Saros, la recensione: adrenalina e fascino nel sequel ideale di Returnal

Un'ambientazione affascinante, un ritmo frenetico, una profondità che emerge pian piano. Saros riprende e sviluppa quanto di buono impostato con Returnal.

Un'immagine suggestiva di Saros

Già un po' di anni fa avevamo notato lo studio finlandese Housemarque per titolo come Dead Nation ed Alienation a cui avevamo giocato con piacere. Per gusto e approccio personale, e coerente con quanto raccontiamo in questa sede, avevamo accolto con entusiasmo il salto più narrativo fatto con Returnal cinque anni fa.

Un tentativo forse imperfetto per certi versi, ma tra i titoli più interessanti del periodo. Da perfezionare, ma ben più che intrigante. E il passo successivo arriva il 30 aprile su PS5 con il titolo di Saros.

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Il protagonista di Saros

Un roguelite in terza persona, frenetico nell'approccio al gameplay, come da marchio di fabbrica di Housemarque, ma riflessivo nella componente narrativa, il nuovo gioco porta avanti quanto introdotto dal lavoro precedente della software house e va a perfezionare alcune dinamiche che potevano convincere meno.
E si presenta come uno dei giochi più interessanti di questo periodo, con un'ambientazione affascinante, presupposti narrativi suggestivi e tante idee, pur con caratteristiche che non lo rendono un gioco per tutti.

Persi sul pianeta Carcosa, tra l'eclissi e una storia da scoprire

Il giocatore veste i panni di Arjun Devraj, parte di una spedizione di ricerca sul pianeta Carcosa, dove una colonia è misteriosamente e inaspettatamente scomparsa. Il primo compito, il punto di partenza, è questo: ritrovare i coloni e immergersi nel mistero riguardo quanto successo loro, affrontando tutti i pericoli che gli si pareranno davanti. E non saranno pochi. La morte di Arjun, però, non è la fine. Come in Returnal, anche in Saros il giocatore torna in un mondo mutato e con nuovo possibilità e strade da percorrere, con potenziamenti nuovi e inediti, ma anche nuove, minacciose sfide.

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Arjun Devraj, interpretato da Rahul Kohli, in azione

Viene definita progressione permanente ed è il marchio di fabbrica di questi giochi e della loro esperienza unica, innovativa e sorprendente. Si aggiunge in questo caso la dinamica dell'eclissi, che quando attivata rende i nemici più pericolosi, fa accumulare una caratteristica chiamata corruzione che impedisce di ripristinare completamente l'energia, e rende parte dell'ambiente e della vegetazione un ulteriore ostacolo.

Un'ambientazione suggestiva e misteriosa

La differenza rispetto a Returnal? Che Arjun non è solo, e ogni volta risorgerà in quello che si può considerare un campo base, dove può confrontarsi con altri membri del suo team e con l'ambiente, ricevendo informazioni e indizi che vanno a definire il contesto della missione, dell'ambientazione e del mistero che rappresenta Carcosa.

Ci troviamo così a muoverci, a correre letteralmente e con gusto, in un'ambientazione ottimamente caratterizzata in quanto a direzione artistica, e mutevole nella pratica, che si disvela nei suoi risvolti man mano che i cicli si susseguono e nuove informazioni ci vengono fornite.

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L'ambientazione suggestiva del gioco Housemarque

Pur nella frenesia che accompagna ogni ciclo, si resta affascinati dal lavoro fatto sul costruire il mondo di Carcosa sin dal primo imponente bioma in cui ci troviamo a muoverci, potenziandoci di volta in volta fino ad arrivare allo scoglio del primo boss.

Il meccanismo che permette di potenziarsi è costruito bene e permette di tornare più forti e sicuri di sé dopo ogni morte, pronti ad affrontare di nuovo l'ambiente minaccioso del pianeta e i suoi nemici. Scegliendo di volta in volta se prendere la strada apparentemente più breve rinunciando a possibili reperti che possano essere utili o esplorare più a fondo, rischiando di imbatterci in ulteriori pericoli.

Danzando tra i proiettili, tra adrenalina e potenziamenti

Tante le armi, di tipologie e potenze diverse, ma è cruciale anche l'uso dello scudo in possesso di Arjun, che permette di accumulare energia parando i colpi avversari, per poi rilasciarla in attacchi corpo a corpo che possono rivelarsi letali.
E c'è bisogno di tutti gli upgrade che saremo in grado di trovare, perché Carcosa sa essere un posto piuttosto inospitale e pericoloso per il quale è necessario sbloccare ogni abilità disponibile con i punti accumulati in ogni run.

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La minaccia è dietro l'angolo su Carcosa

Ma attenzione, perché progredendo nel gioco si sbloccano anche i modificatori carcosiani che permettono di aggiungere sfide o agevolazioni, per rendere l'esperienza di gioco più personalizzata... nel bene e nel male. Una sorta di modulazione del livello di difficoltà pensato con intelligenza con cui è intrigante "smanettare" per rendere quella splendida danza tra i proiettili nemici che è Saros il più entusiasmante possibile.

Conclusioni

Come e più di Returnal, Saros è un gioco originale, adrenalinico e affascinante. Un ciclo dopo l'altro, il protagonista Anjun è chiamato a potenziarsi per affrontare al meglio la minaccia rappresentata dal pianeta Carcosa, ma anche a scoprire i segreti e misteri che si celano sotto la superficie della sua missione di recupero. Una direzione artistica e una costruzione sonora suggestive accompagnano il giocatore in un viaggio frenetico e soddisfacente, ma forse non per tutti.

Movieplayer.it
4.0/5

Perché ci piace

  • L'ambientazione suggestiva e dall'ottima direzione artistica di Carcosa.
  • La frenesia del gameplay accompagnata all'esplorazione e ricerca della verità e del mistero.
  • L'evoluzione del sistema di gioco introdotto da Returnal con la sua progressione permanente.

Cosa non va

  • Proprio per le sue caratteristiche e la dedizione che richiede, non è detto che possa piacere a tutti pur nelle sue componenti originali e compiute.