Noi due sconosciuti, recensione: genitori single, istruzioni per l’uso

Un'acuta riflessione sul modello familiare scandinavo e sulle possibilità di formare un famiglia fuori dalle vie canoniche nel film di Janicke Askevold.

Lisa Loven Kongsli in una scena

Il cinema scandinavo ci regala spesso e volentieri drammi psicologici che offrono uno sguardo originale e approfondito nei meandri dell'animo umano. Non fa eccezione Noi due sconosciuti, fuorviante traduzione italiana del più efficace Solomamma, opera seconda della regista e attrice norvegese Janicke Askevold.

Noi Due Sconosciuti Lisa Loven  Kongsli Herbert Nordrum
Janicke Askevold ed Herbert Nordrum in una scena

Acuta riflessione sulla famiglia contemporanea, il film si concentra su Edith, giornalista e madre single di un bambino di quattro anni nato con l'inseminazione artificiale che, all'improvviso, infrange le regole dell'anonimato della banca del seme mettendosi sulle tracce del padre di suo figlio. Naturalmente le sue azioni non saranno prive di conseguenze né per lei né per le persone che le stanno vicino né tantomeno per l'inconsapevole donatore, un creatore di videogiochi di nome Niels (Herbert Nordrum) che ha avuto successo con il controverso videogame Fruit Hippo.

Un ritratto al femminile che mette in discussione le conquiste della società scandinava

Edith, magistralmente interpretata dall'attrice Lisa Loven Kongsli, che abbiamo potuto apprezzare in Forza maggiore e Wonder Woman, è una donna solo apparentemente emancipata e sicura di sé. Un lavoro prestigioso e un figlio fortemente voluto non sembrano sufficienti a placare la sua inquietudine. Il nervosismo che trapela al di là dei modi cordiali e garbati tipici della società scandinava si riflette nei rapporti coi conoscenti stretti, con la madre affetta da un principio di demenza e con l'amica, anche lei madre di una bambina avuta dallo stesso donatore di sperma, trattata più come una babysitter che come una confidente.

Noi Due Sconosciuti Lisa Loven  Kongsli Traghetto
Un primo piano di Lisa Loven Kongsli in traghetto

Bella e affermata, Edith sembra ben rappresentare le tensioni che corrono sotterranee nella 'Norvegia felix' dietro la facciata gaia e benestante. Protagonista assoluta, presente in ogni inquadratura, per tutto il film ne seguiamo gli spostamenti e ne condividiamo le inquietudini mentre infrange le regole per conoscere l'identità del suo donatore. Il motivo ufficiale è la volontà di conoscere il padre per comprendere meglio suo figlio, ma a conti fatti neppure Edith sembra capace di dare una spiegazione ai suoi comportamenti erratici e incoerenti

Uno stile rigoroso al servizio della storia e dei personaggi

Noi Due Sconosciuti Lisa Loven  Kongsli Figlio
L'abbraccio tra Lisa Loven Kongsli e il figlioletto

Per raccontare la complessità dell'animo umano lanciando, al tempo stesso, uno sguardo problematico sul modello familiare scandinavo, Janicke Askevold adotta uno stile rigoroso, pulito e geometrico. I piani fissi che pongono al centro i personaggi, i primissimi piani nei momenti di maggior tensione, i campi lunghi, che svelano i maestosi panorami norvegesi... La regista maneggia con sapienza la grammatica filmica snellendo la forma per metterla al servizio dei personaggi e della storia.

Noi Due Sconosciuti Lisa Loven Kongsli Vasca
Lisa Loven Kongsli nella vasca da bagno di Niels, naturalmente vuota

Quello che interessa ad Janicke Askevold è tratteggiare un ritratto femminile imperfetto, e proprio per questo veritiero. Una donna in bilico tra senso di responsabilità nei confronti del figlio, e della madre, che rivendica il diritto di vivere secondo i propri criteri e non quelli imposti dalla società. Tanti i temi toccati, direttamente o indirettamente, dall'emancipazione alle imposizioni sociali, dalla riflessione sul nucleo familiare al senso di colpa che la genitorialità spesso porta con sé. Alcune scene, tra cui il colloquio con la dottoressa che cura la demenza della madre di Edith e la danza sfrenata con tanto di scambio di abiti con Niels, si distinguono per l'intensità del sentimento descritto, ma c'è spazio anche per lo humor. La leggerezza e l'ironia con cui le questioni vengono affrontate rendono la visione gradevole e coinvolgente.

Conclusioni

In Noi due sconosciuti la regista norvegese Janicke Askevold adotta uno stile rigoroso, pulito e geometrico per affrontare un tema sentito come la monogenitorialità, oggetto di dibattito anche nell'emancipata società scandinava. Ne viene fuori un dramedy con sfumature umoristiche che ci fornisce un ritratto femminile intenso e approfondito mentre riflette sulle conseguenze della scelta di avere un figlio senza partner.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Lisa Loven Kongsli regge il film quasi interamente sulle sue spalle.
  • Lo stile registico rigoroso e geometrico concentra tutta l'attenzione sulla storia e sui personaggi.
  • Magistrale la capacità di indagare nella psiche dei protagonisti.

Cosa non va

  • Alle numerose domande che il film solleva vengono date risposte sfuggenti.
  • Alcune sbavature nella scrittura del personaggio di Niels.