L'isola dei ricordi, intervista ai registi: "Un inno all'amicizia, tra pop anni '90 e l'amore per gli anime"

Joel Crawford e Januel Mercado ci portano dietro le quinte dello splendido L'isola dei ricordi: la colonna sonora con INXS e Journey, i ricordi degli anni '90 e lo stile visivo.

Una scena de L'isola dei ricordi

Parlare con chi fa animazione è sempre una gioia, perché si nota un entusiasmo, una passione, una spinta a voler raccontare ciò che si è fatto che spesso non troviamo in altri ambiti. È ancora più prezioso quando si tratta degli autori di un film splendido come L'isola dei ricordi, produzione DreamWorks Animation che Joel Crawford e Januel Mercado hanno scritto e diretto.

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Le due protagoniste del film DreamWorks Animation

Li abbiamo raggiunti mentre eravamo in giro, con lo sfondo di Piazza della Repubblica a Roma con tutti i disagi del caso, ma nulla ci avrebbe impedito di approfondire un film che ci ha stupiti per le scelte narrative, il livello tecnico e l'emozione che riesce a veicolare. Un film che abbiamo amato e di cui abbiamo voluto esplorare il dietro le quinte, dalle scelte musicali a quelle visive, partendo però dalla spinta iniziale a voler raccontare questa storia.

La genesi de L'isola dei ricordi: un'amicizia ventennale e il fascino degli anni '90

Siamo partito, nella nostra chiacchierata con gli autori de L'isola dei ricordi, dalla genesi, dal perché abbiano voluto raccontare questa storia, sulla scelta del periodo di riferimento degli anni '90 e la location suggestiva che fa da sfondo all'amicizia di Jo e Raissa. "Januel e io lavoriamo insieme da quasi vent'anni" ci ha detto Joel Crawford, "siamo migliori amici e condividiamo la stessa sensibilità. Dopo aver fatto così tanti film insieme, volevamo raccontare una storia originale che celebrasse davvero l'amicizia."

Ma non solo, "che fosse anche una sorta di lettera d'amore a tante cose... Qualcosa di molto personale" ha aggiunto Januel Mercado. I due autori, da ottimi amici quali sono, si rimpallano le risposte, si completano a vicenda, e infatti è ancora Crawford a specificare che "volevamo che il tono del film restituisse la sensazione di cosa si prova a vivere un'amicizia: si ride insieme, si piange insieme, ci sono divertimento, caos e spontaneità. In questo senso è una grande avventura."

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E sulla scelta del decennio in cui la storia si muove, Mercado ha spiegato: "Entrambi siamo cresciuti negli anni '90, essendo nati negli anni '80, e quel decennio ha rappresentato i nostri anni formativi. La moda, la musica e la nostra sensibilità si sono sviluppate negli anni '90. Abbiamo ambientato il film lì perché è una parte fondamentale di quel sentimento di nostalgia che volevamo far provare al pubblico, perché proviene da un punto di vista autentico e da un'esperienza che abbiamo vissuto in prima persona. Come narratori siamo convinti che, se un racconto è onesto e nasce dalla verità, il pubblico entrerà in sintonia con esso."

Da INXS a Journey: la colonna sonora come cuore pulsante del racconto

Aspetto fondamentale de L'isola dei ricordi sono appunto le canzoni e approfittiamo del riferimento fatto da loro per chiedere di approfondire le scelte fatte. "Ci sono tantissime canzoni importanti che ti accompagnano lungo la storia, ma una in particolare rappresenta l'inno dell'amicizia tra Jo e Raissa: Never Tear Us Apart degli INXS" ha sottolineato Joel Crawford, "è un brano che abbiamo inserito nella sceneggiatura fin dall'inizio, sei anni fa, perché significava davvero molto per noi. Si allineava perfettamente con il legame tra Jo e Raissa: anche se in origine è una canzone d'amore, funzionava alla perfezione anche per questo tipo di amicizia platonica. È stato speciale seguire il percorso di questo brano nel film, partendo dalla versione originale degli INXS per poi avere la versione imponente e corale cantata da Solea Pfeiffer (da Cats)".

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Jo e Raissa in una scena de L'isola dei ricordi

Se quella degli INXS è la canzone che accompagna l'amicizia delle due ragazze, un'altra sottolinea invece uno dei temi del film e le Filippine che lo ospitano: "E poi Don't Stop Believin' dei Journey, un altro grande inno!" Ha aggiunto infatti Janiel Mercado, "è una canzone popolarissima, ma ha anche un forte legame culturale con le Filippine, dove la gente ama quel brano e adora il karaoke. È sempre la canzone con cui si chiudono le serate. Inoltre Arnel Pineda, l'attuale frontman dei Journey, è filippino. Al di là di questo, è un brano ricco di simbolismo: parla di condividere le proprie storie, non rinunciare mai ai propri sogni e credere sempre in se stessi e nella vita che si vuole inseguire."

Uno stile visivo mutevole: l'omaggio agli anime anni '90 e alla memoria

Se l'amicizia e le canzoni sono l'ossatura, anche emotiva, del film, L'isola dei ricordi non difetta neanche sul piano tecnico, con scelte visive magnifiche che lo rendono una vera gioia per gli occhi. E anche su questo non abbiamo esitato dal chiedere un approfondimento agli autori: "Il bello di raccontare questa storia è che si tratta sia di una celebrazione della cultura e della mitologia filippina, sia di un pezzo nostalgico ambientato negli anni '90" ci ha spiegato Crawford.

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Un'immagine suggestiva del film di Joel Crawford e Janiel Mercado

Due suggestioni diverse che però convergono in qualche modo: "le ispirazioni arrivano da entrambi questi mondi: entrambi possiedono colori saturi e vivaci che volevamo portare nello stile generale. Una delle cose straordinarie dell'animazione è che non devi limitarti a un solo stile: in questo film la storia è un modo per esprimere i ricordi. Proprio come io e te potremmo ricordare lo stesso momento in modo diverso, abbiamo giocato con diversi stili di animazione per mostrare differenti punti di vista. Alcuni di questi stili sono stati ispirati proprio dagli anime degli anni '90 con cui io e Januel siamo cresciuti."

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