Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua: il ritratto di un artista rivoluzionario

Il nuovo Sky Original in onda il 13 gennaio e disponibile on demand racconta la visione del lavoro di Oliviero Toscani, a un anno dalla sua scomparsa. Ne abbiamo parlato con il suo più stretto collaboratore, Nicolas Ballario.

Un autoritratto di Oliviero Toscani nel documentario Chi mi ama mi segua

A un anno dalla morte di Oliviero Toscani, Sky e NOW ne celebrano l'importanza facendo debuttare il documentario Chi mi ama mi segua, un viaggio inedito nella visione di un artista che ha sfruttato la fotografia per aprire e consolidare nuove strade della comunicazione visiva. Il documentario, in onda su Sky Arte e poi disponibile on demand e in streaming, è diretto da Fabrizio Spucches, che con Oliviero Toscani ha condiviso dieci anni di collaborazione, raccogliendo e ordinando materiale presente nell'ampio archivio privato, tra immagini e video in parte inediti, e contributi di figure che hanno incrociato l'attività dell'artista, da Patti Smith a Fran Lebowitz e Luciana Benetton.

Oliviero Toscani Chi Mi Ama Mi Segua Oliviero Toscani Archivio Benetton 1992
Una foto firmata da Oliviero Toscani

Tra loro anche Nicolas Ballario, curatore e divulgatore, il più stretto collaboratore di Oliviero Toscani che ci ha potuto raccontare sensazioni dirette e profonde sull'opera e la figura di Toscani. Lo abbiamo raggiunto a visione appena ultimata, con alcune idee e suggestioni ancora vive nei nostri pensieri, mentre si recava a Roma per la premiere di Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua e ci ha colpiti per l'affetto e il rispetto che trasparivano dalle sue parole nel raccontarci una delle figure più importanti dei decenni passati.

Non un fotografo, ma un artista

Uno dei concetti espressi da Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua è la natura della sua opera e della sua figura, non un fotografo ma un artista. È questo il succo quando si guarda alla produzione di Toscani? "Su questo era un uomo molto contraddittorio" ci ha detto Nicolas Ballario, "perché spesso diceva 'no, io sono un fotografo, questo è il mio mestiere, l'ho imparato da mio padre' e lo faceva quasi con un'attitudine artigiana. Altrettanto spesso invece si dava dell'artista. E io credo che non ci siano dubbi su questa cosa: Oliviero era un artista che usava la fotografia, è il mezzo con cui lui parlava al mondo."

Oliviero Toscani Chi Mi Ama Mi Segua Oliviero Toscani Archivio Benetton 1996
La campagna realizzata in occasione delle Olimpiadi

L'arta, in fondo, va vista al di là dello strumento che si utilizza per realizzarla, "e soprattutto è uno dei pochissimi fotografi al mondo che si è mosso in ogni ambito della fotografia, dall'underground negli anni 60-70 alla fotografia di moda, poi la pubblicità come l'abbiamo conosciuto, la fotografia d'arte, i libri. Da questo punto di vista qui è un artista unico."

Oliviero Toscani e una nuova morale sociale

Un corpus artistico che per il suo impatto ha contribuito a definire "una nuova morale sociale". È questo che fa un artista: detta i tempi del sentire comune. "Assolutamente sì e lui in particolare era un artista molto politico. Attraverso le immagini faceva politica e usava la fotografia per parlare al mondo delle sue posizioni e bisogna dire che non ha mai avuto paura di farlo. Questa secondo me è stata la grandezza. Si diceva perché mai la pubblicità dovrebbe essere un mezzo piatto dove si parla solo di mondi finti? È un mezzo talmente diffuso che va usato per fare politica e lui da questo punto di vista penso che abbia veramente avuto un'attitudine da partigiano: si è sempre posto contro il sistema opprimente, si è sempre messo dalla parte degli ultimi."

