Oscar da record, messaggi politici e il trionfo di Anderson: analisi di una premiazione memorabile

I momenti da ricordare di una delle migliori edizioni degli Oscar degli ultimi anni: dai messaggi politici contro le guerre e l'autoritarismo alla vittoria a lungo attesa di Paul Thomas Anderson.

Un'immagine di Michael B. Jordan agli Oscar

Per chi in genere segue con interesse la corsa agli Oscar, sarà difficile non chiudere con una notevole soddisfazione il bilancio di questa edizione numero 98 degli Academy Award: al di là delle preferenze personali nelle singole categorie, infatti, nella cerimonia di domenica notte sono stati valorizzati diversi grandi film, talvolta con scelte tutt'altro che scontate, considerando la tradizione dell'Academy, né si sono verificate situazioni controverse o particolarmente 'discutibili'.

Ad essere ricordati, negli annali degli Oscar, saranno principalmente il trionfo di Una battaglia dopo l'altra e i record de I peccatori; ma oltre ai due protagonisti indiscussi di questa awards season, gli Oscar 2026 possono vantare anche altri momenti memorabili, con premi in grado di esprimere per molti aspetti lo "spirito del tempo" e un'apertura sempre maggiore dell'Academy verso il cinema internazionale e il cinema di genere.

Amy Madigan, strega da Oscar in Weapons

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Weapons: Amy Madigan nel ruolo di zia Gladys

E giusto a proposito, gli Oscar 2026 si sono rivelati anche all'insegna dell'horror, considerato a lungo un genere 'minore' e tenuto in scarsissima considerazione in termini di premi. Al contrario, la prima statuetta degli ultimi Academy Award è stata quella consegnata ad Amy Madigan per la sua superba interpretazione di zia Gladys, l'inquietante villain di Weapons di Zach Cregger, fra gli horror più affascinanti e di maggior successo degli scorsi anni. Dopo aver già stabilito un record assoluto per la distanza - quarant'anni esatti - dalla sua prima candidatura, conseguita nel 1986 in questa stessa categoria per il dramma Due volte nella vita, Amy Madigan si è aggiudicata il premio come miglior attrice supporter.

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Weapons: Amy Madigan festeggia l'Oscar come miglior attrice non protagonista

Veterana con una lunghissima e illustre carriera fra grande e piccolo schermo (pur senza essere mai ascesa al rango di superstar), la settantacinquenne Madigan si è imposta attraverso la maschera sopra le righe, al contempo grottesca e spaventosa, di un personaggio già diventato una nuova icona horror. E la sua vittoria non può non ricordare quella, avvenuta nel 1969, di un'altra veterana di Hollywood, Ruth Gordon, per un altro ruolo 'stregonesco' assai simile: Minnie Castevet, la melliflua e invadente satanista del classico Rosemary's Baby.

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Una battaglia dopo l'altra inaugura l'Oscar per il casting

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Una battaglia dopo l'altra: un'immagine di Chase Infiniti

Per la prima volta, quest'anno, l'Academy ha assegnato il premio per la neonata categoria riservata al miglior casting: una novità richiesta da parecchi anni dai membri del settore e volta a riconoscere il lavoro dei direttori del casting. L'edizione inaugurale di questa categoria è stata segnata dalla vittoria di Cassandra Kulukundis per Una battaglia dopo l'altra, a dispetto dei pronostici in favore di Francine Maisler per I peccatori. Oltre ad essere la casting director di fiducia di Paul Thomas Anderson fin dai temi di Magnolia (gigantesco dramma corale del 1999), la Kulukundis si è occupata del casting di altri importantissimi film degli ultimi decenni, come Lei di Spike Jonze e il recente The Brutalist di Brady Corbet; e in Una battaglia dopo l'altra è risultato determinante l'ingaggio, fra gli altri, della strepitosa esordiente Chase Infiniti nei panni della co-protagonista di Leonardo DiCaprio.

