Mrs. America, la recensione: Cate Blanchett e le “donne contro” nella miniserie dell’anno

La recensione di Mrs. America, la serie con Cate Blanchett e Rose Byrne: un'appassionante ricostruzione delle campagne per i diritti delle donne negli anni Settanta.

RECENSIONE di 08/10/2020

Stiamo appena iniziando a scoprire, ciascuna di noi, chi potremmo essere, e non importa quanto tempo richiederà questa rivoluzione: non si torna indietro.

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Mrs. America: Cate Blanchett in una foto della serie

La parole di Gloria Steinem, icona per antonomasia della cosiddetta "seconda ondata femminista", pronunciate nell'episodio finale di Mrs. America, potrebbero adattarsi a ciascuna delle protagoniste di questa miniserie TV: tanto alle paladine dei movimenti per i diritti delle donne e delle minoranze, quanto alle loro avversarie, attiviste ultra-conservatrici impegnate a preservare lo status quo. Prima fra tutte Phyllis Schlafly, nemesi del femminismo e delle campagne per i diritti civili: la figura introdotta all'inizio della serie, nonché il punto di partenza della nostra recensione di Mrs. America, che nell'arco di nove episodi sintetizza un decennio di lotte, evoluzioni e battute d'arresto relative al ruolo della donna nella società americana.

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Mrs. America: Cate Blanchett nel ruolo di Phyllis Schlafly

La prima apparizione di Phyllis, nella puntata a lei intitolata, ci mostra una donna dal fisico statuario che sfila in un costume da bagno a stelle e strisce nell'ambito di una raccolta fondi di un candidato repubblicano al Congresso. Questa donna, che sullo schermo ha lo sguardo tagliente di una superba Cate Blanchett, viene presentata a noi - e alla folla plaudente - come Mrs. J. Fred Schlafly: il suo nome stesso è obliterato da quello del marito, l'avvocato Fred Schlafly (John Slattery). Phyllis, reduce dal terzo tentativo fallito di farsi eleggere al Congresso, sembra prestarsi con disinvoltura a tale funzione puramente decorativa; eppure, da lì in poi la vedremo assumere sempre maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità. E già al termine dell'episodio, mentre si scaglia con studiato fervore contro il movimento femminista, il ruolo di Phyllis sarà tutt'altro che decorativo.

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Mrs. America: Margo Martindale, Elizabeth Banks e Uzo Aduba

Creato per il servizio streaming Hulu da Dahvi Waller, autrice televisiva canadese passata per serie quali Desperate Housewives e Mad Men, Mrs. America ricostruisce un decennio di storia americana, dal 1971 al 1980. Oggetto del contendere, nel braccio di ferro tra Phyllis Schlafly (che nel 1972 avrebbe fondato un gruppo conservatore chiamato Eagle Forum) e le attiviste della seconda ondata femminista, è l'Equal Rights Amendment: una proposta di emendamento alla Costituzione volta a sancire una piena uguaglianza fra uomini e donne. E in questo racconto di ampio respiro e dalla struttura polifonica, ciascuna puntata aderisce al punto di vista di un diverso personaggio, pur senza mai perdere di vista la dimensione corale della serie, recuperata appieno nella puntata conclusiva (con un titolo emblematico: Reagan).

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Mrs. America: Rose Byrne nel ruolo di Gloria Steinem

Il continuo spostamento della prospettiva permette così di arricchire di dettagli e di sfumature una narrazione che, per sua natura, si prestava ai rischi di un approccio manicheo. E per quanto Mrs. America non nasconda la partecipazione degli autori nei confronti del movimento femminista e delle sue rivendicazioni, la serie di Dahvi Waller non si adagia su una blanda retorica, né su netti schematismi: al contrario, la sua visione dell'America degli anni Settanta è problematica e problematizzante, e non si tira indietro al momento di indagare i chiaroscuri e le contraddizioni, l'umanità e le inquietudini di entrambe le fazioni in gara, nonché di un contesto che abbraccia l'età di Richard Nixon, la campagna di George McGovern, il Watergate, la Presidenza di Jimmy Carter e, nell'ultimo atto, il trionfo di Ronald Reagan.

