Prima di noi, la recensione: buono l'intento, molto meno la resa

La fiction attraversa decenni di storia italiana, ma il senso di proporre - oggi - un'opera del genere al grande pubblico sembra sfuggirci. Dal 4 gennaio su Rai1.

Un'immagine di Prima di noi

I period drama in Italia sono sempre una scommessa perché, troppo spesso, finiscono per essere realizzati pensando ai grandi sceneggiati Rai di un tempo e non avendo piuttosto in mente di parlare al nostro presente, per riflettere sulla società contemporanea e non su quella che è stata.

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Una scena della serie

Partendo dal romanzo Prima di noi di Giorgio Fontana, Wilside e Rai Fiction hanno pensato di trasporre quest'imponente saga familiare che va a braccetto con la Storia d'Italia. Tutto in 10 episodi in onda in 5 serate a partire dal 4 gennaio. Dove? Su Rai1.

Prima di noi: un romanzo di formazione nazionale

Scritta da Giulia Calenda e Valia Santella e diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella, la fictio parte dai boschi e dalle montagne del Friuli-Venezia Giulia. Siamo nel mezzo della Prima Guerra Mondiale, e la storia esplora la vita dei Sartori, una famiglia umile e povera che prova a costruirsi una posizione nel mondo.

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Linda Caridi è Nadia Tessan, da cui parte tutto

A fare da voce narrante c'è Nadia (Linda Caridi), colei che diventerà la capostipite della stirpe che verrà insieme a Maurizio (Andrea Arcangeli), in fuga dal fronte dopo la disfatta di Caporetto. Caridi interpreta sia la versione giovane che anziana (discutibile il trucco e il parrucco) di Nadia, matriarca e madre di tre figli, Gabriele, Domenico e Renzo (Maurizio Lastrico, Luca Di Sessa e Matteo Martari nella versione da adulti) che avranno destini molto diversi e le cui vite si incontreranno e scontreranno più volte, nel corso di tutto il Novecento.

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Uno sguardo alla seconda generazione

La serie attraversa sostanzialmente un Secolo, quello del cambiamento, dal 1917 al 1978, dal Friuli rurale alla Torino delle fabbriche; attraversa due Guerre Mondiali, il boom economico, l'urbanizzazione, gli anni di piombo, le rivolte degli operai, la globalizzazione. Tutte caratteristiche che la rendono il romanzo di formazione di tutta l'Italia e non solo dei Sartori attraverso tre generazioni. Viene così messa in scena la pancia di un Paese che cambia in continuazione, che ha fame di futuro ma sente il peso del passato sulle proprie spalle, come i protagonisti che dovranno decidere in quale direzione guardare.

Le colpe dei padri ricadono sui figli: tra romanzo familiare ed eredità generazionale

Il discorso che mette in piedi Prima di noi riguarda il ricambio generazionale e ciò che ci portiamo dietro da chi è venuto, appunto, prima. Tanto come Paese quanto come famiglia e come singoli individui. La fiction diventa così un affresco dell'eterna lotta che il presente vive con passato e futuro. I Sartori divengono archetipi tanto di costruzione quanto di distruzione.

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I primi Sartori in Prima di noi

Nel dare forma al proprio posto nel mondo e all'interno della Storia d'Italia, dovranno imparare a gestire il senso di colpa, la rabbia e l'inquietudine che gli ha lasciato in eredità chi è venuto prima di loro, per le azioni commesse e soprattutto per ciò che non è stato fatto. Una nuvola di sentimenti rappresentata dal personaggio di Renzo, che sembra portare dentro la collera di Maurizio, eternamente in fuga da tutto e tutti; al contrario del primogenito Gabriele, più posato e riflessivo, e del secondogenito Domenico, la cui empatia diverrà il suo punto di forza ma anche la sua condanna.

Un cast e un impegno produttivo importanti, ma che non ripagano fino in fondo

Il cast, oltre agli interpreti già nominati - anche se Martari e Lastrico ci sembrano un po' sovraesposti ultimamente tra cinema e tv - coinvolge anche Elena Lietti, Diane Fleri, Benedetta Cimatti, Fausto Maria Sciarappa, Romana Maggiora Vergano. Tutti nomi importanti, ma che in questo caso non sono aiutati da una scrittura e da una messa in scena solide. Nonostante le location, e l'impegno verso la ricostruzione storica, tutto risulta posticcio e datato.

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Le donne sono importanti in Prima di noi

Il problema, forse, è il periodo storico di cui vorrebbe (o dovrebbe) parlare: il nostro. Guardare al passato per riflettere sul presente, in repentino cambiamento. Pensiamo all'avanzamento tecnologico, all'intelligenza artificiale e ai social media, ma anche al grande caos intellettuale ed emotivo, alle troppe domande senza risposta, alla ricerca di punti fermi dopo aver ereditato un pianeta e un passato pieno di colpe con cui dobbiamo fare i conti, tanto a livello ambientale quanto ideologico.

Ma è qui che la fiction si incastra: perché per raccontare verosimilmente tutto ciò, si sceglie di mettere in scena la Storia in modo così vetusto e farraginoso, tanto a livello di costumi e scenografie quanto a livello di trucco e parrucco? Vorremo sempre distanziarsi dalla tradizione dei nostri padri, ma se realizziamo ancora prodotti del genere, quanto davvero ci riusciremo?

Conclusioni

Prima di noi è una grande epopea familiare in 10 episodi e 3 generazione che risulta però datata per la serialità di oggi, fin dalle prime inquadrature. La fiction rappresenta tanti elementi insieme: la forza femminile, l'evasione dei figli, le colpe dei padri, la ricerca d'identità, individuale e nazionale; dà voce all'inesplorato Nord Italia, magico e quasi ancestrale a livello rurale e montano, ricco di contraddizioni a livello industriale e urbano; attraversa un intero Secolo che riesca a contenere tutto: la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, ma soprattutto l'amore. Perché chi è venuto prima di noi ci dice chi possiamo essere domani: se continuiamo così, però, il risultato sarà sempre altalenante.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'idea di esplorare la storia del Nord Italia e non solo del Sud.
  • Il tema delle colpe dei padri, dell'identità e della fuga.
  • Guardare al Secolo del cambiamento per eccellenza per parlare della società contemporanea.

Cosa non va

  • Un'epopea familiare lunga tre generazioni nel 2025 ma di vecchio stampo: perché mai?
  • La scrittura e la messa in scena risultano farraginose e posticce.