Sibyl – Labirinti di donna, la recensione: scrittura, psicologia e sesso allo specchio

La recensione di Sibyl - Labirinti di donna, film francese presentato al Festival di Cannes 2019 con protagoniste Virginie Efira e Adèle Exarchopoulos.

RECENSIONE di 02/09/2021
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Sibyl - Labirinti di donna: Virginie Efira in un'immagine

Vogliamo iniziare la nostra recensione di Sibyl - Labirinti di donna elencando i nomi delle due attrici protagoniste: Virginie Efira e Adèle Exarchopoulos. È grazie a loro che questo dramma diretto da Justine Triet e presentato per la prima volta al Festival di Cannes 2019 riesce a splendere e catalizzare l'attenzione dello spettatore. Non possiamo, però, negare che le due ottime attrici non riescano a rendere del tutto riuscito questo film parecchio complicato, un po' troppo autoindulgente e non del tutto a fuoco. Non mancano i momenti più emozionanti, eppure la sensazione è quella di un film che risulta troppo lungo e troppo statico. Sibyl - Labirinti di donna perde, nel corso del suo minutaggio, l'attenzione e il coinvolgimento dello spettatore: inizia come un thriller, procede come un dramma psicologico, ma si conclude senza un'emozione forte.

Psicologia e scrittura

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Sibyl - Labirinti di donna: un'immagine

Sibyl (Virginie Efira) è una psicologa con un passato di dipendenze dall'alcol e una relazione sentimentale complicata. Un giorno, sente la necessità di tornare a scrivere un romanzo e decide di abbandonare la carriera, interrompendo qualsiasi terapia in corso con i pazienti. Dimenticando di avvisare l'ospedale, una notte riceve una chiamata da una giovane attrice di nome Margot (Adèle Exarchopoulos), rimasta incinta da una notte di passione con l'attore co-protagonista, compagno della regista del film che stanno girando. Margot è indecisa se abortire o meno ed è così disperata che Sibyl non ha cuore di rinunciare a conoscere la sua storia. Specchiandosi in lei e usando la difficile situazione come base su cui scrivere il proprio romanzo. Psicologia e scrittura si contaminano, realtà e fantasia letteraria si confondono, così come la vita di Margot e quella del passato di Sibyl. Le due donne costruiranno un legame viscerale, compenetrandosi e rendendosi l'una dipendente dall'altra, sebbene per motivi opposti: Sibyl per trovare ispirazione e assomigliare alla giovane donna, Margot per riuscire a vincere il disagio di condividere il set con una regista e un attore che la odiano. In entrambi i casi si tratta di una ricerca della propria identità, di un tentativo di mettere ordine ai propri traumi, rinascere e ritrovare il proprio equilibrio nella vita.

Specchi di bravura

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Sibyl - Labirinti di donna: Adèle Exarchopoulos in un'immagine

Repetita iuvant: le due attrici protagoniste riescono davvero a illuminare ogni scena con la loro bravura. Virginie Efira mette a disposizione il suo corpo e il suo volto per mettere in scena un personaggio che lotta in una fase di transizione della sua vita, cercando di venire a patti con i propri difetti, i propri limiti e i propri istinti nascosti. A supportarla Adèle Exarchopoulos dimostra, una volta di più, di essere un'attrice sensazionale, riuscendo a gestire nel dettaglio lo spettro di emozioni, nel mettere in scena una fragilità e uno scombussolamento interiore, anche nei momenti più espliciti, dove la rabbia non viene più trattenuta. Da segnalare, per quanto non misurata come le due attrici protagoniste, la performance di Sandra Hüller (già vista nel memorabile Vi presento Toni Erdmann), penalizzata da una scrittura del suo personaggio fin troppo macchiettistica, ma che sa come rubare la scena nei brevi momenti in cui è presente. Chiude il quartetto Gaspard Ulliel, che rimane più sulle retrovie lasciando spazio alla dimensione femminile del film, vero focus dell'opera. Donne che si specchiano tra loro, si vogliono assomigliare e allontanare, anche attraverso l'unione sessuale, tra gelosia e incapacità a vivere. Il film crea un corto circuito tra realtà e finzione, dove la seconda sembra una via d'uscita o una gabbia ulteriore nei confronti della prima.

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Sibyl - Labirinti di donna: Gaspard Ulliel in una scena

Persi nel turbinio

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Sibyl - Labirinti di donna: Virginie Efira in una sequenza

La trama procede senza troppi sussulti, facendo sentire il proprio calore solo attraverso i momenti più urlati e durante le scene di sesso passionale. Più il film procede, più si ha la sensazione che non si stia svolgendo una vera e propria risoluzione percettibile, che si stia indugiando troppo nel racconto di un turbinio malsano che non riesce ad esserlo davvero. Si cerca di confondere lo spettatore, nella speranza di legare la vita delle due protagoniste, ma il risultato non è una base drammaturgica così sentita e forte come il montaggio alternato, a tratti confuso, che viaggia tra passato e presente, tra fantasie e realtà, cerca di dimostrare. Infine, con l'aggiunta di alcuni personaggi davvero sopra le righe (pensiamo alla regista tedesca) Sibyl - Labirinti di donna dà vita ad alcuni momenti talmente assurdi da risultare involontariamente ridicoli. Questa mancanza di equilibrio depotenzia le scene clou del film.

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Sibyl - Labirinti di donna: Adèle Exarchopoulos e Gaspard Ulliel in una scena

Con un gioco meta-cinematografico, possiamo dire che la scena di sconforto e rabbia in cui la regista tedesca, durante le riprese del suo film a Stromboli, incapace di portare gli attori a valorizzare il momento cinematografico, appare ben comprensibile agli spettatori di Sibyl, a sua volta spettatrice costretta a diventare regista. Non avendo questo stesso potere, a noi rimane il desiderio di venire appaganti in misura migliore. Persi nel turbinio psicologico, troppo complicato senza motivo, si fatica a trovare il vero punto focale del film. Arrivati ai titoli di coda, troppe sono le tematiche che il film ha voluto affrontare (la maternità, l'essere femminile, i rapporti sessuali, quelli tra madre e figlio, quelli familiari, il confronto tra realtà e fantasia, tra professionalità e desiderio), senza centrare il bersaglio.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Sibyl – Labirinti di donna non si può negare che il film riesce a brillare grazie alle interpretazioni delle due attrici protagoniste. Ma è davvero troppo poco per rimanere coinvolti per tutta la durata di un film che accumula tematiche e argomenti, anche interessanti, ma senza centrare il bersaglio. Si procede senza particolari sussulti, senza particolari emozioni e con alcune cadute di stile che stonano con l’impianto più autoriale e raffinato.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • Le due attrici protagoniste reggono sulle proprie spalle il peso del film.
  • L’inizio è promettente e il rapporto tra i due personaggi ha gli ingredienti necessari per dimostrarsi affascinante.

Cosa non va

  • Più il film procede, più mancano le emozioni vere.
  • Troppe tematiche che, con una scrittura imperfetta, a tratti esagerata, e un montaggio confuso, non centrano il bersaglio.