Matteo Garrone: da L'imbalsamatore a Dogman, tutti i marchi di fabbrica del regista

In Dogman c'è tutto il cinema di Garrone: l'attrazione fatale tra due solitudini de L'imbalsamatore e Primo amore, la violenza che scaturisce dall'ambiente di Gomorra, la storia di un Candido destinato a scontrarsi col mondo di Reality. Proviamo a raccontarvi tutti i tratti distintivi del cinema di Matteo Garrone. Premiata Forneria Garrone: tutti i marchi di fabbrica di Matteo Garrone, da L'imbalsamatore a Dogman

APPROFONDIMENTO di 02/06/2018
Dogman: la prima foto del film
Dogman: la prima foto del film

Non si è ancora spenta l'eco di Dogman, il grande film di Matteo Garrone. La storia del Canaro della Magliana, certo. Ma anche, e soprattutto, molto molto altro. Dogman è una parabola, un racconto morale e universale, un'opera che scandaglia nel profondo la natura umana. Ma una delle cose che piace a noi malati di cinema è che in Dogman c'è tutto il cinema di Garrone: l'attrazione fatale tra due solitudini, come ne L'imbalsamatore e Primo amore; la violenza che scaturisce dall'ambiente, e che sembra il finale inevitabile di certe storie, come in Gomorra; la storia di un Candido che è destinato a scontrarsi con il mondo, come in Reality. In Dogman abbiamo trovato tutti i marchi di fabbrica del cinema di Matteo Garrone. E proviamo a raccontarveli.

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Dogman: Matteo Garrone sul set del film
Dogman: Matteo Garrone sul set del film

La crudeltà dello sguardo

Una scena del film Gomorra
Una scena del film Gomorra

Il cinema di Matteo Garrone è il cinema della crudeltà dello sguardo, della spietatezza dell'inquadratura: è mostrare senza sconti, senza veli, senza inibizioni. Il corpo magrissimo di Michela Cescon in Primo amore, dove era una donna costretta a dimagrire per amore di un uomo, è svelato in maniera impietosa, le vertebre che spuntano sotto la pelle. I corpi dei giovani camorristi di Gomorra sono mostrati anch'essi nudi, in tutto il loro essere sgraziati. Ma lo sguardo di Garrone sugli ambienti è altrettanto impietoso. Lo squallore di certi ambienti, come le case/caserme delle Vele di Scampia, o le discariche, sempre in Gomorra, è qualcosa che si respira, si vive, si può quasi toccare. Il cinema di Garrone non ci nasconde nulla, anzi lo illumina e lo inquadra per farcelo vedere meglio.

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L'empatia dello sguardo

Dogman: Marcello Fonte in un'immagine tratta dal film
Dogman: Marcello Fonte in un'immagine tratta dal film

Ma lo sguardo di Garrone, attenzione, è crudele solo nel senso che è privo di sconti nel mostrare le cose nel loro essere, nel fornirci immagine crude, nel volerci catturare. In questo senso è onesto. Lo "sguardo" inteso come "occhio" sui personaggi è tutt'altro che crudele. È, invece, empatico. Garrone cerca sempre di avere un legame emotivo e affettivo con i personaggi Di non guardarli mai dall'alto. Il discorso è evidente più che mai nel suo ultimo film, Dogman: la comprensione, l'identificazione, la compassione che ci fa provare per il suo protagonista, Marcello, tutte cose che proviamo pur sapendo che è un assassino, è qualcosa di unico.

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Reality e Fantasy

Scampia, scenario di guerra del film Gomorra
Scampia, scenario di guerra del film Gomorra

Ma quello che rende unico lo sguardo di Matteo Garrone è una continua, e continuamente reinventata, commistione tra reale e fantastico. Quel corpo nudo di Primo amore e le Vele di Scampia di Gomorra sono sì reali, ma il cinema di Garrone finisce per trasfigurarle in qualcosa di metafisico, astratto, irreale. Anche i luoghi di Dogman sono reali (il Villaggio Coppola si trova a Castel Volturno, non lontano dai luoghi di Gomorra), ma sembrano una scenografia costruita appositamente per un film western, l'ultimo avamposto prima del deserto. L'altro lato della medaglia è Il racconto dei racconti: le storie fantastiche di Basile sono incantate, ma sono allo stesso tempo terrene, concrete, tangibili. Un punto di vista che verso la fiaba e il fantastico nessuno, o quasi, aveva mai pensato.

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Dalla cronaca al cinema

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Molti dei film di Matteo Garrone partono dalla cronaca, dalla realtà, per poi prendere una propria strada, vivere di vita propria. Diventare qualcos'altro. L'imbalsamatore prende ispirazione dalla storia vera di Domenico Semeraro, conosciuto come il "Nano della Stazione Termini". Primo amore nasce, come il suo predecessore, da una storia vera, quella raccontata nel libro Il cacciatore di anoressiche di Marco Mariolini. Quello raccontato in Gomorra è tutto vero, ed è doppiamente filtrato da una rielaborazione d'autore: quella dello storytelling giornalistico di Roberto Saviano e quella del linguaggio cinematografico di Garrone. Non fa eccezione Dogman, partito dal notissimo fatto di cronaca del Canaro della Magliana per diventare un film universale, un apologo su Bene e Male.

