Nicole Kidman sta vivendo un nuovo periodo d'oro, soprattutto grazie alla tv: progetti d'autore, più o meno a lungo termine, come Big Little Lies, Top of the Lake, The Undoing, Nine Perfect Strangers, Lioness, Expats, The Perfect Couple. Ora tocca a Scarpetta: la nuova serie Prime Video, già rinnovata per una seconda stagione.
Kidman (anche produttrice) diventa quindi Kay Scarpetta dai romanzi di Patricia Cornwell per un prodotto che (a sorpresa) è si muove a metà strada tra vecchia e nuova serialità, parlando di tecnologia, femminismo ed elaborazione del lutto.
Scarpetta: quando crime e family drama si incontrano
Ciò che caratterizza da subito la serie è il mix inaspettato di generi. Da un lato il poliziesco che rappresenta la vita lavorativa della protagonista: precisa, spigolosa, sarcastica, cinica ma sempre vicina alle vittime che analizza sul tavolo da capo medico legale. La donna, attraverso l'autopsia, vuole dare loro una voce e non solo una fredda ricostruzione dei corpi: riesce ad immaginarle nei loro ultimi istanti di vita e quindi a dialogare indirettamente con loro. Intanto prova a farsi strada in un mondo dominato dagli uomini in cui deve sgomitare due volte per farsi ascoltare.
Dall'altro lato c'è lo (psico)dramma familiare che trova una volta rientrata a casa, ma che in parte si porta anche sul lavoro, e che rappresenta la sua (caotica) vita personale. C'è la sorella Dorothy Farinelli (Jamie Lee Curtis, anche lei produttrice e molto vicina al ruolo di The Bear), altamente sopra le righe. C'è il poliziotto in pensione Pete Marino (Bobby Cannavale), diventato suo cognato, con cui è costretta a tornare a lavorare. C'è la figlia dei due (e nipote di Kay), Lucy Watson (Ariana DeBose), esperta di informatica che ha perso la moglie da un anno ma continua a parlarle attraverso l'IA.
Kay l'ha cresciuta, creando profondi attriti con la sorella poco presente e sempre in viaggio, ma ora nessuno sembra riuscire a aiutarla a superare il lutto. Infine c'è Benton Wesley (l'ex mentalista Simon Baker), marito della protagonista, agente dell'FBI paziente e capace, tornato da poco in servizio come la moglie: le loro strade si intrecceranno più di quanto vorrebbero.
Due piani temporali, un solo killer
L'altra peculiarità di Scarpetta è la doppia linea temporale su sui si muove l'unico caso orizzontale che abbraccia due epoche: il 1998 e il 2026. Quando una giovane Kay (Rosy McEwen) aveva appena preso l'incarico e si era ritrovata a lavorare col detective Marino (Jake Cannavale, il figlio di Bobby) e l'agente dell'FBI Wesley (Hunter Parrish) sul caso di un serial killer che uccideva le donne, mentre il rapporto con Dorothy (Amanda Righetti) era già altalenante. Quando, 28 anni dopo, lo stesso caso che ha lanciato le loro carriere si ripresenta alla porta con nuovi indizi e forse una nuova vittima.
In entrambi i periodi, il pubblico è catapultato nelle loro vite in medias res, e solo di episodio in episodio potrà ricostruire i tasselli del puzzle, in modo a volte destabilizzante. Questo continuo passaggio tra passato e presente, risulta avvincente ma a tratti anche un po' confuso: tanti personaggi e parallelismi messi in campo da dover seguire.
Un ritmo caotico come le scene familiari degli Scarpetta/Farinelli: tutti si parlano sopra, litigano, si provocano ma fanno anche pace, nel segno della famiglia disfunzionale, a metà strada tra Brothers & Sisters e Parenthood. Questo perché vita privata e professionale dei protagonisti hanno confini molto labili, aggiungendo tensione e attrito tra tutte le persone coinvolte.
Un progetto tra vecchia e nuova serialità: è un bene o un male?
Non c'è il caso di puntata in Scarpetta, nella tradizione delle altre serie crime letterarie in catalogo: Bosch, Jack Ryan, Reacher, Alex Cross, ma un'unica storia orizzontale.
Kay Scarpetta ha uno sguardo penetrante, come la macchina da presa di David Gordon Green che utilizza la scrittura di Liz Sarnoff in modo chirurgico, nel passato come nel presente. La regia gioca con il contrasto di luci ed ombre: il luogo più calmo e sicuro del serial risulta il laboratorio del medico legale, di solito asettico e vuoto. La grande casa dove abita la famiglia, che dovrebbe essere "accogliente", invece, è percepita come un'enorme prigione in cui nessuno sembra essere davvero felice.
La scrittura è tanto affilata e cruda nelle scene all'obitorio quanto piena e soffocante in quelle familiari, mostrando l'incontro-scontro tra le due anime (e personalità) della serie tv. Questa fusione risulta però a tratti discontinua tra vecchio e nuovo modo di fare serialità, introducendo temi come femminismo e tecnologia, tra assistenti vocali e stampanti 3D. Di fronte a un cast di tale portata - compreso il rapporto tra gli adulti e i più giovani, scelti con grande cura - non possiamo però che rimanere incuriositi e catturati.
Conclusioni
Scarpetta è una serie che mette al centro un unico caso orizzontale, due epoche storiche, dieci protagonisti principali tra passato e presente (con un buon casting degli interpreti tra giovani e adulti) e tanto dramma familiare irrisolto. Questa la ricetta scelta per adattare i bestseller di Patricia Cornwell e aggiungere un'eroina letteraria allo stuolo del catalogo Prime Video. Il risultato è un ibrido tra vecchia e nuova serialità, un po' confuso da seguire in alcuni passaggi tra passato e presente e che risulta tanto elegante e sofisticato quanto caotico, proprio come l'affollata famiglia protagonista.
Perché ci piace
- Il mix di crime e family drama.
- Il tema femminista ben sviscerato e l'inizio in medias res.
- Le due epoche storiche...
Cosa non va
- ...il cui continuo andirivieni rischia però di confondere lo spettatore.
- L'impostazione non del tutto centrata tra vecchia e nuova serialità.