Dopo aver conquistato il daytime televisivo italiano con le dizi, la Turchia prova ora a esportare i micro drama e a conquistare, dopo le TV, amche gli smartphone.
Nuovi prodotti di finzione che scardinano molte definizioni classiche, sono serie pensate per la visione "in verticale" (da qui anche il nome di vertical dramas), progettate per TikTok, Reels, Shorts.
Cosa sono i micro-drama?
Non semplici soap ruotate di 90°: i micro-drama sono contenuti pensati e costruiti per catturare l'attenzione immediatamente, con ritmi veloci, cliffhanger continui e una struttura narrativa che spinge lo spettatore a consumare un episodio dopo l'altro, ovunque si trovi.
Un fenomeno seriale relativamente nuovo, nato in Cina nel 2018 ed esploso in poco tempo anche negli Stati Uniti, i micro o vertical dramas sono diventati in una manciata di anni uno dei segmenti più prolifici e remunerativi dell'intrattenimento digitale.
Secondo le stime dell'Istituto di ricerche Omdia, il settore ha generato, dal 2020 al 2025, circa 11 miliardi di dollari di ricavi globali, trainato soprattutto dal consumo mobile e dai modelli di monetizzazione integrati nelle piattaforme.
Se la Cina continua a dominare il mercato (con l'83% dei ricavi globali), il fortmato dei micro-drama si sta rapidamente espandendo, ridefinendo il linguaggio stesso della serialità, a metà strada tra fiction tradizionale, creator economy e contenuti social.
In questo scenario si inserisce İki Dakika Creative House, primo studio professionale in Turchia interamente dedicato alla produzione dei micro-drama. Tra i suoi titoli di punta ci sono al momento New Generation Family (con la star di Forbidden Fruit, Eda Ece), NKBİ , la comedy sul calcio Semt Çocuğu e The Duchess con Pelin Karahan.
La sua fondatrice, İlkin Kavukcu, ex giornalista, ci ha però raccontato che molti altri progetti stanno arrivando, e che alcuni potrebbero parlare anche un po' italiano. Perchè, a partire dalla sontuosa presentazione veneziana al Teatro La Fenice, la İki Dakika Creative House ha intenzione di lanciarsi alla conquista del nostro mercato.
Perché i micro-drama turchi guardano all'Italia
Lo dicevamo in apertura: negli ultimi anni la serialità turca ha costruito una presenza sempre più solida nel nostro Paese, grazie alla diffusione di numerosi titoli che hanno trovato spazio soprattutto nel daytime e presso il pubblico generalista.
Nella visione di İlkin Kavukcu questo è avvenuto anche perchè Italia e Turchia condividono più elementi, soprattutto sul piano culturale e narrativo. "Pensiamo che il pubblico italiano e quello turco siano più vicini di quanto si creda" ha dichiarato la produttrice. Per esempio? Ci sono evidenti similitudini nei valori familiari, nelle relazioni sentimentali, nella centralità delle emozioni e in un certo gusto mediterraneo per storie ad alta intensità narrativa.
Questo non è certo un dettaglio secondario in un nuovo modo di intendere la narrazione seriale che vive di immediatezza, con episodi brevi, cliffhanger rapidi, coinvolgimento emotivo immediato e riconoscibilità dei personaggi. In questo senso, mercati culturalmente affini possono favorire l'adattamento del formato.
E non è un caso che, come emerso durante la nostra chiacchierata, la İki Dakika Creative House stia già sviluppando alcuni progetti che si muovono, anche geograficamente, tra i due Paesi: "Stiamo preparando una serie che sarà girata in parte in Italia e in parte in Turchia, così da unire i due contesti narrativi".
L'idea sembra chiara: non limitarsi a esportare contenuti già esistenti, ma costruire produzioni ibride capaci di parlare contemporaneamente a più spettatori. Un cast misto, ambientazioni riconoscibili, in un formato pensato fin dall'inizio per la distribuzione digitale.
Alla fine dell'estate, per esempio, lo Studio vorrebbe trovare un'attrice italiana da affiancare a un attore turco, ed è impossibile non pensare per un attimo all'operazione, riuscita, di Viola come il mare, con Francesca Chillemi al fianco di Can Yaman.
Come funzionano, chi li guarda e perché stanno crescendo
Guai a chiamarli semplici 'clip social': il modello dei micro-drama è assai più strutturato. Perchè si tratta di prodotti brevi, suddivisi in decine di episodi di durata ridotta (massimo 2 minuti), ma, oltre a mantenere tutti gli elementi classici della serialità, posseggono anche una versione "orizzontale", di solito lunga quanto un film.
