Shrinking 3, la recensione: una stagione finale sostanzialmente perfetta

Come e anche più di Ted Lasso 3, Shrinking ci regala una stagione finale (?) che è un toccasana contro il cinismo imperante nella fiction americana ed europea.

Jason Segel e Harrison Ford in Shrinking 3

Non sappiamo quali fossero le vostre aspettative su un futuro che, nel frattempo, è diventato il presente. Quello che è certo è che la persona che vi sta parlando ora non si aspettava necessariamente di vivere in un'utopia in cui tutti andavamo d'amore e d'accordo, con la tecnologia capace di cavarci da ogni impiccio e la cosa peggiore che potesse capitarci fosse quella di restare bloccati nel bel mezzo di un piccolo specchio d'acqua col nostro volopattino.

Però non pensava neanche che la realtà quotidiana sarebbe finita per diventare qualcosa che viene dipinto come - purtroppo - molto simile alla satira di RoboCop. L'originale, quello di Paul Verhoeven, non il dimenticabile remake del 2014 di José Padilha. Viviamo un periodo che, per lo meno nella narrazione che ci viene propinata dai media (e scusate per il paradosso di un'affermazione come questa fatta proprio da un... mezzo di comunicazione), è fatto di disgregazione, attriti, cinismo.

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Jessica Williams e Jason Segel in Shrinking 3

E in un modo o nell'altro, sono tematiche che tendono a fare capolino spesso e volentieri nei prodotti di fiction che guardiamo. Per lo meno quelli occidentali. Quelli giapponesi e coreani se ne fregano bellamente anche quando raccontano segmenti di miseria e spietatezza umana come in Parasite o Squid Game. Dove permane una certa umanità di fondo. Fortunatamente negli Stati Uniti dei raid dell'ICE e di Una battaglia dopo l'altra c'è chi come Bill Lawrence, Brett Goldstein e Jason Segel ci ricorda che, malgrado tutto, la nostra quotidianità non è popolata solo da teste di ca°°o menefreghiste. E che c'è ancora spazio per l'empatia, la capacità di perdonare e quella di andare avanti. Per questo di produzioni come Shrinking (o Ted Lasso) abbiamo bisogno come l'aria.

Shrinking 3: dove eravamo rimasti?

Questa terza stagione di Shrinking è formata da 11 episodi che, a partire dal 28 gennaio, arriveranno a cadenza settimanale in streaming su Apple TV ogni mercoledì. Jimmy (Jason Segel) deve fare i conti con due, anzi, tre grossi ostacoli: sua figlia Alice (Lukita Maxwell) che sta per andare al college, il fatto che proprio Alice abbia in qualche maniera intrecciato una sorta di vera e propria amicizia con il responsabile della morte di sua madre Tia, Louis (Brett Goldstein) e, last but not least, la possibilità di far rientrare l'amore nella sua vita dopo aver conosciuto Sofi (Cobie Smulders).

Nel mentre Paul (Harrison Ford) vede avanzare sempre di più una malattia che comincia a metterlo alle strette imponendogli delle scelte personali e professionali. Gaby (Jessica Williams) per motivi diversi affronta una crisi analoga. Il tutto mentre intorno a loro continuano a muoversi dei personaggi così ben scritti che definire secondari è quasi un insulto.

Andare avanti, sempre

Per come stanno andando le cose, è quasi surreale che uno come Bill Lawrence sia riuscito a costruirsi una carriera producendo serie che riescono a scaldare il cuore perché hanno il coraggio di non cedere a certi biechi, primordiali istinti fatti principalmente di fosco, deprimente cinismo.

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Brett Goldstein e Jason Segel in una scena di Shrinking 3

Ed è anche surreale constatare come negli ultimi tempi sia riuscito a fare tutto questo non con una, ma bensì addirittura due serie di grande successo come Ted Lasso e Shrinking nate dalla collaborazione con artisti, da Brett Goldstein a Jason Segel passando per Jason Sudeikis e Brendan Hunt, che evidentemente condividono con lui un certo mindset, per usare uno di quegli anglicismi da milanese imbruttito.

