"È la prima volta che, durante le interviste, si parla direttamente del tema e non del film in sé. Questo è un sintomo di quanto l'argomento sia entrato dentro una ferita aperta C'è uno tsunami in arrivo e si chiama intelligenza artificiale". A parlare è Fausto Brizzi, tornato alla regia con Quasi Vera, commedia che racconta di Diego (interpretato da Frank Matano) che, in crisi familiare con la moglie Giulia (Rocío Muñoz Morales), crea una sensuale influencer virtuale capace di diventare fenomeno mondiale. Quando però Vera (Taylor Mega) sfugge al controllo, Diego è costretto ad affrontare la verità. Con tutte le conseguenze del caso.
Quasi Vera e l'AI secondo Fausto Brizzi
Raccontando, secondo il filo della commedia, i nostri tempi "artificiali", Brizzi ha spiegato che l'AI potrebbe essere una specie di evoluzione dei cartoni animati. "I cartoon esistono da sempre, e ci fanno innamorare, ci fanno ridere, ci fanno commuovere. Semplicemente diventeranno fotorealistici. Questo non mi spaventa".
Un tema, tra l'altro, che torna anche in Quasi Vera, scritto da Brizzi insieme a Gianluca Belardi, Roberto Lipari, Herbert Simone Paragnani e Ignazio Rosato. Il regista prosegue, spiegando quanto il lato umano sarà sempre fondamentale, nonostante la minaccia incombente dichiarata anche dai big-tech.
"In realtà è come azzerare una griglia di partenza, non conta più in quale cinematografia sei nato. Conta qual è il tuo livello di di fantasia, il tuo livello di giudizio. Ci sarà sempre bisogno di qualcuno che dica anche all'intelligenza artificiale cosa deve fare. Ci deve essere un giudizio da cui non si può prescindere. E Quasi Vera in qualche modo dichiara il problema, cavalcandolo", dice Brizzi.
La sfida del mercato italiano
In chiusura, chiediamo a Brizzi se questo, al netto dei timori, sia comunque un periodo fecondo per la narrativa. Per il regista, viviamo il momento in cui "i registi smettano di invidiare gli scrittori. Ho sempre invidiato che possono fare quello che vogliono, possono scrivere un un romanzo di pirati e va benissimo. Io non ho mai potuto scrivere un film di pirati, non me lo posso permettere".
Sul nostro cinema, dichiara: Non c'è una cinematografia abbastanza florida per gestire certi budget. E invece adesso posso farlo e quindi non ci sono più scuse. Ora, se perderemo con il cinema americano nei prossimi anni sarà colpa nostra. Non sarà colpa di un mercato che in qualche modo ci penalizza".