Dopo oltre un decennio di storie, alleanze e vendette nel cuore dell'Inghilterra post-rivoluzione industriale, l'universo seriale di Peaky Blinders arriva all'epilogo con Peaky Blinders: The Immortal Man, scritto da Steven Knight e diretto da Tom Harper.
Il film Netflix, che riporta al centro della scena Tommy Shelby mentre l'Europa precipita nella Seconda guerra mondiale, rappresenta per il creatore la realizzazione di un'idea nata quasi per caso, più di dieci anni fa. "Ho scoperto di recente che, dopo la prima stagione, avevo rilasciato un'intervista in cui dicevo con assoluta sicurezza che avremmo concluso tutto con la Seconda guerra mondiale e che sarebbe diventato un film", racconta Knight, durante la conferenza stampa di presentazione.
E prosegue, "Ho sempre voluto che la storia finisse così: tornare a Birmingham mentre cadono le bombe. C'è qualcosa di molto potente in quell'immagine, perché restituisce il senso di un mondo che cambia e di persone che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Credo che quello che siamo riusciti a fare con il film sia chiudere questa parte della storia in modo davvero magnifico".
Peaky Blinders: The Immortal Man, un film con una "forte ragione d'esistere"
A dirigere il film è Tom Harper, che aveva già firmato alcuni episodi della prima stagione della serie. Tornare sul set oltre tredici anni dopo ha significato ritrovare un universo familiare, ma certamente trasformato. "Non credo che molte persone possano dire di aver lavorato a qualcosa tredici anni fa e poi essere tornate a lavorarci tredici anni dopo", spiega Harper.
"Quando abbiamo girato la prima stagione, eravamo tutti molto entusiasti ma non avevamo la minima idea di cosa sarebbe diventato quel progetto. Sapevamo che c'era qualcosa di speciale: la scrittura di Steven, il cast, l'atmosfera. Ma non avremmo mai potuto immaginare il fenomeno globale che sarebbe diventato. Tornare oggi e chiudere il cerchio è stato incredibile. E nel frattempo tutti siamo cambiati: siamo cresciuti come persone, come artisti. Cillian nel frattempo ha vinto un Oscar, la serie è diventata qualcosa di enorme. Eppure c'è anche una continuità: lo spirito è lo stesso, anche se tutto intorno è diverso".
Per Cillian Murphy tornare nel personaggio (tra i più amati della tv) è stato quasi come ritrovare una parte della propria vita: "Il lusso di aver interpretato Tommy per così tanto tempo è che tutta la ricerca è praticamente già fatta", racconta l'attore.
"Hai tredici anni di vita vissuta insieme a lui. Sei invecchiato con lui, hai attraversato le sue trasformazioni, i suoi traumi, le sue contraddizioni. È qualcosa di davvero unico, e onestamente non credo che mi capiterà mai più di vivere un'esperienza simile come attore. Allo stesso tempo, quando abbiamo iniziato a parlare del film, sapevamo che doveva avere una ragione forte per esistere".
"La serie televisiva era già molto compiuta e ogni stagione diventava sempre più ricca e complessa. Per questo il film doveva giustificarsi da solo. Alla fine tutto dipende dalla sceneggiatura, e quando abbiamo capito che il cuore tematico della storia era sempre stato la famiglia, e che potevamo portarlo avanti con una dinamica padre-figlio, allora abbiamo capito che eravamo sulla strada giusta".
Un nuovo elemento: Barry Keoghan e la relazione padre-figlio
Uno degli elementi nuovi del film è proprio l'introduzione del figlio di Tommy, interpretato da Barry Keoghan. Per l'attore irlandese entrare in un universo narrativo così amato dal pubblico: "È stato davvero folle".
"Ricordo il provino e il momento in cui ho visto Cillian nei panni di Tommy Shelby per la prima volta dal vivo" ricorda Keoghan. "Guardarlo mentre era completamente dentro il personaggio è stato quasi surreale, perché Tommy è una figura iconica. Io sono sempre stato un grande fan della serie e anche un grande fan di Cillian, quindi per me entrare in quel mondo era qualcosa che desideravo da anni. Chiedevo alla casting director: 'Come posso entrare in Peaky Blinders? Cosa devo fare?' È quasi ironico, perché per anni mi scambiavano per qualcuno che già faceva parte dello show, probabilmente per via del taglio di capelli".
"Entrare per interpretare il figlio di Tommy Shelby è una responsabilità enorme", continua l'attore. "Per me la chiave era lavorare sull'assenza del padre. Duke è cresciuto con l'eco di questa figura mitica, con le storie su di lui, e in qualche modo cerca di imitarlo. C'è una parte di lui che vuole essere quell'uomo, ma allo stesso tempo c'è qualcosa di molto umano e vulnerabile. Può essere violento, impulsivo, quasi come un cavo elettrico scoperto, ma in fondo è un ragazzo che cerca suo padre. C'è qualcosa di molto animale in lui, come un cucciolo che vuole essere riconosciuto. È da lì che sono partito per costruire il personaggio".
Il contesto storico di Peaky Blinders
In The Immortal Man, la guerra torna a incombere sull'Europa, riportando i personaggi di fronte ai fantasmi che li avevano già segnati dopo il primo conflitto mondiale. "L'intera serie nasce dal trauma della Prima guerra mondiale", spiega Murphy. _"Questi uomini tornano dal fronte completamente segnati e ognuno di loro cerca di affrontare quel trauma in modo diverso. Nessuno avrebbe mai immaginato di dover vivere un'altra guerra nella stessa vita. Per questo, nel film, ambientare la storia sullo sfondo della Seconda guerra mondiale mette davvero alla prova Tommy".
Cilliam Murphy continua: "Quando lo incontriamo è un uomo che si è in parte ritirato dal mondo e sta cercando di fare i conti con le sue scelte". Con una domanda: "La guerra lo costringe a chiedersi davvero in cosa crede. Al di là dei soldi, del potere, degli affari illegali... in cosa crede davvero? E penso che verso la fine del film inizi finalmente a capirlo".