Da questo punto di vista Shrinking 3, come se non più di Ted Lasso 3, è la perfetta chiusura di un cerchio. Un cerchio al cui interno si sono sviluppate per tre stagioni le esistenze di persone che non esistono nella vita vera, ma con cui è probabile che lo spettatore abbia sviluppato dei legami molto profondi grazie alla precisione con cui sono stati e all'abilità con cui il cast li rende vivi.

Shrinking è una produzione che è andata migliorando di stagione in stagione, mentre ha affrontato, via via, temi come il lutto, la capacità di riuscire a lasciarsi il passato alle spalle senza fingere che non sia accaduto, con tutto l'eventuale bagaglio di cose belle e, soprattutto, brutte. Quelle che hanno sempre un cammino più facile quando si tratta di condizionare le nostre esistenze. E, cosa molto importante, l'accettazione che nella vita bisogna sempre andare avanti, auspicabilmente senza lasciarci "imbruttire" da ciò di cui non abbiamo il controllo. Come il passato appunto.

Come una coccola che arriva quando c'è bisogno

Provate a immaginare quello che accade normalmente quando guardiamo o leggiamo delle storie con delle famiglie spezzate da una tragedia, dalla morte di uno dei loro componenti avvenuta, magari, per colpa di un'altro individuo. Convenzionalmente assitiamo a delle spirali di distruzione auto ed etero indotta dove la morale di fondo è: la vita è una mer°a e, se c'è modo, un po' di sana vendetta non guasta neanche. E, fondamentalmente, non c'è nulla di più banale.

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Jessica Williams e Christa Miller

In Shrinking, seguendo un percorso accidentato perché - ehi! È la vita che è così! - diventano quasi amici. In una maniera o nell'altra, ogni singola persona di questa terra ha avuto, ha o avrà a che fare con accadimenti poco graditi. Che non si traducono solo ed esclusivamente con l'ingresso in un tunnel dal quale non intravediamo mai la luce dell'uscita. Proprio perché nonostante quello che trovate nella premessa di questo articolo, ovvero una narrazione che sembra dipingere la quotidianità di tutti noi con le stesse tinte fosche e deliranti di un quadro di Hieronymus Bosch o di uno degli spot televisivi fittizi di RoboCop, la realtà è, o può essere, ben diversa. Ed è questo il più bel messaggio di fondo di Shrinking 3, una stagione culmine di un crescendo iniziato a gennaio del 2023. Nessuno di noi è un'isola abbandonata a sé stessa. Tutt'al più siamo parte di un arcipelago di isole più o meno... complicate.

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Jason Segel e Lukita Maxwell in Shrinking 3

Se già ai tempi di Scrubs Bill Lawrence ci aveva abituato a delle storie in cui un attimo ridevi e quello successivo piangevi (solo un nome: Ben Sullivan. Chi sa, sa), con l'unione delle sensibilità di Jason Segel e Brett Goldstein Shrinking 3 riesce a regalarci scene in cui si passa dal riso al pianto e viceversa senza soluzione di continuità. Perché quello che racconta questa serie è, sostanzialmente, la vita. Che può essere bella. Brutta. Spietata. Cinica. Confortante. Deprimente. Può essere tutte queste cose. Ma mai solamente una di esse.

Conclusioni

Rispetto a Ted Lasso 3, Shrinking 3 chiude i nodi in modo più netto e, per questo, non sappiamo se sarà effettivamente la fine di tutto oppure se, una volta fatti i conti con l'eventuale apprezzamento di critica e pubblico, verrà messa in cantiere una stagione 4. Quello che possiamo dire è che anche se dovesse effettivamente fermarsi qui, sarebbe una delle chiusure più belle e coerenti viste negli ultimi anni di serialità televisiva. Che, è stato detto in ogni dove più e più volte, ha avuto anche modo di regalarci uno degli Harrison Ford più in forma di sempre. La performance perfetta, ineccepibile e multi sfaccettata di un gigante di Hollywood che non aveva bisogno di dimostrare niente a nessuno e che, malgrado i trionfi e l'amore del pubblico, l'industria ha sempre snobbato senza mai attribuirgli i giusti meriti. O i giusti premi.

Movieplayer.it
4.5/5
Voto medio
4.7/5

Perché ci piace

  • L'affiatamento e le performance del cast
  • L'onestà intellettuale della scrittura
  • Harrison Ford

Cosa non va

  • Che è finita