Rumore bianco, la recensione: Noah Baumbach guarda al passato e racconta il presente

La recensione di Rumore bianco (White Noise in originale), il film Netflix di Noah Baumbach con Adam Driver che ha aperto la 79ma edizione della Mostra di Venezia.

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Rumore Bianco: Adam Driver in un'immagine

In questa recensione di Rumore bianco vogliamo parlarvi di poteri, anche se sappiamo bene che quello che stiamo analizzando non è un cinecomic. Lo facciamo perché l'autore del film Netflix che ha aperto Venezia 79, Noah Baumbach, ha un super potere più unico che raro: sa usare le parole, il linguaggio, i dialoghi in modo da catturare e tenere incollati allo schermo i suoi spettatori. Lo sapevamo già - con la sua più recente prova proprio qui al Lido con Storia di un matrimonio - ma la conferma arriva anche con il suo nuovo lavoro, ancora con protagonista Adam Driver, questa volta insieme a Greta Gerwig. Questa volta si tratta di parole non sue, non del tutto, dato l'adattamento da DeLillo di questo lavoro, ma il risultato è comunque degno di nota, al netto di qualche imperfezione che andremo ad analizzare.

Tra quotidianità e grandi misteri della vita

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Rumore bianco: Adam Driver nella prima foto del film

Universale e particolare. C'è questo contrasto nella storia di Rumore bianco, incentrata su una famiglia americana che da una parte deve affrontare le difficoltà, i conflitti e le piccole vicissitudini relative alla vita quotidiana, mentre qualcosa di più ampio interviene a minare la (non troppo) ordinaria tranquillità delle loro esistenze, mettendoli a confronto con i grandi misteri della vita, dell'amore e della morte. Una storia in tre capitoli, che cambia passo e tono con l'introduzione di un "evento tossico" che mette a repentaglio l'incolumità della cittadina in cui si muovono i protagonisti e conduce il film su un territorio più particolare.

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Una storia in tre capitoli

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Rumore Bianco: Henry Moore, Greta Gerwig, Dean Moore, Adam Driver, Raffey Cassidy, Heinrich, Sam Nivola, May Nivola

Tre capitoli, tre passi nel cammino di una costruzione narrativa, e tematica, ambiziosa. Noah Baumbach non si tira indietro in quanto a idee e dedizione al racconto: costruisce dialoghi dal ritmo unico, come una splendida melodia che resta in testa. White Noise è pieno di idee, abbastanza per costruire tre film piuttosto che uno solo. Parla di quotidianità di una famiglia, di rapporti interpersonali, affidandosi al suo cast, da Adam Driver a Greta Gerwig, Don Cheadle, ma anche i giovani interpreti che tratteggiano i figli della coppia protagonista; parla anche di vita e morte, di amore e crisi personali, con una profondità che stupisce.

L'evento tossico

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Rumore bianco: Don Cheadle e Adam Driver in una scena del film

Abbiamo citato un "evento tossico", un incidente (e il concetto di incidente, e la percezione degli stessi, è ugualmente centrale nello sviluppo tematico del film), un avvenimento che fa virare la storia verso dinamiche narrative di genere. Baumbach è abile a giocare anche con questo, col tono da storia di tensione, mettendo in piedi almeno un paio di sequenze quasi da horror pure, con un gusto per la costruzione della scena pari a quello che ha per la scrittura. È un condimento gustoso a una storia già di per sé interessante, capace di ammiccare al pubblico e intrattenerlo mentre gli si racconta qualcosa di più profondo, mentre si guarda al passato e agli anni '80 per raccontare dinamiche valide anche per i nostri giorni, dalla disinformazione a strascichi dell'emergenza sanitaria.

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A voler cercare difetti a ogni costo, va detto che la seconda parte del film avrebbe meritato qualche limatina in più, qualche ritocco nella gestione dei tempi e della costruzione del racconto che scivola in qualche lungaggine di troppo. Niente che rovini la visione e la riuscita complessiva di un'opera che può dividere, ma che ha lasciato soddisfatto chi scrive, che ammira e invidia il potere di Baumbach nella costruzione dei dialoghi e nell'uso della parola.

Conclusioni

Chiudiamo la recensione di Rumore bianco, il film di Noah Baumbach che ha aperto Venezia 2022, felici della conferma del valore dell'autore nella scrittura e nei dialoghi, ma lieti di cogliere anche un certo gusto nella costruzione della scena e delle concessioni di genere che la storia permette. Un film riuscito al netto di qualche rifinitura mancante nella parte finale, che toglie al film un po' di equilibrio ma non rovina l'opera.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • La solita abilità di Baumbach nella scrittura, nei dialoghi e nella costruzione dei personaggi.
  • Un cast in forma e in parte, da Adam Driver a Greta Gerwig.
  • La capacità di guardare al passato e parlare del presente.
  • Le concessioni al cinema di genere, che danno gusto alla visione.

Cosa non va

  • Sarebbe stata necessaria qualche rifinitura nella seconda parte, per rendere ancora più coesa l'opera.