Red Rocket, la recensione: a star is porn

La recensione di Red Rocket: Sean Baker torna ai margini degli Stati Uniti per raccontare un sogno americano goffo e narcisista.

RECENSIONE di 15/07/2021
Red Rocket Simon Rex
Red Rocket: Simon Rex in una scena

Un carrello come passeggino. Ci aveva lasciati così Sean Baker. Con un'immagine semplice e potente, capace di raccontare un'intera classe sociale. Quella degli ultimi, degli emarginati, dei poveri disperati che sopravvivono alla giornata. Torneremo su questi temi nella nostra recensione di Red Rocket, presentato in concorso a Cannes 2021. Si torna ai margini degli Stati Uniti, nelle case fatiscenti di persone imbastardite, rassegnate e spente. Però a Sean Baker interessa la scintilla di speranza. A lui non importa crogiolarsi nella mediocrità, perché ha sempre voglia di sognare nel fango. Così, dopo il riuscitissimo Un sogno chiamato Florida, anche Red Rocket culla grandi ambizioni di rinascita. A partire da un titolo che racconta bene tutto il desiderio propulsivo del protagonista. Questa volta niente odore di salsedine, visto che il racconto si sposta della coste della Florida al cuore arido del Texas. Un luogo dimenticato da tutti dove qualcuno ha ancora voglia di togliersi la polvere di dosso.

Il viagra come metafora

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Un scena di Red Rocket

Come un minuscolo meteorite piombato nel bel mezzo del nulla. Il ritorno a casa di Mikey Saber è un piccolo terremoto. Ex pornodivo che vive di vecchia gloria, il nostro ha perso tutto. L'unica cosa che gli resta è tornare (a mani vuote) da Bree, un'ex moglie col dente avvelenato, che lo accoglie mossa dalla pena e da un sentimento che forse non si è spento del tutto. Bastano pochi giorni per capire che a Mikey quel Texas balordo e lontano da tutto sta molto stretto. Quella mediocrità stona con le sue ambizioni. Aspirazione che divampa quando l'uomo viene folgorato da Suzanna, giovanissima cameriera in un fast food, in cui intravede tutti gli ingredienti per lanciare una nuova stella del porno. Sarebbe sbagliato parlare di storia d'amore o anche solo di infatuazione, perché le intenzioni del protagonista di Red Rocket sono inquinate dalla malizia. Nel cuore di Mickey batte forte una furbizia tanto testarda quanto ridicola, un arrivismo egocentrico che non si ferma mai e crea solo danni. Per questo Sean Baker dedica al suo impacciato antieroe (praticamente sempre in scena) una goffa avventura in cui l'infatuazione è solo un pretesto, un gancio per arrivare più in alto. Grazie alla prova generosa di un Simon Rex sopra le righe, Red Rocket dipinge la parabola discendente di un eterno Peter Pan narcisista e incapace di stare con gli altri senza usarli come pedine per i suoi giochetti. Baker conferma l'inettitudine di Mikey quando ci mostra le pillole di viagra sempre a portata di mano. Come se ogni erezione forzata fosse l'emblema di quest'uomo che prova a rialzarsi senza mai contare solo sulle sue forze.

Un sogno chiamato Florida, intervista a Sean Baker: "Non girerò mai un film per Netflix"

Baby bye bye

Sarebbe facile puntare il dito contro Mikey. Sarebbe facile fermarsi alla condanna della mascolinità tossica e parassita, ma Sean Baker non è tipo da sentenze. Anzi, il piglio fresco e divertente con cui ci racconta questa storia rende Mikey persino simpatico nella sua ingenuità da fanciullo fuori tempo massimo. Così fanciullo da sintonizzarsi subito con una provocante Lolita dai capelli rossi, vero e proprio motore dell'azione che tutto sconvolge e tutto smuove. A subirne il fascino è anche una messa in scena frenetica ed esagitata, piena di accelerazioni, zoomate, sesso spinto e momenti davvero esilaranti (con tanto di hit degli NSYNC piazzata al punto giusto). Quasi un'iniezione dopante per una commedia agrodolce che rifiuta di specchiarsi in questo Texas tutto acciaio e routine, ambientato negli stessi luoghi deprimenti che ingabbiano anime in pena. Red Rocket non ci sta e trova nelle lentiggini rosse di Suzanna il fuoco per accendere un sogno fatuo. Un sogno che ci fa persino provare tenerezza per questa rincorsa disgraziata, scoordinata e appassionante dall'inizio alla fine.

Conclusioni

Coerente con la sua poetica rivolta ai margini della società americana, Sean Baker dipinge una nuova parabola fatto di alti e di bassi, di slanci e di fallimenti. Nella nostra recensione di Red Rocket, in concorso a Cannes 2021, abbiamo apprezzato davvero tanto questa commedia disgraziata, tutta dedicata a un uomo che prova a rialzarsi senza mai contare soltanto sulle proprie forze.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Il film coinvolge dall'inizio alla fine e diverte in modo schietto.
  • Alcuni spunti di regia fanno emergere uno sguardo personale.
  • La sottile amarezza che attraversa la storia.

Cosa non va

  • L'esagitazione perennemente sopra le righe potrebbe infastidire.