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Mrs. America: Margo Martindale nel ruolo di Bella Abzug

A condurci lungo questa cronistoria dell'America post-Sessantotto, fra desiderio di cambiamento e spinte reazionarie, è un manipolo di donne memorabili, affidate agli splendidi ritratti dipinti da una squadra di attrici magnifiche: Rose Byrne irradia di un carisma spontaneo e irresistibile la sua Gloria Steinem, astro nascente delle femministe d'America; Uzo Aduba, premiata con l'Emmy Award come miglior attrice supporter, incarna tutta l'intensità e il senso di indignazione di Shirley Chisholm, prima donna afroamericana eletta al Congresso, durante la sua corsa alla Casa Bianca nel 1972; Tracey Ullman è l'indomita Betty Friedan, autrice di un testo fondamentale quale La mistica della femminilità, e una magnetica Elizabeth Banks presta il volto alla femminista repubblicana Jill Ruckelshaus; mentre una sopraffina Margo Martindale si cala nei panni di Bella Abzug, co-fondatrice nel 1971 del National Women's Political Caucus, perennemente attenta a non incrinare il delicato equilibrio fra la propria passione civile e i compromessi dettati dalla realpolitik.

All'ombra di Phyllis

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Mrs. America: un'immagine di Sarah Paulson

Ma fra le varie icone della politica americana e dei diritti civili, a trovare spazio e profondità sono anche figure in apparenza di secondo piano, come la dimessa Eleanor Schlafly di Jeanne Tripplehorn, e personaggi di finzione: uno su tutti Alice Macray, da subito al fianco di Phyllis Schlafly nella sfida per fermare l'Equal Rights Amendment. Sarah Paulson (già accanto a Cate Blanchett nel film Carol) si fa specchio dell'ammirazione di Alice per l'amica e del suo senso di inferiorità, ma anche dei sentimenti contrastanti che intaccheranno le certezze della donna: dall'entusiasmo per quella 'missione' in grado di scuotere la sua routine di moglie borghese alle perplessità rispetto alla cieca intransigenza dell'Eagle Forum, che verranno alla luce nell'episodio Houston ("Sono venuta qui per difendere me stessa... ma devo chiedervelo, chi ci sta attaccando esattamente?").

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Mrs. America: un'immagine di Cate Blanchett
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Mrs. America: una foto di Cate Blanchett

L'emblematico percorso di Alice e la sua progressiva presa di coscienza, che Sarah Paulson esprime con precisione formidabile, si riveleranno pertanto l'inverso della parabola di Phyllis Schlafly, animata da una determinazione che, anno dopo anno, si tramuta in una cieca spregiudicatezza: una spregiudicatezza in virtù della quale la Schlafly non esiterà a calpestare perfino i suoi affetti più intimi (incluso il figlio John, costretto a celare la propria omosessualità). E l'interpretazione di Cate Blanchett è perfetta nel combinare l'universo emotivo di questa 'antieroina' con la maschera sorridente, e tuttavia spaventosamente rigida, di un fanatismo ipocrita, incapace di vera empatia.

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Conclusioni

Come sarà emerso in questa recensione di Mrs. America, Dahvi Waller e il suo team di autori hanno firmato una delle migliori serie televisive degli ultimi anni: un affresco storico-politico in cui convivono lucidità ed enfasi, l’analisi sociale e l’attenzione ai personaggi. Il risultato non è solo una suggestiva “capsula del tempo” sul femminismo e i fermenti liberali degli anni Settanta, ma anche una complessa riflessione sul peso di ogni battaglia e sul prezzo di ogni conquista, in cui non mancano inevitabili echi fra l’America di allora e il nostro presente.

Movieplayer.it

4.5/5

Voto medio

2.6/5

Perché ci piace

  • La capacità di rievocare l’America degli anni Settanta combinando lucidità e pathos, attenzione ai personaggi e sguardo d’insieme.
  • Una struttura corale in grado di conferire spessore e profondità ad ogni singola figura all’interno del racconto.
  • La sapiente descrizione della politica americana, dei suoi meccanismi e della dicotomia fra idealismo e compromessi.
  • Un’eccellente squadra di interpreti, da Cate Blanchett a Rose Byrne, da Sarah Paulson a Margo Martindale.

Cosa non va

  • Qualche subplot che, giocoforza, avrebbe potuto essere sviluppato maggiormente.