Serpenti - diretto da Roberto De Paolis Maino e scritto insieme ai fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo - affronta trasversalmente e con estrema arguzia la violenza di genere e il femminicidio. Il protagonista Paolo Marra (interpretato da Leonardo Lidi) uccide la moglie e, divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi in commissariato.
Tuttavia, si ritrova intrappolato un tunnel grottesco che svaluta la violenza stessa. Una banalizzazione che si lega a un'epoca in cui, secondo il regista, "la violenza ha cambiato prospettiva. Probabilmente prima era anche più tangibile. Noi abbiamo vissuto in un mondo violento per molti secoli. Paradossalmente noi riceviamo più informazione sulla violenza che non ci riguarda direttamente".
Serpenti: il film raccontato dal regista e dal cast
A questo scenario, Alessandro Borghi che in Serpenti dimostra tutta la sua bravura, aggiunge una riflessione sul ruolo dei social network: "Non ci metto soltanto i titoli di giornale ma ci metto anche le migliaia di commenti che trovo sotto un certo tipo di post in cui le persone non danno assolutamente più peso al tipo di parole che usano rispetto ad alcuni contesti. E credo che ci sia un grandissimo problema di ignoranza, di educazione anche rispetto a tantissime tematiche enormi. Ma in particolare, parlando di questo film, bisogna assolutamente parlare di quella che è la figura della donna nella società contemporanea e come l'uomo ancora pensi in qualche modo di essere. Non so perché incredibilmente superiore".
Per Pietro Castellitto "la violenza non nasce più soltanto dalla rabbia nasce dalla noia nasce da nasce da tutto ormai la violenza. Nasce soprattutto in contesti di annichilimento del futuro che poi forse anche il contesto in cui è nato il crimine che muove questa storia che non viene mai spiegato".
Spostando il focus sulla capacità del cinema di scardinare i pregiudizi, Leonardo Lidi richiama le origini della commedia classica per evidenziare come sia cambiato lo sguardo del pubblico: "nel primo testo famoso di Molière, Il medico per forza, il protagonista picchia la moglie con il bastone. La minaccia di morte sono le parti più divertenti del testo e dove il pubblico rideva. Quindi io non credo ci sia una novità rispetto alla tematica. Penso che in questo nuovo secolo, in questo nuovo millennio, gli abbiamo dato un nome e iniziamo a trattarla diversamente. E anche questo film dà un approccio differente rispetto alla tematica. Quindi non è tanto che cosa è successo nel reale ma come finalmente ne possiamo parlare discutere. E quindi questa ridicolaggine che porta l'uomo violento finalmente diventata ridicolaggine, è un motivo di forza".
Questa lettura trova il supporto di Valeria Golino, la quale sottolinea come il registro spiazzante di Serpenti sia l'unico strumento efficace per abbattere l'assuefazione e stimolare una vera riflessione: "L'approccio di come raccontare le cose per farsi ascoltare è fondamentale. Qualcosa che ti metta a disagio, che ti faccia ridere. Che ti faccia forse cambiare idea, cambiare pregiudizio".
La forza del paradosso
In questo contesto di decostruzione attraverso il paradosso, Alessandro Borghi elogia la capacità della scrittura: "i gemelli d'Innocenzo scrivono un film straordinario, non pensando assolutamente a voler fare un film di denuncia, ma prendendo come evento scatenante una piaga sociale, quella del femminicidio, senza il quale il film sarebbe stato assolutamente diverso. Quindi questo poliziotto che interpreto, l'avvocato, la cartomante, fanno parte di un sistema che sembra, o meglio fanno parte nel film di quello che sembra un sistema assurdo ma che invece possiamo trovare assolutamente fuori dalla porta delle nostre case. Quindi ci deve anche far interrogare rispetto a quanto possiamo sentirci sicuri in mezzo a un certo tipo di educazione".
Quattro interpreti straordinari, aiutati da una certa libertà interpretativa come sottolinea Valeria Golino: "Se un film è scritto bene sei libero. Quando sei dentro un testo che comunque ti tiene e quindi sai che puoi giocarci anche se cambi una piccola cosa. Quando lavori con qualcosa di scritto bene è meglio, ti diverti di più, è vero. Non capita sempre e poi non capita sempre delle cose così dense di contenuti, di significati".