia, non è l'unico personaggio al quale ci si affeziona nel corso della narrazione.

Orrore contestualizzato nella realtà

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Squid Game: una scena della serie tv Netflix

Come abbiamo già detto, uno degli obiettivi della serie è sicuramente quello di rimanere ancorata in una dimensione reale e, per questo motivo, è necessario che i suoi protagonisti siano presentati come tali: non eroi o macchine da guerra ma persone vere, autentiche, capaci di compiere scelte spietate quanto atti di puro altruismo. Squid Game non è una storia ambientata in un ipotetico futuro distopico o su una galassia lontana; è una realtà in cui le persone commettono azioni disperate perché si trovano in situazioni disperate e dove il sistema sfrutta questa vulnerabilità per il proprio tornaconto personale. La violenza della serie è saldamente radicata nel nostro mondo reale (Seoul, per la precisione) e questo contribuisce a rendere la narrazione, se possibile, ancor più terrificante: il gioco è spietato ma sono le condizioni esterne e reali ad aver permesso che prendesse forma.

Sovversione delle aspettative

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Una scena di Squid Game

A questo punto risulterà chiaro il fatto che Squid Game non sia come ce lo si potrebbe aspettare. I temi della serie non costituiscono certo un terreno inesplorato: un gruppo di persone vengono buttate in un'arena artificiale nella quale devono combattere per la propria sopravvivenza. Ma la ventata di novità risiede nella simpatia che lo spettatore finisce per provare nei confronti del suo cast principale, che non vorremmo mai vedere soccombere sul campo di gioco. Non solo, i continui cambi di rotta in un percorso narrativo che pensavamo di conoscere già a memoria, fanno di Squid Game un prodotto capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo e di stimolare domande. La serie continuerà a farci simpatizzare con i protagonisti o finirà per farci sentire più vicini ai promotori dei giochi? E soprattutto, un "lieto fine" può considerarsi un evento possibile quando si parla di una sfida all'ultimo sangue? Non vi resta che vedere lo show per scoprirlo.

Conclusioni

Come abbiamo visto nella nostra recensione di Squid Game, la nuova serie coreana targata Netflix si muove all'interno di un territorio già ampiamente esplorato: quello dei giochi all'ultimo sangue. Lo fa, però, in maniera nuova, rimanendo saldamente ancorata alla realtà e presentando in modo approfondito dei personaggi con i quali finiamo per simpatizzare. Chi si aspetta una narrazione che entri immediatamente nel vivo delle sfide mortali potrebbe rimanere deluso dall'ampio spazio concesso ai background dei suoi protagonisti. Ma questa scelta si rivela propedeutica per gli obiettivi dello show, che diventano più chiari man mano che si procede con la visione.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.6/5

Perché ci piace

  • Sovverte le aspettative.
  • Rimane ancorata a una dimensione reale.
  • Approfondisce i personaggi.

Cosa non va

  • il ritmo un po' lento in alcuni episodi.