Oliviero Toscani Chi Mi Ama Mi Segua Photo Credits Oliviero Toscani Archivio Benetton 1994 Foto
Un esempio della potenza delle immagini dell'artista

Un nodo cruciale che nel documentario di Spucches emerge, pur non dicendolo in modo esplicito, e che Ballario ha tenuto a sottolineare: "lui sfruttava i ricchi, sfruttava il commercio, il marketing, per difendere gli ultimi del mondo, per parlare dei problemi del mondo. Non voglio essere retorico dicendo che da questo punto di vista era un po' un Robin Hood, ma in realtà era così. Lui sfruttava le risorse dei ricchi per portare avanti il mondo, per far fare al mondo un passo in più."

Far politica nell'era delle immagini

D'altra parte siamo in un'era prettamente visiva, come ribadisce anche Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua spiegando come l'immagine appartenga alla cultura moderna e come il 90% di quello che conosciamo viene dalle immagini. "È così e questo paradossalmente è stato il deperimento della grande fotografia: questa è un po' l'epoca della fotografia, perché oggi ci sono tipo 8 miliardi di dispositivi fotografici nel mondo e oggi in un minuto vengono fatte più fotografie che nei primi 100 anni di storia della fotografia. Quindi paradossalmente è l'epoca della fotografia ma non più dei fotografi, perché ce ne sono talmente tante di immagini e siamo connessi con tutto il mondo in un secondo attraverso i telefoni di tutti, che è anche finita la grande fotografia. Oliviero questo lo sapeva bene."

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Una delle foto di Toscani che ha fatto più discutere

Una suggestione potente che ci colpisce, perché è vero che "in un mondo in cui ci sono miliardi di fotografie, come fai a riconoscere i grandi autori? È troppo più potente la quantità che non le singole immagini significative." Ed è un po' la maledizione dell'oggi, la quantità che vince sulla qualità, che ci spinge a fare anche un ulteriore passo avanti e pensare anche alle immagini fittizie, realizzare con gli strumenti di AI: "lo scenario sembra preoccupante perché sembra un futuro in cui tutto quello che abbiamo raccontato sulla post-verità negli ultimi vent'anni diventa la norma, perché sarà impossibile riconoscere cosa è vero e cosa è falso." E la ricetta per difendersi non può che essere una sola: "la cultura, il diritto alla conoscenza che è un po' quello su cui Toscani ha lavorato tutta la vita. Per questo non voleva che la sua fotografia fosse chiusa in un museo, ma fosse esposta per strada e quindi da questo punto di vista l'arte come la sua può allenare gli occhi a capire le immagini."

Chi mi ama mi segua e un'avventura iniziata quasi per caso

Tutto inizia dal suo trasferimento a New York, che Ballario definisce "la città dove stare" e che assecondava la sua scelta di essere "un pesce piccolo in un oceano piuttosto che un pesce grande in uno stagno". Lì i contatti con Patti Smith, Andy Wharol, Mick Jagger che però, sottolinea Nicolas Ballario, "non era dei miti quando li stava fotografando, erano i suoi amici, quelli con cui usciva la sera, e non delle star già affermate: Patti Smith non la conosceva nessuno, Andy Wharol era rispettatissimo in ambito artistico, ma al di fuori non aveva una grande visibilità. Il fatto che viveva al Chelsea Hotel all'inizio, fa vedere che aveva capito dove questa controcultura stava agendo e dove sarebbe diventato un pezzo fondamentale della nostra storia contemporanea."

Oliviero Toscani Chi Mi Ama Mi Segua Andy Wahrol Photo Credits Oliviero Toscani
Una foto di Andy Wharol

Da New York al mondo attraverso immagini di una potenza incredibile che il documentario ci mostra, colpendo nel segno. Ma tra tutto ciò che vediamo in Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua, qual è quella che più ha colpito Nicolas Ballario? "Ti rispondo in modo parziale, soggettivo. Forse la campagna che mi colpisce di più è quella sull'anoressia, perché mi ricordo che lavoravo nel suo ufficio e un giorno mi chiamò nel suo studio e mi disse che era profondamente insicuro, si stava chiedendo 'ma non è che sto facendo una cazzata?' Diceva sempre che se stai facendo una cosa grande non puoi essere mai sicuro di te. Quella fotografia ha dato una spallata al mondo della moda che usava quei corpi così magri, così malati E quella fotografia è stata uno spartiacque anche per lui, perché ha iniziato da lì a fare anche una fotografia più cupa."