In questi giorni il manga di One Piece ha stabilito un autentico e colossale record editoriale, superando le seicento milioni di copie vendute e diventando di fatto il fumetto più letto di sempre. Un successo che trova un riflesso diretto anche nella serie live action di Netflix, la cui seconda stagione conferma quanto l'adattamento sia riuscito a trasformarsi in grande intrattenimento.
Una ricorrenza, quella citata, che il suo leggendario ed elusivo creatore, Eiichiro Oda, ha voluto celebrare in una maniera decisamente in linea con l'alone di eccentricità che lo avvolge: rivelando, finalmente, cosa sia l'agognato tesoro che dà il nome alla saga.
Solo che non l'ha fatto con un comunicato stampa urbi et orbi o con un qualche post social, perché sarebbe stato oltremodo banale (oltreché una beffa nei confronti della platea globale che segue le avventure della Ciurma di Cappello di Paglia fra manga, anime e, ora, serie TV).
Lo ha fatto per mezzo di un video speciale diffuso da Shueisha in cui risponde, su carta, alle due domande che dal 22 luglio 1997 alimentano la curiosità dei fan: cos'è il One Piece e cosa troverà Monkey D. Luffy alla fine della sua avventura?
La parte curiosa è che la risoluzione di questi due misteri - scritta su carta per la prima volta dall'autore che fino a quel momento l'aveva sempre custodita nella propria testa - è stata poi inserita dentro un piccolo scrigno del tesoro. Spedito, a sua volta, in fondo al mare, a 650 metri di profondità. La soluzione di quello che in quasi trent'anni è diventato uno degli enigmi più grandi della cultura pop verrà recuperata solo quando la saga sarà giunta al termine. Una mossa, quella di Shueisha e Oda, che arriva oltretutto a dare man forte alla colossale macchina promozionale messa in moto da Netflix per promuovere la seconda stagione della serie live action One Piece, One Piece - Verso la Rotta Maggiore.
L'avventura continua per One Piece
Avevamo lasciato Monkey D. Luffy e la sua ciurma a Coco Village, dove erano usciti vittoriosi dal movimentatissimo scontro con gli Uomini Pesce ad Arlong Park. Nami aveva finalmente fatto i conti con il suo tormentato passato e, insieme ai suoi compagni d'avventura, era pronta a salpare verso la Rotta Maggiore.
E, in mezzo ai tanti interrogativi su quello che avrebbero trovato in quello che per loro era un angolo di mondo mitico e inesplorato, incombeva anche la minaccia di quel Marine dal doppio sigaro che avevamo visto bruciare il poster con la taglia di Luffy. È proprio da qui che parte questo nuovo blocco di otto puntate che ci mostrerà come Luffy e compagni affronteranno sia l'ingresso nella Rotta Maggiore - che, come sa bene chi ha letto il manga o visto l'anime, non è proprio come fare una gita in barca sul lago di Bracciano - sia gli imprevedibili pericoli che si pareranno loro davanti sulle a dir poco esotiche isole che si troveranno a esplorare lungo la traversata.
Traversie che non riguardano solo le strane creature delle isole visitate, ma anche i loro abitanti e soprattutto i temibili agenti della Baroque Works, l'organizzazione criminale il cui destino finirà inevitabilmente per scontrarsi con quello della Ciurma di Cappello di Paglia.
L'impossibile che diventa, nuovamente, possibile
La prima stagione di One Piece è stata un piccolo miracolo: la dimostrazione che il mondo variopinto, esagerato e sopra le righe ideato da Eiichiro Oda poteva essere adattato in una serie live action capace di mantenerne lo spirito. Anche, indubbiamente, grazie all'opera di supervisione dello stesso mangaka.
Un miracolo che ha anche l'indiscutibile merito di essere perfettamente digeribile da chi ha deciso di avvicinarsi agli esuberanti personaggi di One Piece proprio attraverso la serie TV, magari incuriosito dal poderoso marketing targato Netflix.
Cosa tutt'altro che scontata. In quasi trent'anni di vita editoriale il manga - e il suo adattamento anime - hanno edificato un mondo talmente vasto, ricco di trame, sottotrame e saghe da far concorrenza ai quasi cent'anni di vita della Marvel. E che, paradossalmente, ha appreso proprio dal Marvel Cinematic Universe di Kevin Feige l'importanza di due regole fondamentali: non dare mai per scontato che tutti sappiano già di cosa stia parlando la storia che si sta raccontando; avere il coraggio di abbracciare fino in fondo le qualità del materiale originale, anche quelle più assurde che contribuiscono a renderlo unico. Nel caso di One Piece, queste qualità coprono praticamente tutte le lettere dell'alfabeto: dalla A di Assurde Acconciature alla Z di Zoro.
Ed è proprio questa filosofia che la serie Netflix dimostra di aver compreso alla perfezione. Poi è naturale, se si ha anche la bravura di assemblare un cast azzeccatissimo, tanto nei protagonisti quanto nei personaggi secondari e di contorno, tanto meglio: ed è esattamente quello che è successo con One Piece.