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Da Reiner a Redford, i commoventi omaggi di un magnifico In Memoriam

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Barbra Streisand durante il tributo a Robert Redford agli Oscar 2026

In un'annata in cui Hollywood e il cinema mondiale sono stati segnati da numerosi lutti significativi, si è scelto di ampliare lo spazio per la sezione In Memoriam, dedicata ai membri del settore scomparsi nel corso dei dodici mesi precedenti, inglobando al suo interno tre tributi specifici: Billy Crystal ha reso omaggio al regista e sceneggiatore Rob Reiner e a sua moglie, la produttrice Michele Singer, uccisi lo scorso 14 dicembre, ripercorrendo i migliori titoli della filmografia di Reiner; Rachel McAdams ha celebrato due icone della comicità americana, Diane Keaton e Catherine O'Hara; e Barbra Streisand ha pronunciato un ricordo dell'amico Robert Redford, suo partner sul set del film Come eravamo, per poi concludere intonando i versi finali della canzone The Way We Were.

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Mr. Nobody Against Putin e la denuncia degli autoritarismi

Mr Nobody Against Putin
Il team di Mr. Nobody Against Putin premiato con l'Oscar per il miglior documentario

Introdotta da Jimmy Kimmel (con immancabile frecciata al documentario su Melania Trump), la categoria per l'Oscar al miglior documentario ha visto premiato Mr. Nobody Against Putin, un'opera di denuncia sulla propaganda di Vladimir Putin attraverso il sistema scolastico russo. Co-diretto da David Borenstein e Pavel Talankin, quest'ultimo dipendente di una scuola nella cittadina di Karabash, il film ha riportato all'attenzione del pubblico della cerimonia la drammatica situazione internazionale, ma non solo.

Dal palco del Kodak Theatre, infatti, David Borenstein ha fatto un chiaro riferimento alla stretta autoritaria della Presidenza di Donald Trump e alle violenze commesse dall'agenzia federale dell'ICE, pronunciando il discorso più intenso ed esplicito di ieri notte: "Quando ci rendiamo complici, quando un governo uccide la gente nelle strade delle nostre maggiori città, quando non diciamo nulla, quando gli oligarchi si impossessano dei media e controllano come li produciamo e consumiamo, tutti noi ci troviamo di fronte a una scelta morale".

Sentimental Value: la prima vittoria della Norvegia

Joachim Trier Oscar
Joachim Trier con il premio Oscar per Sentimental Value

Ma non è stata l'unica occasione in cui agli Oscar si è parlato di politica e di attualità. Il divo spagnolo Javier Bardem, nell'introdurre i candidati come miglior film internazionale, ha dichiarato a gran voce "No alla guerra, Palestina libera", suscitando l'applauso del pubblico; e alla drammatica situazione odierna ha fatto cenno pure il regista Joachim Trier nel suo discorso di ringraziamento: "Tutti gli adulti sono responsabili per tutti i bambini. Non votiamo per politici che non prendono questo in seria considerazione". Trier, cinquantadue anni, norvegese nato a Copenaghen, ha vinto l'Oscar per il miglior film internazionale grazie al dramma familiare Sentimental Value, da lui scritto e diretto.

Sentimental Value
Sentimental Value: un profilo di Renate Reinsve

Forte di ben nove nomination e già ricompensato con il Gran Premio della Giuria a Cannes e con il BAFTA Award, Sentimental Value è entrato nella storia degli Oscar come la prima produzione norvegese ricompensata tra i film internazionali, alla settima candidatura per la Norvegia (la penultima nomination era stata nel 2022 per la precedente opera di Trier, La persona peggiore del mondo). Niente da fare, invece, per l'altro candidato di punta della categoria, L'agente segreto: il capolavoro del regista brasiliano Kleber Mendonça Filho ha ricevuto numerosi riconoscimenti da Cannes in poi, ma agli Oscar ha dovuto accontentarsi delle sue quattro candidature.

