Sam Raimi è tornato! Se è infatti vero che l'abbiamo ritrovato solo quattro anni fa in casa Marvel per Doctor Strange nel multiverso della Follia, è indubbio che il Sam Raimi che abbiamo imparato ad amare con la trilogia de La Casa manca al cinema almeno da Drag Me to Hell del 2009, pur con la parentesi televisiva di Ash vs Evil Dead.
Per questo avevamo accolto con grande curiosità e un pizzico di ansia Send Help, che sembrava avere le carte in regola per essere un ritorno dell'autore alle atmosfere e i toni che ce l'avevano fatto apprezzare per tutta la sua carriera. E, dopo averlo visto, possiamo considerarci soddisfatti di quel che l'autore ha confezionato, affidandosi a nomi forti come Rachel McAdams e Dylan O'Brien come protagonisti, ma soprattutto a quel gusto per l'eccesso che lo rende unico.
Tra survival e terrore: la premessa di Send Help
La storia di Send Help prende il via seguendo Linda Liddle, dipendente di una grande azienda il cui ruolo rischia di essere ridimensionato con un cambio ai vertici: se il precedente capo puntava a promuoverla per le sue competenze, l'arrivo di suo figlio Bradley cambia le carte in tavola. Sessista e sbruffone, il giovane nuovo boss di Linda non solo non sembra avere per lei la giusta considerazione, ma arriva pesino a maltrattarla. L'occasione per la donna è una trasferta di lavoro a Bangkok in cui dimostrare il proprio valore, ma un incidente aereo blocca lei e Bradley su un'isola deserta, in una lotta per la sopravvivenza e un crescendo di tensione in cui sarà necessario dimostrare abilità ben diverse da quelle aziendali.
Rachel McAdams e Dylan O'Brien: come sopravvivere a Sam Raimi
Raimi sceglie bene il suo cast, perché Linda e Bradley sono interpretati su schermo da Rachel McAdams e Dylan O'Brien, che si dimostrano perfetti per i rispettivi ruoli: la McAdams si tiene in perfetto equilibrio tra le insicurezze della Linda d'ufficio e la determinazione di quella sull'isola, in cui la sua passione per determinate trasmissione dedicate alla sopravvivenza viene premiata. Allo stesso modo Dylan O'Brien riesce a essere sia sbruffone e sicuro di sé, sia fragile e vulnerabile una volta portato via dall'habitat imprenditoriale che gli è congeniale.
I due non sono solo bravi a tratteggiare i caratteri dei rispettivi personaggi, ma anche mettersi al servizio di Sam Raimi in quella che è una prova anche fisica, in cui la sopravvivenza sull'isola deserta si traduce in una serie di situazioni al limite che puntano a colpire, oltre che divertire, lo spettatore. E ci viene in mente una scena in particolare in cui è impossibile non partecipare, emotivamente e fisicamente, a ciò che stanno vivendo.
La regia di Sam Raimi: un "tocco" che ha cambiato l'horror
Proprio in queste situazioni estreme, il gusto per un certo tipo di messa in scena di Sam Raimi emerge. A partire dalla splendida sequenza dell'incidente aereo, fino ad alcune derive più propriamente horror, il regista de La casa sceglie il tono giusto con cui raccontare questa storia, muovendosi con equilibrio tra sangue e divertimento, tra scorrettezza e messaggio: si abbozza, infatti, anche un interessante ribaltamento dei ruoli tra Bradley e Linda, tra maschile e femminile, andandosi a inserire alla perfezione nella realtà contemporanea. Un discorso sensato, che però risulta parziale, incompleto, o forse non del tutto a fuoco, ma è un difetto perdonabile visto che il focus e l'intento del film è altro rispetto alla critica sociale.
La cifra stilistica dell'autore c'è ed è al servizio della storia, tra corse frenetiche tra la vegetazione dell'isola, dinamismo generale delle riprese e quel gusto per l'eccesso che abbiamo imparato ad amare in passato. Chi apprezza quel lato di Sam Raimi sarà felice di ritrovarlo in una declinazione più thriller che vero e proprio horror, ma non per questo meno d'impatto.
Danny Elfman e un sodalizio che trasforma la tensione in musica
Il discorso su Send Help non sarebbe completo se non approfondissimo ulteriormente il dietro le quinte con un altro elemento importante quanto i volti che appaiono in scena: se Rachel McAdams e Dylan O'Brien sono evidenti richiami per lo spettatore, altrettanto si può dire di un compositore come Danny Elfman, che prosegue il suo sodalizio artistico con Sam Raimi iniziato già ai tempi di Darkman e proseguito tra gli altri titoli con gli Spider-Man e Doctor Strange. Come spesso capita quando è coinvolto, Elfman è un valore aggiunto nel sottolineare tono e costruzione delle sequenze di Sam Raimi, contribuendo alla giusta chiave di lettura, e a quel gustoso tocco del regista nel tradurre su schermo la storia da survival thriller di Send Help.
Conclusioni
Accogliamo con gioia il ritorno di Sam Raimi, che con Send Help dona il suo gusto per l’eccesso a un survival thriller che funziona. Al netto di una certa incompiutezza nell’affrontare il discorso sul ribaltamento dei ruoli, il film fa il suo dovere nel tenere la tensione e divertire il pubblico indovinando il tono giusto per raccontare questa storia. Bravissimi i due protagonisti, Rachel McAdams e Dylan O’Brien, con menzione speciale per una sequenza in cui non si può non partecipare della sofferenza mostrata su schermo. Come sempre un valore aggiunto l’apporto di Danny Elfman alla colonna sonora, che sottolinea nel modo giusto l’azione.
Perché ci piace
- Il tocco di Sam Raimi che siamo felici di ritrovare in sequenze che gli sono congeniali, alcune delle quali particolarmente riuscite.
- I due protagonisti, Rachel McAdams e Dylan O’Brien.
- La colonna sonora di Danny Elfman.
- Il ragionamento sul ribaltamento dei ruoli…
Cosa non va
- … che risulta però incompleto per come è portato avanti.