Queste oscure materie 1x01 e 1x02, recensione: il viaggio di Lyra Belacqua ricomincia sul piccolo schermo

Recensione dei primi due episodi di Queste oscure materie, nuovo adattamento del ciclo letterario di Philip Pullman.

RECENSIONE di 01/01/2020
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Queste oscure materie: una scena della prima stagione

Scrivendo la recensione di Queste oscure materie 1x01 e 1x02 scatta inevitabilmente un flashback alla fine del 2007, quando uscì nelle sale l'adattamento cinematografico del primo volume dell'omonima trilogia letteraria di Philip Pullman. Nelle intenzioni della casa di produzione New Line doveva essere il nuovo fenomeno fantasy sul grande schermo, sulla falsariga del successo planetario de Il signore degli anelli (al punto da reclutare due attori dell'universo tolkieniano per attirarne i fan), ma gli incassi inferiori del previsto portarono alla cancellazione degli altri due film già pianificati e alla trasformazione dello studio, all'epoca un'entità a sé, in sottoetichetta della Warner Bros. specializzata in commedie e film horror.

A dodici anni di distanza il mondo di Pullman torna, questa volta in televisione grazie alla sinergia tra la BBC e la HBO, con un piano più solido per il lungo termine (la seconda stagione della serie tv è stata confermata prima ancora del debutto della puntata inaugurale).

Universi simili ma non troppo

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Queste oscure materie: uno dei personaggi della prima stagione

La storia di Queste oscure materie inizia all'Università di Oxford, per l'esattezza al Jordan College, versione fittizia di Exeter dove lo stesso Philip Pullman ha studiato (per le riprese della serie è stato invece utilizzato il campus del New College). Qui viene cresciuta Lyra Belacqua (Dafne Keen), nipote dello studioso ed esploratore Lord Asriel (James McAvoy).

Questi non è ben visto dalla comunità scientifica, e soprattutto dall'organizzazione ecclesiastica nota come il Magisterium, a causa delle sue teorie su una sostanza chiamata Polvere e sull'esistenza di universi paralleli. Quando lui si allontana da Oxford per l'ennesimo viaggio accademico, Lyra viene affidata alle cure di Mrs. Coulter (Ruth Wilson), che propone di portarla a Londra. La ragazza accetta, principalmente per indagare sulla misteriosa scomparsa del suo amico Roger, e si reca così nella capitale inglese, accompagnata dal suo fido Daimon, creatura che nel mondo principale dove si svolge la vicenda è la manifestazione fisica e senziente dell'anima di ciascun individuo.

Queste oscure materie, la nostra anteprima: una serie che promette di stupire

Mondi che si espandono

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Queste oscure materie: una scena della serie

Già solo vedendo i primi due episodi, Lyra's Jordan e The Idea of North, si intuisce che la scelta del piccolo schermo sia stata la soluzione ideale per adattare i testi di Pullman. La mole di materiale, aumentata negli ultimi anni (Pullman sta completando una seconda trilogia intitolata Il Libro della Polvere), è infatti talmente imponente e ricca da giustificare un'operazione dal respiro più ampio, difficilmente compatibile con le logiche di un lungometraggio mainstream di un paio d'ore. Laddove la New Line, con La bussola d'oro, decise di puntare direttamente sulla componente più spettacolare e direttamente fantasy, annacquando gran parte del fascino tematico dei romanzi (basti pensare al Magisterium, critica aperta nei confronti di certi aspetti della Chiesa da parte dell'ateo Pullman, che al cinema fu ridotto alla classica entità maligna che vuole dominare il mondo), la BBC e la HBO hanno optato per un approccio più graduale, invitando lo spettatore a conoscere questi mondi insieme a Lyra, un passo alla volta.

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In tale ottica, è ideale la scelta del drammaturgo e sceneggiatore Jack Thorne come autore della serie, poiché la sua esperienza con varie forme espressive (teatro, cinema e televisione) e diversi adattamenti di materiale di un certo peso (tra le altre cose, ha curato le miniserie che raccontano i fatti successivi all'acclamato lungometraggio This is England). Con la complicità del regista Tom Hooper, veterano di pellicole smaccatamente britanniche come Il maledetto United e Il discorso del re (ma anche di un prodotto HBO non privo di ambizione come John Adams), egli crea un'Inghilterra riconoscibile ma non troppo, servendosi delle qualità "reali" dell'universo principale del romanzo per introdurre i personaggi centrali e le idee più importanti in un contesto relativamente "terra terra", per poi iniettare progressivamente gli ingredienti più strambi (già nel secondo capitolo viene tirato in ballo il primo viaggio interdimensionale). Lo fa senza fretta, con una scrittura precisa che pone i protagonisti e gli interrogativi filosofici e teologici sullo stesso piano degli effetti speciali, applicando sullo schermo quell'espansione graduale che è anche parte integrante dei testi di partenza.

Attenti a quei tre!

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Queste oscure materie: James McAvoy in una scena della serie

L'accortezza di Thorne è evidente anche nella scelta dei tre interpreti principali, che già in queste prime due ore, tra introduzioni e inattesi colpi di scena (per chi non conosce i libri), pongono le basi per un conflitto interpersonale appassionante quanto le trasferte da un universo all'altro e le battaglie tra orsi polari con l'armatura: Dafne Keen condisce di eleganza britannica quel mix di innocenza e grinta già messo in mostra in Logan - The Wolverine, mentre Ruth Wilson si riconferma una presenza sottilmente conturbante dopo le ottime prove in Luther e The Affair. E poi c'è James McAvoy, il cui carisma non privo di zone d'ombra è fondamentale per dare a Lord Asriel quell'aura importante in grado di compensare un minutaggio ridotto dovuto a esigenze narrative (non a caso il suo nome è l'ultimo ad apparire nei sublimi titoli di testa, riassunto visivo perfetto di ciò che lo show è e sarà). Insieme danno alla componente umana della serie il giusto spessore drammaturgico, idealmente integrato in un contesto fantasy che ha ancora molte carte da giocare. E mentre ci apprestiamo a intraprendere con loro questo primo viaggio, la mente ritorna al Paradiso perduto di Milton, poema che ha dato il titolo all'opera di Pullman, e in particolare a questo passaggio: "In questo abisso selvaggio il cauto demonio/Sta ai margini dell'inferno e intanto osserva,/Ponderando la sua traversata..."

Conclusioni

Concludendo questa recensione di Queste oscure materie (episodi 1x01 e 1x02) siamo felici di aver ritrovato sullo schermo i mondi di Philip Pullman, autore fantasy la cui immaginazione sembra aver trovato la giusta trasposizione nelle mani di Jack Thorne, che passa le prime due ore a porre le basi con il giusto senso della misura, preparandoci per i viaggi allucinanti che verranno.

Movieplayer.it

4.0/5

Perché ci piace

  • La scrittura mette l'accento sui personaggi e sui nodi tematici.
  • Dafne Keen e Ruth Wilson sono ottime insieme.
  • James McAvoy compensa la presenza ridotta con abbondanti dosi di carisma.

Cosa non va

  • Chi si aspettava un fantasy duro e puro potrebbe trovare deludente l'approccio più misurato dei primi due episodi.