Verso la Rotta Maggiore e Alabasta: una stagione che funziona
La fetta di pubblico più "erudita" sa già che il sottotitolo Verso la Rotta Maggiore di questa seconda stagione porta con sé tutta una serie di premesse e promesse: sia su chi avremo modo di conoscere lungo il viaggio sia sulla destinazione finale di questo segmento di navigazione. Tutti gli altri lo scopriranno in corso d'opera. E che opera. Archiviati i dubbi e i timori sulla validità dell'adattamento live action di One Piece e su come fan e non fan avrebbero potuto accoglierlo, questa seconda stagione può camminare tranquillamente a testa alta con la consapevolezza che tutti - esegeti e profani - sono prontissimi a vedere cosa accadrà.
I primi per capire come i capitoli della saga siano stati condensati e adattati e per giudicare se gli attori e le attrici chiamati a interpretare i nuovi personaggi siano riusciti a coglierne gli aspetti più grotteschi e surreali, ma anche profondamente umani. I secondi per continuare un viaggio all'insegna dell'intrattenimento puro, di alta scuola, in un mondo tutto da esplorare. Perché in One Piece - Verso la Rotta Maggiore funziona davvero tutto. Non è una produzione che si limita a mettere in scena set pieces muscolari in cui si vede ogni dollaro speso, dimenticandosi però della coerenza interna della narrazione, del costante senso di avventura e meraviglia e, soprattutto, dell'attenzione verso i personaggi. Ed è bello assistere a come One Piece giochi con arguzia proprio su ciò che il pubblico possa o meno sapere su una determinata sottotrama o su un dato personaggio: cosa possiamo attenderci dal futuro di Nico Robin, o chi sia davvero Miss Wednesday.
A meno di avere un sasso al posto del cuore è impossibile - soprattutto per chi è un po' più avanti con gli anni - non desiderare di tornare indietro nel tempo e conoscere per la prima volta One Piece con lo spirito e gli occhi di un ragazzino o una ragazzina di dieci anni.
Merito, questo, di quel senso di meraviglia che permea ogni puntata. E del groppo in gola che può arrivare davanti alla storia di una balena amante della musica che aspetta il ritorno dei suoi amici. O quella di una renna parlante antropomorfa dal naso blu rifiutata sia dai suoi simili che dagli umani, finché la sua strada non incrocia quella di uno strambo medico.
Un cast ormai rodato, delle new entry sensazionali
Che dire poi del cast che abbiamo imparato ad amare con le prime otto puntate. Iñaki Godoy e compagni incarnano i propri personaggi alla perfezione, li maneggiano con abilità e mettono in scena dinamiche che ormai padroneggiano con sicurezza, forti anche dell'incredibile affetto con cui sono stati accolti dal pubblico. Inevitabilmente a rubare la scena sono le new entry. Ed è anche giusto così.
E anche qui sembra esserci stato lo zampino di qualche divinità protettrice del casting, perché sono tutte azzeccatissime e stabilire chi sia più in parte dell'altro diventa quasi una questione di gusti personali. Personalmente ho adorato osservare quanto David Dastmalchian si sia palesemente divertito un mondo nei panni del viscido, meschino e cervellotico Mr. 3, oppure lo Smoker di Callum Kerr che pare uscito da un action anni '80, l'affascinante e misteriosa Nico Robin di Lera Abova e - quasi inutile dirlo - il Sir Crocodile di Joe Manganiello, con la sua magnetica imponenza e mefistofelica mente calcolatrice.
E anche uno dei personaggi più attesi e amati di tutta One Piece, Chopper, che qui prende vita grazie a un mix di CG, motion capture e alla voce (in originale) di Mikaela Hoover, non tradisce le aspettative.
Conclusioni
Il viaggio della ciurma della Going Merry prosegue in maniera letteralmente strepitosa. È davvero difficile trovare qualcosa che non funzioni in questa seconda stagione di One Piece che, forte del successo trasversale della prima — capace di convincere anche i fan più scettici e di far scoprire la creazione di Oda a tantissime persone — si concede il lusso di abbracciare sempre di più il mondo caricaturale, iperbolico, barocco ed “elastico” ideato dal mangaka. Perché, come griderebbe il dottor Frederick von Frankenstein di Frankenstein Junior interpretato da Gene Wilder: “Sì. Può. Fare!” Una produzione targata Netflix in cui la muscolarità di una messa in scena sontuosa — garantita da un budget in stile Game of Thrones — non ruba spazio all’esplorazione dei personaggi, grazie ai quali le fantastiche isole e avventure incontrate lungo la navigazione diventano ancora più pulsanti di vita. Una seconda stagione che pone le basi per l’esplosione di una delle saghe più amate dai fan, quella di Alabasta, in cui tutte le pedine e tutti gli eventi vengono piazzati al punto giusto, rendendo l’attesa per la terza stagione ancora più spasmodica. Se la prima stagione era stata la prova che One Piece poteva funzionare in live action, questa seconda è la conferma definitiva che l’avventura della ciurma di Cappello di Paglia è appena iniziata. La Rotta Maggiore è appena iniziata. E il bello deve ancora arrivare.
Perché ci piace
- Le dinamiche del cast “storico”
- Le nuove entrate. Tutte perfette.
- Il costante senso di genuina avventura
Cosa non va
- Una minuzia: la stagione 2 serve più a porre le basi della saga di Alabasta, è meno “chiusa” della prima