Ratched, la recensione: su Netflix l’origin story di una delle migliori cattive di sempre

La nostra recensione di Ratched, serie Netflix di Ryan Murphy, che racconta le origini della diabolica infermiera di Qualcuno volò sul nido del cuculo.

RECENSIONE di 18/09/2020
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Ratched: un'immagine di Sarah Paulson

Non possiamo che cominciare questa recensione di Ratched, serie tv di Ryan Murphy che porta avanti il sodalizio dell'autore con Netflix, con una necessaria premessa sul suo personaggio principale. La Mildred Ratched del titolo altri non è che la diabolica infermiera di Qualcuno volò sul nido del cuculo, la storia è infatti ambientata nel 1947, 15 anni prima dei fatti narrati nel film di Miloš Forman, e si ripromette di scavare nel passato di uno dei migliori cattivi della storia del cinema, cercando di scoprire che cosa l'abbia reso quello che è. La connessione con il film del 1975 risulta meno evidente di quanto immaginavamo, ma è probabile che l'evoluzione del personaggio - verso l'iconica infermiera che portava il terrore nei corridoi dell'ospedale psichiatrico di Salem - sia pianificata nel corso di più stagioni (Ratched 2 è infatti già stata confermata).

Dobbiamo ammetterlo, i primi episodi della serie (che ne vanta 8 in totale) non ci avevano colpito positivamente, ma poi, una volta catturati dalla storia e trasportati nel circo roboante fatto di colori (accesissimi e a tratti quasi accecanti), personaggi eccentrici, performances trascinanti e colpi di scena che si susseguono, l'ultima fatica di Ryan Murphy è riuscita a divertirci più di quanto avevamo inizialmente sperato. I difetti della serie restano, ma più la storia procede più ci viene facile soprassedere, lasciando da parte le perplessità per immergerci in quella che è la quintessenza della produzione murphyana, in cui le atmosfere alla American Horror Story si mescolano all'estetica della sua più recente Hollywood, in un particolare miscuglio - non sempre riuscito ma senza dubbi interessante - che prende a piane mani anche dal melodramma anni '40, dal cinema noir e dai thriller alla Alfred Hitchcock.

Intrighi e misteri in un ospedale psichiatrico

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Ratched: Sarah Paulson in una scena

La storia si apre con un massacro: il giovane Edmund Tolleson (Finn Wittrock) uccide - con estrema violenza - quattro preti cattolici (vendicandosi di uno di loro, suo padre, reo di averne violentato la madre). Il ragazzo, in attesa di valutare la sua sanità mentale, viene trasportato nell'ospedale psichiatrico diretto dal visionario Richard Hanover (Jon Jon Briones). Nella stessa struttura facciamo presto la conoscenza di Mildred (Sarah Paulson), che dopo qualche iniziale difficoltà (capiamo subito quanto il suo personaggio possa essere manipolatore e al contempo pieno di risorse) riesce a farsi assumere come infermiera. Da questo momento, all'interno all'ospedale, si intrecciano le storyline di altri personaggi: l'infermiera Betsy Bucket (Judy Davis), decisamente poco amichevole nei confronti della protagonista che vede come una rivale; il dottor Hanover, che nasconde numerosi segreti; il governatore George Milburn (Vincent D'Onofrio), che vorrebbe sfruttare il caso Tolleson per le prossime elezioni, e la sua addetta stampa Gwendolyn Briggs (Cynthia Nixon), da subito attratta da Mildred. Presto poi entrano in scena anche l'investigatore privato Charles Wainwright (Corey Stoll) che lavora per la miliardaria in cerca di vendetta Lenore Osgood (Sharon Stone), ma anche alcuni dei pazienti della struttura, affetti in certi casi da gravi malattie mentali, in altri semplicemente vittime di una società che non li accetta.

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Ratched: una foto di scena della prima stagione

Dare spazio a così tante storyline, che non si ha però sempre il tempo di approfondire a dovere, da la possibilità a Murphy di toccare diversi temi - la malattia mentale, l'ingiustizia della pena di morte e la discriminazione per l'orientamento sessuale - che fanno da spunto per interessanti riflessioni. In particolare il discorso legato al legame tra omosessualità e malattia mentale - all'epoca in cui la storia è ambientata l'attrazione per il proprio sesso veniva infatti curata come se fosse un disturbo della psiche - da vita ad alcuni tra gli episodi più toccanti, proprio perché tristemente realistici, della serie. Proprio per questo, se confrontato ad altri prodotti della prolifica mente di Ryan Murphy (American Horror Story in primis), Ratched risulta forse più sottilmente inquietante per la concretezza della realtà che cerca di raccontare. Detto ciò, però, l'eccessiva teatralità di certi momenti e il tentativo costante di sconvolgere chi guarda con sequenze talmente eccessive che, più che spaventare, spingono a distogliere lo sguardo, potrebbero far storcere il naso a più di uno spettatore. Spesso ci siamo ritrovati a chiederci se lo sviluppo narrativo, nel suo complesso, perdesse un po' di efficacia proprio perché troppo ricco di momenti shock e sopra le righe (una scena in particolare - che viene ripresa più volte nel corso dello show - ancora ci da i brividi).

