Resina

2017, Drammatico

Resina: piccolo mondo antico

L'esordio alla regia di Renzo Carbonera traghetta lo spettatore in una piccola comunità montana. Ne nasce una storia ispirata a quella vera del coro Polifonico di Ruda.

Resina: Maria Roveran in un momento del film

Un'enclave di appena un centinaio di persone su un altopiano dell'arco alpino dove sopravvive un'arcaica forma di lingua germanica: il cimbro. Siamo esattamente nella piccola comunità di Luserna in provincia di Trento ed è da qui che parte Resina, esordio alla regia di un lungometraggio di Renzo Carbonera. Una sceneggiatura scritta ispirandosi alla storia vera del coro Polifonico di Ruda, un coro friulano con alle spalle una tradizione ultracentenaria, che negli anni ha saputo reinventarsi entrando di diritto nella rosa dei cinque migliori cori maschili al mondo, e vincendo per ben due volte le olimpiadi canore nella sua categoria sotto la direzione della musicista Fabiana Noro.

Ed è lo stesso coro, 40 voci maschili, ad aver composto ed eseguito la colonna sonora del film, la prima produzione cinematografica a impatto zero grazie all'applicazione del protocollo T-Green della Trentino Film Commission: allacciamento alla rete elettrica solo dove possibile, uso di fonti elettriche solari, riduzione degli sprechi e differenziazione dei rifiuti sul set, utilizzo di mezzi sostenibili per gli spostamenti di persone e beni.

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Tra musica, natura e identità

Resina: un momento del film

Protagonisti un coro di uomini, un direttore donna, una famiglia e una piccola comunità montana.
L'intera vicenda prende le mosse da una giovane violoncellista Maria (Maria Roveran), che torna nel paesino in cui è nata, Luserna. Qui cercherà di rimettere insieme i pezzi di una vita, risolvere una situazione familiare complessa e darsi da fare per aiutare la comunità alle prese con i primi effetti del cambiamento climatico. Nel frattempo, quasi per caso, Maria si ritroverà a prendere le redini dello strampalato coro del paese guidato da Quirino (Thierry Toscan) per portarlo alle prossime olimpiadi canore in Cina, che gli restituirebbero l'antico splendore.
Piccolo mondo antico potrebbe essere il sottotitolo di questo film, che lavora per sottrazione concentrandosi su tre nuclei tematici fondamentali: l'ambiente, il ruolo della musica come collante sociale e l'identità femminile in un microcosmo dominato da uomini.

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Il linguaggio dell'essenzialità

Resina: Maria Roveran in un'immagine del film

La grammatica di Carbonera è quella dell'essenzialità e delle semplificazioni, in un'alternanza di silenzi, fermo immagini e sparuti dialoghi (anche se non sempre riusciti, spesso didascalici e poco credibili); il tempo è quello arcaico della sospensione scandito da alcuni rituali ricorrenti: la grappa, il vino, l'arte dei merletti, le bocce e i mercatini.
Un universo ovattato che tenta di schermarsi come può dalle invasioni del mondo esterno, accompagnato da uno spirito di autoconservazione che passa per il bizzarro coro del paese: quattro "bacucchi" e un ubriacone come direttore d'orchestra. Ma è a lui che il regista affida una frase epifanica, che spiegherà la 'resina' del titolo: "Sono tutti attaccati al loro piccolo mondo... la Resina è fondamentale sai... è lei che fa stare assieme tutto", dirà.
Peccato per il mancato approfondimento psicologico del personaggi, ridotti a topos, privi di un'identità propria e di una caratterizzazione, sagome che si agitano sullo sfondo di un mondo isolato, la cui forza risiede nel proprio potere evocativo e nelle sue atmosfere. Aldilà delle nobili premesse e intenzioni, il risultato è quello di un'opera anonima, frammentaria e priva di organicità.

Resina: piccolo mondo antico
Elisabetta Bartucca
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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