My Generation

2017, Documentario

Michael Caine racconta i '60s in My Generation: “Il nostro motto era be cool: forse lo siamo diventati troppo”

Intervista a Michael Caine e David Batty, voce narrante e regista di My Generation, documentario che racconta i meravigliosi anni '60 nella Swinging London. In sala dal 22 al 29 gennaio.

My Generation: Michael Caine in un'immagine del documentario

Le minigonne di Mary Quant, i tagli di capelli di Vidal Sassoon, la musica dei The Beatles, The Rolling Stones e The Who, da cui prende il titolo dall'omonima canzone: il premio Oscar Michael Caine racconta nel documentario My Generation, diretto da David Batty, i meravigliosi anni '60, i colori, lo spirito e l'entusiasmo di un decennio che ha cambiato la storia e il cui stile è un punto di riferimento ancora oggi.
Presentato fuori concorso alla 74esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, il film esce in sala, distribuito da I Wonder Pictures, dal 22 al 29 gennaio, come evento speciale.

Proprio al Lido di Venezia abbiamo incontrato il regista e l'attore inglese, cui abbiamo chiesto quali sono, se ci sono, gli aspetti negativi di un'epoca entrata nel mito: "Il lato oscuro dei '60s è arrivato alla fine: erano le droghe. Quando i '60s sono cominciati eravamo ubriachi: uscivamo e ci divertivamo. Ma alla fine le droghe hanno ucciso i '60s: erano illegali e non potevi andare in discoteca e ballare e se le usavi eri noioso perché, se erano soporifere, rimanevi seduto a fare: wow! Oh! Yeah! Se prendevi cocaina lo facevi dopo aver preso schifezze per due ore. Tutto è diventato noioso e i '60s sono finiti" ci ha detto Caine, seguito dal regista: "L'altro lato oscuro è il contrattacco della classe dirigente: per un periodo l'Establishment non ha capito cosa stesse succedendo, improvvisamente la working class era al comando, aveva soldi e potere, ma poi ha cominciato a contrattaccare, proprio attraverso le droghe: come con il caso Redlands, che ha coinvolto i Rolling Stones per una piccola quantità di droga. Era chiaramente un pretesto. Sono state coinvolte molte persone, i Beatles, Marianne (Faithfull)... l'Establishment era ancora più inquietante delle droghe".

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My Generation: Michael Caine intervistato sul set del documentario

"Se stai attraversando l'Inferno, fallo a testa alta"

Venezia 2017: uno scatto di  Michael Caine al photocall di My Generation

Alla fine del film Caine guarda in camera e dice: "Non guardare al passato con rabbia e non sognare in piccolo". Il problema di oggi è proprio questo? Siamo troppo arrabbiati e sogniamo poco? "Winston Churchill mi ha aiutato nel corso della vita, diceva: se stai attraversando l'Inferno, fallo a testa alta. È ciò che ho fatto ed è il consiglio che do a tutti. Anche se non sono i '60s e la classe operaia sta meglio non vuol dire che non ci siano difficoltà. Dico anche: non voltarti indietro o inciamperai". Per Batty invece: "Il punto è non avere rimpianti: una delle prime cose che Michael mi ha detto è che non voleva arrivare alla fine della sua vita rimpiangendo cose che non aveva fatto, ma quelle che aveva fatto. Non bisogna non agire. Non siamo troppo arrabbiati: la rabbia è positiva se incanalata nella giusta direzione. Il mondo vive un momento difficile e dobbiamo reagire".

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"Be cool"

My Generation: Michael Caine in un'immagine tratta dal documentario

Rispetto ai giovani degli anni '60, quelli di oggi vivono una vita completamente diversa, tra computer e internet: "Non c'è più una distinzione sociale forte, non come nell'Inghilterra degli anni '40 e '50 almeno. I giovani possono fare quello che vogliono: vedremo cosa faranno con questa libertà". Nonostante tutte queste possibilità, i giovani di oggi si divertono forse meno di quelli dei '60s? "Pensa di non divertirsi così tanto? Avrebbe dovuto vivere nei '50s!" ci ha detto ridendo il regista, mentre Caine ha ammesso: "Forse perché noi dicevamo: dovresti essere cool e lo siamo diventati troppo".

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La nostra intervista a Michael Caine e David Batty

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