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I peccatori e la consacrazione di Michael B. Jordan

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I peccatori: un'immagine di Michael B. Jordan e Miles Caton

Come dicevamo in apertura, I peccatori di Ryan Coogler è stato il film dei record del 2025: l'opera originale di maggior successo negli Stati Uniti (duecentottanta milioni di dollari e quasi venticinque milioni di spettatori) e la pellicola più candidata nell'intera storia dell'Academy, con ben sedici nomination complessive, superando il precedente primato (quattordici) condiviso da Eva contro Eva, Titanic e La La Land. Horror a tema vampiristico ambientato nel Mississippi del 1932, I peccatori ha conquistato quattro premi Oscar, fermandosi a un presunto secondo posto in almeno nove o dieci altre categorie, senza riuscire a compiere il 'sorpasso' come miglior film (pronosticato da più parti) su Una battaglia dopo l'altra.

Michael B Jordan Oscar
Michael B. Jordan premiato con l'Oscar come miglior attore per I peccatori

Alla resa dei conti, I peccatori è stato premiato per la sceneggiatura originale di Ryan Coogler, la colonna sonora di Ludwig Göransson, la fotografia di Autumn Durald Arkapaw (la prima donna ricompensata in questa categoria) e soprattutto nella cinquina per il miglior attore, con l'attribuzione della statuetta al divo californiano Michael B. Jordan. Trentanove anni da poco compiuti, Jordan ha acquisito enorme popolarità proprio grazie al suo sodalizio con Ryan Coogler: Prossima fermata: Fruitvale Station, Creed, Black Panther e ora il doppio ruolo dei gemelli Smoke e Stack Moore.

Il plebiscito per Michael B. Jordan, anticipato dalla vittoria dell'Actor Award, è avvenuto a scapito del favorito della prima ora, Timothée Chalamet, che ha visto sfumare tutte le nove candidature per il film di cui è protagonista, Marty Supreme di Josh Safdie.

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Paul Thomas Anderson: il sacrosanto trionfo di un maestro del cinema

Paul Thomas Anderson Oscar
Paul Thomas Anderson con i tre premi Oscar per Una battaglia dopo l'altra

Dopo aver collezionato, da Boogie Nights in poi, un totale di quattordici nomination, domenica notte Paul Thomas Anderson ha ricevuto finalmente il "bacio accademico" degli Oscar, portandosi a casa ben tre statuette: nell'ordine miglior sceneggiatura adattata, miglior regista e miglior film (in qualità di co-produttore) per Una battaglia dopo l'altra, libera trasposizione del romanzo Vineland di Thomas Pynchon. Su tredici nomination, e reduce da una valanga di trofei nel corso dell'intera stagione dei premi, l'acclamato thriller con Leonardo DiCaprio ha raccolto in tutto sei Academy Award, fra cui miglior montaggio, miglior casting e miglior attore supporter per Sean Penn, assente dalla cerimonia e arrivato così a tre Oscar, risultato raggiunto finora solo da altri sette interpreti (inclusa Katharine Hepburn, inarrivabile primatista con quattro statuette).

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Leonardo DiCaprio e Paul Thomas Anderson sul set di Una battaglia dopo l'altra

Etichettato già a fine anni Novanta come l'enfant prodige del cinema indipendente americano, in seguito Paul Thomas Anderson aveva riscosso i favori dell'Academy grazie a titoli quali Il petroliere, Il filo nascosto e Licorice Pizza. Pur essendo un'opera sofisticata e in grado di intrecciare toni e registri (dalla suspense allo humor grottesco), Una battaglia dopo l'altra è per molti aspetti anche il suo film più accessibile a un vasto pubblico, e appare come un'opera quanto mai emblematica dell'America contemporanea, tra smarrimento ideologico, velleità di ribellione e derive autoritarie: tutti fattori che hanno contribuito senz'altro all'atteso trionfo di Anderson, al quale anche gli Oscar hanno reso il giusto merito.

E le parole del regista dal palco hanno ribadito quanto Una battaglia dopo l'altra sia stato percepito come un'opera sull'epoca che stiamo vivendo: "Ho scritto questo film per i miei ragazzi, per scusarmi per il caos lasciato nel mondo che stiamo per consegnargli; ma anche con l'incoraggiamento che loro possano essere la generazione in grado di restituirci un po' di buon senso e di decenza".