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Un cast che vale la visione della serie

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Ratched: Cynthia Nixon e Sarah Paulson in una scena

Continuiamo con il confronto con le altre serie di Murphy per parlare di uno dei maggiori pregi di Ratched: ancora una volta, le interpretazioni del cast - sia di quello principale che dei personaggi secondari - colpiscono di più di tutto il resto. È quasi difficile rendere giustizia alla recitazione di Sarah Paulson, che nel personaggio di Mildred mette tutta sé stessa, regalandole un'intensità sorprendente. Insieme a lei abbiamo trovato estremamente convincenti, solo per citarne alcuni, Finn Wittrock, Judy Davis, Vincent D'Onofrio e, sopratutto, Cynthia Nixon, che interpreta il principale interesse amoroso della protagonista e da vita ad un personaggio delicato, fragile, sensuale ed al tempo stesso stesso profondamente reale. Una vera sorpresa. Menzione d'onore va poi fatta alla Lenore Osgood di Sharon Stone, eccentrica miliardaria che indossa outfit coordinati a quelli della sua scimmietta (che non abbandona mai la sua spalla). Più di una volta ci siamo trovati a sperare che le venisse dato più spazio, e già solo la sua presenza rende quasi obbligata la visione di questa serie.

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Ratched: una scena della prima stagione

Veniamo però alle note dolenti. Le interpretazioni eccellenti dei protagonisti di Ratched non riescono a nascondere del tutto - anche se in parte ce lo fanno perdonare - la scarsa caratterizzazione dei personaggi. Mildred, ma anche altri dei comprimari, va incontro ad un'evoluzione nel corso della serie, evoluzione che però non risulta mai veramente giustificata. Le diverse sfumature della sua personalità, che la rendono sì piuttosto affascinante, spesso sembrano non riuscire ad amalgamarsi in maniera coerente. Può essere però che con il procedere delle stagioni quello che ora ci sembra non funzionare venga approfondito sempre di più, risultando di conseguenza più convincente.

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Costumi e scenografia da togliere il fiato

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Ratched: una bizzarra scena della serie

Non possiamo poi che soffermarci sulla realizzazione di costumi e scenografie, altro grande pregio della serie. La scenografa Judy Backer ed i costumisti Lou Eyrich e Rebecca Guzzi, altri habitué delle serie di Murphy, riescono a rendere tutto ciò che vediamo in scena una gioia per gli occhi. Dai coloratissimi ed eleganti vestiti d'epoca - con quel qualcosa in più a renderli sempre unici ed eccentrici - alle incredibili location, in particolare l'ospedale psichiatrico dove gran parte della storia è ambientata, che più che una struttura in costante ricerca di fondi sembra un hotel di lusso (cosa che viene giustificata dal fatto che si tratti di un'ex spa). Anche in questo caso varrebbero da soli la visione della serie.

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Ratched: una foto di scena

Quale sarà il futuro della serie?

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Ratched: un'immagine della prima stagione

A visione ultimata la prima cosa che ci chiediamo è se la serie sia stata pensata, già in partenza, per uno sviluppo su più stagioni. In questo caso alcuni di quei difetti che abbiamo trovato - come la scarsa caratterizzazione dei personaggi - risulterebbero giustificabili nell'ottica di quello che verrà. Dalle poche informazioni sul futuro di Ratched trovate in rete siamo riusciti a scoprire che, oltre alla seconda stagione già confermata, si parla di altri due capitoli possibili. Quello conclusivo, in particolare, dovrebbe mettere in scena lo scontro tra la nostra Mildred - che nel frattempo potrebbe aver perso completamente la sua umanità, incarnando del tutto la terrificante infermiera del film di Forman - e il Randle McMurphy di Qualcuno volò sul nido del cuculo, interpretato nell'originale da Jack Nicholson. Pur incuriosendoci molto il percorso della serie verso la storia di cui è il prequel, Ratched deve essere considerato come un prodotto a sé, capace di catturare lo spettatore che, pur rendendosi conto che non tutto funziona come dovrebbe, non potrà fare a meno di immergervisi fino all'inaspettato finale. Aspettando con ansia, di volta in volta, il ritorno in scena di Sharon Stone e della sua elegantissima scimmietta.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di Ratched sottolineando come questa serie che porta avanti il sodalizio tra Netflix e Ryan Murphy, pur non avendoci inizialmente colpito, con il tempo è riuscita a catturarci con i suoi colori, le sue atmosfere, i suoi colpi di scena (così eccessivi e sopra le righe) e, soprattutto, con le strepitose interpretazioni del cast, in particolare quella di una sempre fantastica Sarah Paulson. I difetti ci sono, ma più si procede con la visione più è facile soprassedere.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

2.6/5

Perché ci piace

  • Il modo in cui certe tematiche, come la malattia mentale e la discriminazione per l’orientamento sessuale, vengono trattati nello show.
  • I costumi e le strepitose scenografie: questa serie è una gioia per gli occhi.
  • Le incredibili interpretazioni del cast, sia dei protagonisti che dei comprimari…

Cosa non va

  • …che non riescono però a nascondere la scarsa caratterizzazione dei personaggi.
  • L’eccessività di troppi momenti della narrazione: nel cercare di sconvolgere a tutti i costi la storia perde d’efficacia.