Scandal

2012 - 2018

Scandal: la serie dice addio ai fan con un finale affrettato, ma "eroico"

Olivia Pope e i suoi Gladiatori escono definitivamente di scena con un episodio che suggerisce un futuro fin troppo vincente per la protagonista.

Scandal, al suo debutto nel 2012, era riuscito a conquistare il pubblico televisivo con un mix di intrighi politici e sentimentali, permettendo inoltre a un'attrice afroamericana, Kerry Washington, di ottenere il prestigioso ruolo da protagonista in un progetto televisivo, evento quasi storico in un panorama poco aperto alle diversità.
Il progetto creato da Shonda Rhimes, nel corso delle prime stagioni, aveva inoltre avuto il merito di dare spazio a numerose tematiche sociali e politiche, intrecciate con una trama che equilibrava bene i casi della settimana con una narrazione generale coinvolgente e originale.
La serie targata ABC ha però subito nel tempo un calo evidente, arrivando a una settima stagione che ha faticato a trovare il giusto approccio alla consapevolezza di dover condurre a una conclusione soddisfacente le storie dei protagonisti e chiudere tutti i conti rimasti in sospeso nelle loro vite.

Leggi anche: Shonda Rhimes: "anatomia" di un successo costruito con impegno e intelligenza

Una situazione complicata dalla corsa al potere

Scandal: una foto del finale Over a Cliff

L'ultimo ciclo di puntate si apre con l'ascesa alla vice presidenza di Cyrus (Jeff Perry), mentre Jake (Scott Foley) e Olivia (Kerry Washington) sono ancora impegnati in una relazione burrascosa e molto complicata, e Mellie (Bellamy Young) deve affrontare gli alti e i bassi della Presidenza, in particolare quando deve capire come gestire una situazione internazionale molto tesa che potrebbe portare allo scoppio della guerra in Bashran. Il desiderio della potere della protagonista si ritrova poi al centro delle critiche e dellle preoccupazioni di Rowan (Joe Morton) e Fitz (Tony Goldwyn), oltre a mettere in pericolo la vita di Quinn (Katie Lowes). Gli eventi causeranno quindi alla rottura del rapporto professionale tra Olivia e Mellie, portando però a un riavvicinamento di Charlie (George Newbern), Quinn, Huck (Guillermo Díaz) e Abby (Darby Stanchfield).
Gli ultimi episodi mettono infine in scena un crescendo di tensione che conduce, come prevedibile, a omicidi, complotti e alla possibile ammissione dell'esistenza dell'organizzazione B613 e dei crimini compiuti in passato.

Leggi anche: Scandal e Le Regole del delitto perfetto: un crossover ad alto tasso di bravura e critica sociale

Una conclusione debole per una serie importante

Scandal: Kerry Washington nella puntata Over a Cliff

La settima stagione di Scandal appare quasi spezzata in due, e non necessariamente in senso negativo, dal crossover con Le regole del delitto perfetto. Gli autori hanno infatti sfruttato l'occasione per gettare le basi di una necessaria svolta nella storia di Olivia, in parte proprio grazie all'incontro con Annalise Keating (Viola Davis) che obbliga il personaggio interpretato da Kerry Washington a riflettere su se stessa, sulla propria ambizione e sul legame con le persone che fanno parte della sua vita. Un po' come accaduto negli ultimi tre anni, tuttavia, gli autori sembrano essere stati in difficoltà nel delineare la rappresentazione del panorama politico internazionale e all'interno dei confini degli Stati Uniti, ritrovandosi così a gestire in modo poco brillante anche gli elementi legati alla dimensione personale dei protagonisti. Gli intrighi e le cospirazioni che dovrebbero dare linfa alla storia si sono piuttosto ritrovati ad appesantire un contesto già fin troppo ricco di drammaticità e a rendere al limite del surreale gli eventi che dovrebbero dare nuova linfa agli elementi a sfumature thriller che da un paio di stagioni apparivano svilupparsi senza una direzione precisa, concentrandosi prevalentemente sulle conseguenze negative della fama di potere di Olivia.

Scandal: Kerry Washington in una foto dell'ultimo episodio della serie

Il personaggio affidato a Kerry è progressivamente scivolato in un tunnel oscuro e Shonda Rhimes e il suo team hanno però deciso che l'epilogo, con la puntata Over a Cliff, doveva mostrarla nuovamente in una luce eroica. La sua assoluzione morale non appare però giustificata, essendo al contrario affrettata, poco razionale e persino emotivamente non strutturata adeguatamente. Senza rivelare molto degli ultimi minuti dello show, un salto temporale inserito nel finale fa concludere Scandal con un'idea che potrebbe far presupporre la mancanza di una reale riflessione sul significato metaforico di quanto proposto. Il "lieto fine", in una storia come questa, seppur auspicabile dopo aver seguito quanto accaduto a Olivia, avrebbe avuto almeno bisogno di una base solida all'insegna anche dell'ammissione esplicita e chiara che i crimini nella società contemporanea non vengono realmente puniti, un po' come dichiara in un momento di crisi Quinn nel finale chiedendosi se i cattivi sono sempre destinati a vincere.

