Pochi elementi, ma tutti al posto giusto. Nulla di imprescindibile, ci mancherebbe, tuttavia Missione Shelter di Ric Roman Waugh ha dalla sua uno schema capace - strano ma vero - di convincere, senza inseguire un'originalità che non può appartenergli.
Un thriller action che, a più riprese, non ha il timore di mostrare pure una certa venatura drammatica, soffermandosi sull'emotività più che sull'adrenalina, quasi stilizzata nonché ridotta all'osso (molto apprezzabile, ma questo potrebbe essere un problema per chi cerca l'azione tout court). Innegabilmente e palesemente derivativo, il film scritto da Ward Parry mette insieme - con slancio, e senza smania - diversi sentimenti senza perdere di vista il suo muscolo principale: Jason Statham.
Missione Shelter, la trama: in fuga con Jason Statham
In Missione Shelter, l'action hero moderno per eccellenza interpreta Michael Mason. Chi è? Un taciturno uomo ritiratosi su di un isolotto - con tanto di suggestivo faro - al largo della costa scozzese. Beve, disegna e vive in totale solitudine, insieme a un cane senza nome (spoiler: purtroppo morirà valorosamente in battaglia). In qualche modo, formano una famiglia. Ogni settimana, da anni, riceve rifornimenti da Jessie (Bodhi Rae Breathnach), incuriosita da quell'uomo burbero e schivo.
Un giorno, dopo aver consegnato le provviste, Jessie e suo zio vengono colti da una tempesta: lo zio annega, Jessie finisce in acqua. A salvarla proprio Michael, che la ospita a casa. La ragazza ha una brutta ferita sul piede, e ha bisogno di cure. Al ruvido Mason non resta che riaffacciarsi in città per recuperare i medicinali necessari. Questo però gli costa caro: scopriamo che l'uomo è un ex agente dei Black Kites, squadra speciale del governo britannico, ed è ricercato con l'accusa di tradimento (in verità ha disobbedito agli ordini, rifiutandosi di uccidere un innocente). Pizzicato da un software di riconoscimento facciale - illegale - dovrà darsi alla fuga, difendendo la giovane Jessie. Costi quel che costi.
Un action che punta al sentimento: non manca la lacrima
Missione Shelter, senza complicare nulla, sottolinea l'immutabile e inespressivo carisma Jason Statham, tornato a vestire i panni del classico uomo "che voleva solo essere lasciato in pace", poi costretto - tanto dal destino quanto dalla morale - a tornare in azione. C'è allora il retaggio di The Beekeeper e di A Working Man, diretta conseguenza di uno dei titoli fondanti: Léon. Dopo una prima mezz'ora di forte intensità (la migliore), Ric Roman Waugh indirizza l'assetto verso il thriller, calcando un'onestà intellettuale - a tratti fin troppo seriosa - che corre in avanti, seguendo una strada dritta e lineare. Quanto basta per generare un buon livello d'intrattenimento, al netto di qualche dialogo fuori posto.
La vera sorpresa è la chimica tra Statham e la giovane co-protagonista, Bodhi Rae Breathnach. Un rapporto che riesce a scalfire una certa rigidità, aggiungendo emotività ad una narrazione altrimenti dosata sulle corde dell'azione. A proposito: titoli come Missione Shelter sono avvicinabili a un certo filone analogico nato negli anni Ottanta e poi esploso nei Novanta grazie ai videonoleggi. Statham, in questo caso, eredita il peso dei suoi predecessori (da Jean-Claude Van Damme a Steve Segal, fino all'inarrivabile grandezza di Bruce Willis o Stallone), diventando un tutt'uno con il genere. Ma se il mondo si evolve - per fortuna - si evolvono anche i generi, e 'sta volta, tra un pugno e l'altro, non manca nemmeno la lacrimuccia.
Conclusioni
L'abbiamo detto, in Missione Shelter non c'è solo l'azione. Andando oltre una certa seriosità, che tende ad appesantire - e ammorbare - il tratto migliore nel film di Ric Roman Waugh è l'inaspettata venatura drammatica, che punta sull'emotività e sull'alchimia tra Jason Statham e Bodhi Rae Breathnach. A proposito, Missione Shelter è l'ennesima dimostrazione di quanto Statham sia divenuto un vero e proprio genere a sé.
Perché ci piace
- Jason Statham sempre più action hero.
- La chimica con Bodhi Rae Breathnach.
- Una venatura drammatica che funziona.
Cosa non va
- Una certa seriosità che appesantisce la narrazione.
- Niente di originale, chiaro.