Michele Placido: “Netflix? Preferisco la libertà del cinema”

Un dialogo ideale tra Salvini e San Francesco. Il successo di Suburra, i limiti di Netflix e il suo nuovo film da regista. Michele Placido si racconta a Movieplayer.it

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Dice di non avere più voglia di recitare Michele Placido. Un'attività che non lo diverte più. Dopo il successo di Suburra preferisce dedicarsi a progetti divulgativi, come la rassegna Universo Assisi nel corso della quale ha recitato in uno spettacolo dedicato a San Francesco. Il suo nuovo film dedicato a Caravaggio è ancora in pre-produzione, lo sta scrivendo con la collaborazione di Sandro Petraglia (con cui aveva già realizzato Romanzo criminale.

Lo abbiamo incontrato al Taormina Film Festival per parlare di cinema, delle crime story italiane di cui dai tempi de La piovra rimaniamo i leader di esportazione e dell'impegno politico delle star nostrane che lui, ammette, dovrebbe essere più incisivo, come in altri paesi. Qualche considerazione a caldo anche sul suo incontro con Netflix, più deludente del previsto.

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La politica del dialogo

Il cecchino: il regista Michele Placido sul set del film

Nell'ambito del progetto Universo Assisi ha omaggiato la figura di San Francesco. Come mai questa scelta?

È una bellissima iniziativa, soprattutto in questa epoca di confusione politica e sociale dove ci sono pochi riferimenti straordinari. San Francesco non è solo un personaggio legato alla storia della Chiesa ma un uomo che ha partecipato ai cambiamenti della storia. Ha cercato sempre il dialogo ed è stato un precursore di pace e di uguaglianza. Questo lo rende molto attuale.

Quindi lei è più vicino al pensiero francescano che a quello salviniano?

Oddio, non cominciamo a fare politica (ride, n.d.r). Io credo che non vada personalizzata perché altrimenti non creiamo quel dialogo necessario alla risoluzione dei problemi. A me piacerebbe assistere ad un dialogo tra San Francesco d'Assisi e Salvini perché credo potrebbe nascere un incontro interessante. Dopotutto le critiche possono rendere migliori i ministri, anche quando sono circondati da un ampio consenso, come nel suo caso.

Anche sulla spinosa questione dei migranti?

In questi anni mi sono chiesto continuamente perché l'Italia dovesse sobbarcarsi da sola questo problema. Facciamo parte dell'Europa e tutti dovrebbero partecipare, non necessariamente all'accoglienza ma ad una politica estera costruttiva in quei paesi che hanno sofferto secoli di colonizzazione e che ora giustamente chiedono aiuto. Non condivido le accuse di estremismo che vengono rivolte a Salvini. Credo che sia anche nel suo interesse trovare una soluzione.

Da attore avverte qualche responsabilità?

Quella di non tirarsi indietro. È molto importante partecipare al dibattito politico. Trovo condivisibile l'analisi di chi denuncia un mancato impegno tra parte degli artisti e degli intellettuali di questo Paese. Avendo vissuto molto il '68, quando i giovani per gli stessi motivi scendevano in piazza a centinaia, mi addolora non vederlo accadere adesso. Trovo comunque necessario esporsi evitando di ricorrere alla violenza verbale.

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Il coraggio di rischiare

Venezia 2010, Michele Placido, autore di Vallanzasca

Lei è reduce dal grande successo di Suburra. Come è andata la sua esperienza con Netflix?

Ho girato Suburra pensando ad un film e non necessariamente ad un contenuto di Netflix. Il vero cinema dona molta più libertà. Netflix ha il limite di voler piacere a tutti i costi ai giovani che ormai guardano quasi esclusivamente le loro serie e sono sempre meno interessati al cinema. Dal mio punto di vista invece non c'è bisogno di piacere per rivelare la profondità di alcuni percorsi esistenziali.

È questo il motivo per cui non la vedremo alla regia della seconda stagione di Suburra?

Ero già al lavoro sul mio prossimo film che dedicherò a Caravaggio e non mi sono voluto impegnare per la seconda stagione. Avevo un pre-contratto con la Cattleya ma abbiamo deciso di non rinnovarlo. Mi avevano anche proposto di farne una serie ma un personaggio come Caravaggio sfugge a qualsiasi regola e io preferisco avere la libertà di indagare senza pormi alcun freno.

Conferma il suo addio alla recitazione?

Per ora sì. Non mi diverte stare davanti alla macchina da presa. Quest'anno farò molto teatro. Riprenderò la tournée con i Sei Personaggi in Cerca d'Autore di Pirandello e poi quella di Piccoli Crimini Coniugali con Anna Bonaiuto.

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Talenti d'esportazione

Suburra: una foto della serie Netflix

Da La Piovra a Suburra passando per la direzione di Soldado da parte di Stefano Sollima. Siamo ancora noi i campioni del genere crime?

Noi abbiamo una scuola straordinaria alle spalle. Suburra lo conferma dal punto di vista dei suoi tecnici, degli sceneggiatori e degli stessi registi. Tutto è cominciato con film come Romanzo criminale e Gomorra che sono diventati serie tv di successo. E oggi mi riempie di orgoglio vedere un regista capacissimo come Sollima chiamato a dirigere un sequel di un film americano.

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Due dei suoi figli stanno seguendo le sue orme, Violante e Brenno Placido. In cosa differiscono da lei?

Io vengo da un paesello delle Puglie e mai avrei pensato di poter vantare un giorno una carriera che mi ha dato così tante soddisfazioni. Sono grato ai miei maestri, Frehner per il teatro, Rosi e Bellocchio al cinema, che mi hanno insegnato tutto. Con i miei figli mi preoccupa di più essere un buon padre che un maestro. Sul piano artistico se la sono sempre cavata da soli. Andiamo al cinema e soprattutto a teatro insieme ma io non interferisco e rispetto l'autonomia che si sono creati.

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