Leggi anche: Scandal e Le regole del delitto perfetto conquistano il RomaFictionFest

Un gruppo di protagonisti che si sono evoluti nel corso del tempo

Scandal: Bellamy Young in una foto di Over a Cliff

Uno dei meriti della serie della Rhimes è stato però quello di offrire una prospettiva realistica e brillante del mondo delle donne, allontanandosi quasi sempre da ogni tipo di stereotipo e mostrando le lotte che devono affrontare le protagoniste per farsi strada in un mondo dominato dagli uomini, riuscendo tuttavia a ottenere importanti traguardi come la Presidenza degli Stati Uniti pur essendo alle prese con le pressioni sociali, rivalità accese e problemi sentimentali. Uno dei personaggi che ha avuto la migliore evoluzione nel corso del tempo è ad esempio Mellie che è passata da donna tradita a leader indiscussa della nazione, pur non dimenticando mai di mostrarne il lato privato, i suoi punti di forza e le proprie debolezze. La conclusione della storia del personaggio è una delle più soddisfacenti, pensando in particolare al suo passato.

Scandal: una foto dei protagonisti nell'episodio Over a Cliff

I "Gladiatori" di Olivia, invece, sembrano frettolosamente aver archiviato le discussioni avvenute in passato per unire le forze di fronte alla possibilità di una possibile condanna per le azioni compiute.
Nel finale, quasi come tradizione nei progetti scritti e prodotti dalla Rhimes, non manca nemmeno una morte sconvolgente. La scelta del personaggio da far uscire di scena, seppur comprensibile per sottolineare a che punto è arrivato il mondo in cui si muovono i protagonisti, appare particolarmente amara considerando il valore morale ed etico di chi si ritrova a perdere la vita a causa di un intreccio davvero machiavellico che ha stravolto l'immagine inizialmente creata per chi macchia la propria anima con il terribile crimine.
Over a Cliff riporta al centro della storia abche Rowan "Eli" Pope con un monologo in cui sottolinea con grande enfasi, ed efficacia, le intenzioni che lo hanno animato mentre era a capo dell'agenzia segreta B613, parole che attaccano in modo cristallino e tagliente la realtà della politica americana.

Leggi anche: Little Fires Everywhere: Reese Witherspoon e Kerry Washington star della serie

Un cast unito e con un grande feeling

Scandal: Jeff Perry in una foto di Over a Cliff

L'ultima puntata di Scandal, nonostante lo script piuttosto ricco di momenti deboli, evidenzia l'ottimo feeling che si è creato nel corso degli anni tra i membri del cast. Tra le interpretazioni è Joshua Malina a poter lasciare il segno dando spazio al lato più forte e determinato di David Rosen, mentre Jeff Perry può solo lasciar intravedere la sua capacità di delineare personaggi ricchi di sfumature, con una sequenza in cui l'orrore causato da una scelta irreversibile fa intravedere i sensi di colpa con cui deve fare i conti. Se Kerry Washington non sempre riesce ad evitare una recitazione enfatica e sopra le righe, la naturalezza di Bellamy Young e Katie Lowes sono ancora una volta apprezzabili e coinvolgenti. Le interazioni tra Olivia e Jake e Fitz risultano infine ben calibrate per ricordare agli spettatori il lato più emotivo della protagonista, dimensione che nelle prime stagioni aveva rappresentato una delle carte vincenti nello show in cui le donne di potere non sono mai state mostrate in modo unidimensionale.

Leggi anche: Shonda Rhimes stringe un accordo con Netflix: in arrivo nuove serie e progetti

Conclusione

Scandal: una foto dell'episodio Over a Cliff

Scandal saluta i suoi fan proponendo una conclusione della storia che non lascia in sospeso nessuna questione introdotta nella dimensione privata dei personaggi e in quella sociale e politica che contraddistingue il mondo di Washington. Nel corso di sette stagioni il progetto creato da Shonda Rhimes ha saputo mantenere alta l'attenzione degli spettatori con intrighi sentimentali e misteri legati al lato oscuro della presidenza degli Stati Uniti, giungendo dopo molti e bassi a un epilogo piuttosto affrettato che sembra aver preferito assecondare le aspettative e i desideri degli spettatori più che ideare un epilogo maggiormente in linea con la direzione narrativa scelta nelle precedenti stagioni, scivolando infine nella retorica con la sequenza liberamente ispirata alle notizie di cronaca riguardanti l'ormai famoso ritratto di Michelle Obama esposto da pochi mesi.

Scandal: una foto di Scott Foley nell'episodio Over a Cliff

La serie, più che per la confusa trama che ha contraddistinto gli ultimi anni, sarà però ricordata per la sua capacità di portare sul piccolo schermo dei personaggi femminili che sfidano gli stereotipi e presenze dalla moralità in continua evoluzione, spingendo il pubblico a chiedersi quali scelte, seppur terribili e mortali, siano giustificabili in determinati contesti.
Olivia Pope e i suoi Gladiatori escono così di scena con una puntata che li porta realmente sul bordo di un precipizio ma, almeno nella finzione, la possibilità di lasciarsi totalmente alle spalle il proprio passato sembra a portata di mano.

Scandal: la serie dice addio ai fan con un finale...
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Scandal e Le Regole del delitto perfetto: un crossover ad alto tasso di bravura e critica sociale
Shonda Rhimes: "anatomia" di un successo costruito con impegno e intelligenza