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Il Racconto dei Racconti: Stacy Martin è la giovane Dora in una scena del film
Il Racconto dei Racconti: Stacy Martin è la giovane Dora in una scena del film

Riscrivere i generi

Il Racconto dei Racconti: Salma Hayek regina affamata in una scena del film
Il Racconto dei Racconti: Salma Hayek regina affamata in una scena del film

Un lavoro delicato, difficile, unico che ha fatto spesso Matteo Garrone è quello di destrutturare i generi e riappropriarsene, andando alla base, alle radici. Partendo dall'inizio di tutto e riscrivendo completamente la storia. Dipingendo di nuovo il quadro, partendo da zero, con i propri colori. In Gomorra demolisce il mito del gangster movie e riscrive i codici del genere, raccontando un crimine fatto di gente comune e poco affascinante, e girando nella villa del camorrista che si era ispirato a Scarface, per mostrare un crimine tanto privo di glamour quanto vivido e reale. Ne Il racconto dei racconti va a ripescare le fiabe di Gianbattista Basile, sorta di testo archetipico sul cui immaginario in seguito, in molti, anche i Fratelli Grimm, hanno costruito i propri mondi. E anche qui riformula i codici del genere, riportando le fiabe alla loro natura iniziale. In questo modo Garrone si riprende anche il fantasy, e lo riscrive a modo suo. Crudele e adulto. Ancestrale, terreno, legato alla natura.

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Personaggi in cerca d'attore

Dogman: Marcello Fonte in un'immagine del nuovo film di Garrone
Dogman: Marcello Fonte in un'immagine del nuovo film di Garrone

"Per il mio modo di lavorare l'incontro tra la persona e il personaggio è importante, è sempre una sorta di matrimonio in cui si confondono l'uno e l'altro" ci raccontava Garrone qualche anno fa. "Quando giro faccio molta attenzione ai luoghi, ai volti, perché entrambi parlano. E poi verifico e riscrivo la sceneggiatura, e sono disposto anche a tradirla, se vedo che dall'esterno mi arriva qualche idea". La scelta degli attori è un momento chiave dei film di Garrone, e nessuno come lui sa farlo. In Gomorra ha lavorato con molti attori che venivano da esperienze in carcere, che hanno portato sullo schermo il loro vissuto, e molti ragazzi che vivevano a Scampia e facevano teatro. "Sono tutti attori, ma con alle spalle esperienze profonde che hanno portato dentro al film" spiegava Garrone ai tempi di Gomorra. Le sue scoperte sono tutte geniali: Ernesto Mahieux, attore di teatro, ne L'imbalsamatore, Vitaliano Trevisan, scrittore e sceneggiatore oltre che attore, in Primo amore. Fino all'indelebile Marcello Fonte Di Dogman. Fonte è un attore, ma ha recitato in piccole compagnie teatrali, o ha fatto la comparsa. Garrone lo ha trovato in un centro sociale occupato, era il guardiano di uno spazio dove recitavano ex detenuti.

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Le conseguenze delle scelte

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"I miei film fanno vedere i conflitti che vivono le persone, le conseguenze di certe scelte, hanno l'uomo come protagonista" ci raccontava Garrone a proposito del trait d'union tra i suoi film più famosi.
"Cerco sempre un racconto che sia tale attraverso le azioni dei personaggi piuttosto che attraverso le informazioni legate alle parole. Credo in un film più legato all'espressione, all'aspetto emotivo e al linguaggio, rispetto all'informazione e alle parole, che sono più legate all'aspetto razionale".

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Le relazioni pericolose

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Che cos'hanno in comune Dogman, L'imbalsamatore e Primo amore? Sono tutti film che raccontano l'attrazione fatale tra due solitudini, un rapporto tra due persone in cui una delle due è in una condizione di dominio e l'altra di sottomissione, in cui uno cerca di rincorrere l'altro senza raggiungerlo mai. È il disagio, la tragedia che nasce da uno squilibrio, da un rapporto cercato e mai esistito, dall'inadeguatezza, dalla rivalsa.

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L'ambiente

L'influenza dell'ambiente sulla vita e le scelte delle persone è uno dei temi di Matteo Garrone. Vivere e respirare la Camorra fin da bambini è una delle chiavi di Gomorra. L'ambiente materiale e ricco del Nordest è una delle chiavi per capire il carattere del protagonista di Primo amore. In Dogman l'ambiente dove si svolge la storia non è reale e codificato, ma immaginario. Eppure quella periferia deserta e desertificata, svuotata di vita e di contenuti, è fondamentale per capire la vita e i gesti del protagonista. È un luogo fuori dal tempo: ma potrebbe essere una delle tante periferie italiane di oggi, dimenticate dalla politica e dai riflettori. Scegliere i luoghi giusti dove girare, ridipingerli con i suoi colori, riprenderli enfatizzandone lo squallore, le crepe, i vuoti, è una delle particolarità del cinema di Matteo Garrone.

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Dogman: Marcello Fonte in una scena del film
Dogman: Marcello Fonte in una scena del film

Simbiosi con il territorio

Marco Macor e Ciro Petrone in una sequenza del film Gomorra
Marco Macor e Ciro Petrone in una sequenza del film Gomorra

Ai tempi di Gomorra Matteo Garrone ha inventato un modo di produzione assolutamente innovativo per il cinema italiano: tutta la troupe che va sul territorio, e che in qualche modo entra in simbiosi con il territorio e la sua anima, anche la sua anima. "Stando lì mi sono accorto della grande disponibilità di tutti a partecipare al film" ci raccontava Garrone ai tempi di Gomorra. "La gente ha addirittura contribuito attivamente, aiutandomi nella ricostruzione di certi dettagli. Erano i primi spettatori del film: stavano dietro ai monitor mentre giravo, e dibattevano tra di loro".