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Mercy, la recensione: un horror mediocre tratto da Stephen King

La recensione di Mercy, adattamento dell'omonimo racconto del maestro del brivido letterario: un film confuso e improbabile, stasera su Mediaset Italia 2 in prima visione tv.

Mercy, la recensione: un horror mediocre tratto da Stephen King

Il piccolo George ha sempre avuto un ottimo rapporto con la nonna Mercy, la quale gli ha insegnato ad affrontare di petto le situazioni difficili nonché come vedersela con i bulli che non gli davano tregua. Ma negli ultimi tempi la donna ha cominciato a manifestare disturbi psichici, che hanno obbligato la famiglia a ricoverarla in una struttura apposita dove degli infermieri si stanno prendendo cura di lei.
Come vi raccontiamo nella recensione di Mercy, all'inizio del film l'anziana viene "espulsa" dalla casa geriatrica in seguito ad un ennesimo episodio di violenza e ora tocca alla figlia Rebecca occuparsene in prima persona.

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Mercy: una scena del film

Lei, George e il fratello maggiore Buddy si trasferiscono così nella dimora dove Mercy ha vissuto i suoi anni di gioventù, già teatro in passato dell'orribile suicidio del marito, nonno di George. Come si scoprirà ben presto quella casa nasconde inquietanti segreti e la stessa Mercy potrebbe aver stretto anni prima un patto con delle forze oscure che ora minacciano la vita di chi le sta accanto.

Alle origini del male

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Mercy: un'immagine del film

Alla base vi è il racconto La nonna di Stephen King, contenuto nella raccolta Scheletri: ancora una volta è il maestro del brivido letterario ad ispirare trasposizioni più o meno riuscite. Nel caso di Mercy, prodotto dall'onnipresente Jason Blum direttamente per il mercato home video, ci troviamo davanti ad un b-movie horror che non rende omaggio alla fonte originaria, per di più espandendola e allungandola oltre misura. Nel testo alla base infatti la vicenda si svolge nell'arco di un'unica notte e non di diversi giorni come nel film e anche l'inserimento di molti personaggi secondari è una soluzione adottata in fase di sceneggiatura per arrivare a un minutaggio tale da giustificare la forma di lungometraggio; ciò nonostante la durata sfiora a malapena gli ottanta minuti, titoli di coda inclusi. Non che la brevità sia un limite, anzi risulta una sorta di pregio involontario in quanto gli eventi stavano prendendo una piega sempre più improbabile e involontariamente ridicola.

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Morti che camminano

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Mercy: una scena

Aperto da una citazione dell'inferno dantesco, il prologo ci accompagna in un breve flashback - accompagnato dal più scontato dei voice over - che ci introduce poi all'improvvisa "malattia" della nonna del titolo. Dopo alcuni mesi trascorsi in una sorta di ospizio improvvisato, è il turno per la sua famiglia di prendersene nuovamente cura, risvegliando un passato dimenticato dal quale vengono a galla risvolti sempre più malefici legati a presunte leggende del folklore locale. Non siamo però dalle parti di un qualsiasi Cimitero vivente e ben presto quest'ipotetica maledizione si diffonde in maniera incoerente tra le varie figure coinvolte, mentre l'anziana comincia a comportarsi sempre più stranamente fino a quel finale tra vomiti neri come la pece e improvvise resurrezioni, in cerca di un istinto tensivo affidato ad una manciata di jump-scare più che prevedibili. Tutto diretto verso un epilogo che oltretutto modifica sostanzialmente anche la conclusione della storia originale.

Ombre nascoste

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Mercy: una sequenza del film

Già regista del mediocre Il messaggero (2009), Peter Cornwell si adopera in soluzioni più o meno ardite, da libri magici le cui pagine trasmutano a seconda di quanto accade in scena - con una lacrima che può modificare il corso di quanto mostrato - a lupi demoniaci dagli occhi spiritati che fanno la loro comparsa nei momenti adatti, allo scopo di eliminare personaggi di contorno ormai scomodi al plot principale. Allo stesso modo la rivelazione sulla misteriosa bambina, presenza spiritica lo sappiamo sin da subito, con la quale il giovanissimo protagonista è solito dialogare risulta quanto meno forzata, almeno per come è stata raccontata nella relativa messa in scena, andandosi ad aggiungere all'ennesima falla narrativa di un adattamento ben più che problematico, mai capace di generare la corretta atmosfera a tema o regalare qualche sincero spavento che faccia sbalzare dalla sedia.

Conclusioni

Il piccolo George si trasferisce con la madre e il fratello maggiore nella casa della nonna, per prendersi cura dell'anziana che ha dato in escandescenza in più occasioni nella struttura geriatrica dove era ricoverata. Il ritorno tra quelle quattro mura non sarà dei più tranquilli e ben presto antichi segreti legati al passato della proprietaria verranno alla luce, mettendo in pericolo l'incolumità della famiglia. Come vi abbiamo raccontato nella recensione di Mercy, ci troviamo davanti un film fiacco e prevedibile, tra le peggiori trasposizioni da Stephen King dell'ultimo decennio. Un horror che non spaventa e mai capace di creare un minimo di atmosfera, per via di personaggi anonimi e di una sceneggiatura che si distacca in più occasioni dal racconto originario alla base, tra figure di contorno e situazioni introdotte ex-novo senza una reale cognizione di causa.

Movieplayer.it
1.5/5
Voto medio
4.7/5

Perché ci piace

  • Il film dura poco.

Cosa non va

  • La sceneggiatura modifica e allunga il racconto originario in maniera spesso confusa e improbabile.
  • Manca una tensione, drammatica o psicologica che sia, e la paura è la grande assente.