Overlord

2018, Horror

Recensione Overlord: L’ultima follia di J.J. Abrams

La recensione di Overlord: l'ultimo film prodotto da J.J. Abrams è un war movie con dentro un horror. Dove tutto è ritmato e ben congegnato.

Maurizio Ermisino
Overlord Scena

Come entrerete in sala per vedere Overlord, vi troverete in un tipico War Movie. E per un bel po' J.J. Abrams e Julius Avery, rispettivamente produttore e regista del film, giocheranno con voi e vi faranno credere che è questo. E ci riusciranno benissimo. La storia è quella di un commando di soldati americani lanciati in una missione suicida dietro le linee nemiche. Siamo all'alba del D-Day, lo storico sbarco in Normandia cantato da Il giorno più lungo e Salvate il soldato Ryan. Lo sbarco inizierà alle sei del mattino e i soldati che sbarcheranno avranno bisogno di una massiccia copertura aerea. Ma sul campanile di una chiesa di un piccolo paese i tedeschi hanno posizionato una contraerea che renderebbe vano l'attacco aereo americano. I nostri eroi devono arrivare in loco e far saltare quella torre campanaria, e farlo prima delle sei del mattino. La difficoltà della missione si vede dall'inizio: il loro aereo viene abbattuto dalla contraerea tedesca, e i militari sono costretti a paracadutarsi in anticipo. Finiscono sparsi nei boschi, alcuni vengono catturati dai tedeschi. Rimane solo un manipolo, che incontra una ragazza francese, che decide di ospitarli a casa sua.

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Overlord Mathilde Olivier P99Bi3N

Primo tempo: un perfetto film di guerra

Già in casa della ragazza, però, notiamo qualcosa di strano. In una delle stanze c'è una zia, malata, che non vediamo. Ma i versi che escono da quella stanza non promettono nulla di buono. Sono sinistri, innaturali. È uno degli indizi che ci fa capire come quello in cui ci troviamo non è solo un film di guerra. È così per i primi 45 minuti, più o meno il primo tempo. In cui ci sono tutti gli stilemi di quel tipo di cinema: la paura di entrare in battaglia, di capire se quello che scorgi nel buio è amico o nemico, la scelta se attaccare o restare nascosto, e così via. Di quel cinema ci sono i colori, quelli della notte e della guerra, il nero, il marrone, il verde scuro. La prima parte del film serve a entrare in un mondo, a far conoscere i personaggi, ad alzare gradualmente la tensione creando un senso di pericolo costante. Che è solo una goccia nel mare rispetto a quello che vedremo dopo.

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Secondo tempo: l'orrore diventa horror

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Dopo i primi 45 minuti, lo scenario muta, ed entriamo nel terreno dell'horror. È quando uno dei soldati raggiunge la chiesa e la torre campanaria che capisce che non c'è solo questo. Lì sotto avvengono cose strane. Anche qui dobbiamo attendere, vedere davanti a noi solo delle celle chiuse, solo uno spioncino a dar loro luce, e ascoltare ancora quelle urla. La storia va avanti, ma ci fermiamo qui. Non vogliamo dirvi di più. Inizia un altro film, anche se siamo sempre dentro il primo. E il mix di guerra e horror funziona. E, se ci pensate, ha perfettamente senso. Abrams e Avery hanno preso l'orrore, quello della guerra, quello perpetrato dei nazisti, e lo trasfigurano in horror, un genere che spesso crea mostri e situazioni irreali per raccontare mostri e situazioni reali. È un po' quello che ha fatto Luna Gualano per Go Home - A casa loro, che vedremo nei primi mesi del 2019: anche qui un orrore quotidiano (quello del razzismo) diventa horror (uno zombie movie). Gli esperimenti fatti dai nazisti sono noti, e sono un po' rimasti in una sorta di limbo tra realtà e leggenda. È anche da qui che trae spunto Overlord.

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L'attesa: Lost, Cloverfield, 10 Cloverfield Lane

Overlord Wyatt Russell

Tutta la prima parte, abbiamo detto, serve a creare attesa. E questa è una costante in tutto il lavoro di J.J. Abrams, artista ormai di culto per cui, anche i film di cui è solo produttore vengono citati come se facessero parte della sua filmografia. L'attesa è uno dei marchi di fabbrica del regista americano: è stata una lunga, infinita attesa, la serie Lost, per cui a ogni risposta data spuntavano altre domande; è stato uno svelamento graduale la visione del mostro al centro di Cloverfield; è durata praticamente tutto il film, diventando la storia stessa, l'attesa di una risposta in 10 Cloverfield Lane. Anche qui è una delle chiavi del film. E possiamo dire che aspettare vale la pena.

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Il Deus ex machina di Overlord

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Overlord, al netto del Nazismo che, ogni volta che lo vediamo sullo schermo, fa riflettere, è un film di intrattenimento puro, divertente, ritmato e ben congegnato. Con una serie di pedine completamente nelle mani di uno sceneggiatore che è un Deus ex machina, un maestro di chiavi in grado di muoverle sapientemente sulla scena in modo da assicurare il miglior spettacolo possibile. La sceneggiatura, più che approfondire i personaggi, è infatti fatta apposta per metterli in difficoltà, per creare ostacoli, per ideare la peggior condizione possibile di gioco, in modo da alzare la spettacolarità di ogni situazione, di spingere le loro azioni verso il limite. Colpi di scena e svolte narrative vanno tutte in questo senso. Eppure, una volta deciso di stare al gioco, di aver accettato il lato irreale della storia, nessuna di queste svolte appare forzata o poco plausibile.

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Un po' (ma solo un po') di Tarantino

Overlord Jovan Adepo Dominic Applewhite Dehmdxc

Così come hanno una certa originalità le creature fantastiche che abitano il film, modellate non sui soliti zombie già visti. Overlord ha dei momenti da action movie anni Ottanta, con un manipolo di pochi uomini che riescono a mettere in scacco un'armata e villain che non muoiono mai (vedi Terminator). È un film a tratti tarantiniano (al di là della Seconda Guerra Mondiale e la Francia che evocano Bastardi senza gloria), ma solo per un certo uso della violenza e per lo svolgimento, che porta questa a un'escalation sfrenata, non certo per l'anima dei personaggi o per i dialoghi. In tanto entertainment puro, da multiplex e popcorn il venerdì sera, rimaniamo anche con una piccola riflessione, che da sempre attanaglia il genere umano, e ha interessato anche film e serie recenti. Anche Overlord, come altre opere ci fa chiedere: per combattere il nemico dobbiamo diventare come lui?

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Maurizio Ermisino
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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