İlkin Kavukcu infatti non li etichetta, se non come: "Un nuovo modo di raccontare storie". Il riferimento naturale è il comportamento dell'utente contemporaneo: tempi di attenzione più brevi, consumo frammentato, uso costante dello smartphone e richiesta di intrattenimento immediato.
"Si tratta di un'industria nata da poco, che sta crescendo molto rapidamente" ci tiene a precisare la produttrice. E in effetti l'idea che guida lo Studio turco in Italia è che il modello stia entrando in una nuova fase di espansione internazionale. L'Europa, fino a oggi più lenta nell'adozione del formato, potrebbe diventare uno dei prossimi territori di sviluppo. (In Italia, per esempio, è la Fascino PGT di Maria De Filippi che sta sviluppando le sue serie verticali).
Un pubblico quasi tutto al femminile e in rapida espansione
"Il nostro elemento distintivo è la produzione di contenuti di alta qualità anche con attori molto conosciuti" continua la produttrice, che infatti è arrivata a Venezia accompagnata, tra gli altri, da un'attrice che i telespettatori italiani conoscono molto bene: Eda Ece, Yildiz in Forbidden Fruit.
"Nel nostro primo drama verticale (la dramedy New Generation Family, ndr) Eda interpreta il ruolo principale".
La strategia è chiara: utilizzare la familiarità con il cast per accelerare il processo di fiducia del pubblico verso un formato ancora giovane.
E, al momento, prevalentemente "femminile": come indicano i dati raccolti dall'azienda "la maggior parte delle serie verticali viene seguita da un pubblico di donne, soprattutto tra i 18 e i 35 anni".
Tuttavia l'obiettivo dichiarato è quello di ampliare progressivamente il pubblico: "Abbiamo creato anche una serie ambientata nel mondo del calcio, la nostra Semt Çocuğu".
Insieme al pubblico, si amplia anche la rosa dei generi esplorati. Se la maggior parte dei micro-drama turchi punta soprattutto su romance e commedia familiare, tuttavia i gusti e le richieste cambiano in fretta. Questo la Iki Dakika Creative House lo sa molto bene: "Il pubblico cresce e si fa variegato, e di conseguenza le tipologie di contenuti richiesti. Nel mercato statunitense per esempio preferivano le rom-com, oggi invece c'è una maggiore richiesta di thriller".
Quello che resta costante è il bisogno di evasione e coinvolgimento emotivo: "Quando scegliamo un contenuto veloce da guardare, spesso vogliamo vedere qualcosa che ci faccia solo stare bene, per questo privilegiamo uno storytelling positivo, orientato più spesso verso il lieto fine".
Riprese rapidissime e (poca)AI: il modello produttivo dei micro-drama
Ovvero ciò che contribuisce in modo decisivo a spiegare l'interesse crescente degli addetti ai lavori verso questo settore. Uno degli elementi più rilevanti riguarda, infatti, la rapidità dei tempi di lavoro: "Le riprese richiedono solo sei giorni" ci dice İlkin Kavukcu. "In sei giorni completiamo tutta la fase di produzione".
Secondo quanto spiegato dalla produttrice, nel 90% dei casi è sufficiente una settimana di set. Successivamente entra in gioco una post-produzione di circa tre settimane.
Il risultato finale? 90, 95 minuti di contenuti, poi suddivisi e distribuiti in formato verticale con episodi che durano al massimo 2 minuti. Si tratta di un modello distante dalle logiche produttive della fiction classica e che apre inevitabilmente opportunità sul fronte dei costi, della sostenibilità industriale e della velocità con cui testare nuovi prodotti sul mercato.
Per i produttori significa poter sviluppare più titoli in tempi rapidi. Per le piattaforme vuol dire alimentare un flusso costante di novità.
E se si parla di ottimizzazione e di rapidità, la mente corre subito, veloce anche lei, all'utilizzo di AI. İlkin Kavukcu ci tiene subito a precisare: "Non utilizziamo l'AI per la post-produzione, ma la usiamo per il doppiaggio. Per il mercato italiano, per esempio, è utile nel doppiaggio dei promo e per la corretta pronuncia". Più prudente, invece, la posizione sul fronte creativo e narrativo: "Quando si tratta di emozioni profonde e autenticità, l'AI ha ancora dei limiti evidenti".
La sensazione generale, dunque, è che l'Italia sia il banco di prova europeo per questo formato (che anche un colosso come Netflix sta sperimentando). Se il pubblico dovesse reagire positivamente, i micro-drama troveranno certamente anche nel nostro mercato uno spazio stabile tra piattaforme streaming, social e nuove applicazioni dedicate alla serialità verticale.
Per ora si tratta soprattutto di una scommessa, ma il fatto che a promuoverla sia la İki Dakika Creative House, in una fase di forte espansione internazionale della serialità turca, rende il segnale tutt'altro che secondario.