Lo scambio di principesse, la recensione: il gioco dei troni

La recensione de Lo scambio di principesse, dal romanzo di Chantal Thomas: sacrificio personale e ragion di Stato nella cornice delle corti europee del diciottesimo secolo.

"Malgrado la sua giovane età, lei aveva tutto di una Regina, Sire." "E io, madame? Credete che sia un Re?"

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Lo scambio di principesse: un'immagine di Anamaria Vartolomei

Noto innanzitutto come scrittore a partire dal suo celebrato libro d'esordio del 1999, La stanza degli ufficiali, il francese Marc Dugain si è cimentato in seguito anche con il cinema, in qualità di regista e sceneggiatore. Ed è appunto il suo secondo lungometraggio per il grande schermo l'oggetto di questa recensione de Lo scambio di principesse, adattamento diretto nel 2017 dell'omonimo romanzo storico del 2013 di Chantal Thomas, la quale ha partecipato alla stesura del copione: un ritratto della vita di corte e delle dinamiche dei matrimoni tra famiglie reali nell'Europa degli anni Venti del Settecento, adottando la prospettiva di un quartetto di giovanissimi protagonisti.

Questi matrimoni s'hanno da fare

Lo Scambio Di Principesse
Lo scambio di principesse: un'immagine del film

L'antefatto de Lo scambio di principesse è la Guerra di Successione Spagnola, il conflitto devastante che per ben tredici anni, all'inizio del secolo, avrebbe visto coinvolti la maggior parte degli Stati europei. Il film di Marc Dugain si apre nel 1721, a sette anni di distanza dalla fine della guerra, quando i membri della dinastia dei Borbone siedono sui troni della Francia e della Spagna. In Francia l'undicenne Luigi XV (Igor van Dessel), bisnipote del Re Sole, attende di raggiungere la maggior età per assumere la guida del Regno, affidata nel frattempo alla reggenza di Filippo di Borbone-Orléans (Olivier Gourmet). La Spagna è governata invece dallo zio di Luigi, Filippo V (Lambert Wilson), che medita di lasciare il trono entro qualche anno al figlio adolescente Luigi (Kacey Mottet Klein). Come placare le tensioni tra i due rami della famiglia, evitando che la rivalità tra Francia e Spagna sia causa di altro sangue?

Lo Scambio Di Principesse
Lo scambio di principesse: un'immagine del film
Lechange Des Princesses
Lo scambio di principesse: un'immagine di Juliane Lepoureau

Da qui l'espediente che dà il titolo al libro di Chantal Thomas e alla pellicola di Dugain: un doppio matrimonio suggerito proprio da Filippo d'Orléans per rinsaldare il legame fra le due corone. Seguiamo così i percorsi paralleli dell'Infanta di Spagna, la piccola Marianna Vittoria (Juliane Lepoureau), inviata a Versailles per essere presa in moglie dal cugino Luigi XV; e dell'undicenne Luisa Elisabetta de Montpensier (Anamaria Vartolomei), figlia del Duca d'Orléans, destinata al contempo alle nozze con Luigi di Spagna e a un futuro ruolo da sovrana consorte. Unioni dettate dalla convenienza politica e dalla ragion di Stato, la cui notizia è accolta da ciascun personaggio con una diversa reazione: dall'entusiasmo infantile di Marianna, seppur velato di malinconia, alla malcelata ostilità di Luisa, costretta suo malgrado a fare da pedina sullo scacchiere degli interessi nazionali, all'eccitata trepidazione con cui Luigi di Spagna attende di stringere fra le braccia la sua promessa sposa.

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Il peso della corona

Echange Des Princesses
Lo scambio di principesse: un'immagine di Igor van Dessel

Ancor più emblematico è però l'atteggiamento di Luigi XV, che a dispetto della propria età sembra già aver assimilato l'essenza più profonda del suo statuto di sovrano: perché essere il padrone di una nazione, l'individuo più potente di Francia (e d'Europa), significa per paradosso non essere padrone di se stesso e dover sottomettere ogni volontà e ogni desiderio alla convenienza del proprio Regno. Passa appena qualche attimo, alla proposta del Duca d'Orléans, prima che questo monarca poco più che bambino pieghi la testa ai suoi doveri; senza battere ciglio, con pacata rassegnazione, mentre giusto una traccia di malinconia si affaccia sul volto dell'interprete Igor van Dessel, ammirevole per la capacità di suggerire dissidi che devono però restare inespressi.

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Lo scambio di principesse: un'immagine del film

È questo, più in generale, l'approccio adottato da Marc Dugain ne Lo scambio di principesse: negli inviolabili formalismi della corte non c'è posto per esplosioni emotive, né spazio a sufficienza per gesti di ribellione. Così i drammi dei personaggi si consumano in silenzio, interiormente, come le malattie che ne minacciano la salute (l'ossessione della morte è un'ombra onnipresente, sugli adulti ma ancor più sui loro 'delfini'). Perché per sopravvivere a corte è necessario adeguarsi alle sue regole, come insegna a Marianna la Principessa Elisabetta Carlotta del Palatinato (Andréa Ferréol); mentre la più piccola devianza dalla norma su ciò che è 'accettabile' può condurre all'esilio perpetuo, come accadrà al giovane Duca di Boufflers (Jonas Wertz) per la sua omosessualità.

Conclusioni

Dietro l’eleganza dei costumi e degli arredi, sotto la calma apparente dei gesti e dei dialoghi, l’opera di Marc Dugain non risparmia né edulcora nulla rispetto alle sofferenze dei suoi protagonisti. Come abbiamo evidenziato nella nostra recensione de Lo scambio di principesse, il film esplora il rapporto fra individuo, società e potere con un disincanto che, un anno dopo l’altro, si estenderà a tutti i partecipanti a questo “gioco dei troni” inesorabilmente crudele.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • La composta lucidità e la precisione geometrica con cui Marc Dugain mette in scena gli equilibri di potere all’interno delle corti europee.
  • La capacità di ricondurre la narrazione storica a una riflessione più ampia sui rapporti di forza fra individuo e società.
  • L’efficace apporto del cast, che amalgama veterani del cinema francese (Lambert Wilson, Olivier Gourmet, Andréa Ferreol) e un gruppo di giovani talenti.

Cosa non va

  • Un ritmo compassato e una generale ‘freddezza’ che potrebbero allontanare una parte di pubblico.