"Sì, Lee è un autore a tutti gli effetti, e diventerà uno dei più grandi". A dirlo è direttamente il protagonista del film Jack Reynor. Non possiamo non essere più che d'accordo, a giudicare da Lee Cronin - La mummia - sì, questo è il titolo ufficiale - che riporta in vita un'emblematica icona cinematografica, azzerandone però ogni barlume di romanticismo.
"Spesso, quando pensiamo ai film sulle mummie del passato, l'attenzione è rivolta a faraoni, re, regine o famiglie reali; si parla di ricchezza, oro e grandi tombe", spiega il regista, nel corso della nostra video intervista. "Io invece ho iniziato chiedendomi: "E se a essere mummificata fosse una persona cara?"".
Lee Cronin - La mummia, il regista racconta il film
Al centro della pellicola, infatti, c'è la scomparsa della piccola Katie. Otto anni dopo, la bambina, ricompare chiusa in un sarcofago. "Nel mio film, la mummificazione avviene per uno scopo diverso. È una visione molto personale che ho voluto sviluppare", continua Cronin.
"Questo spunto mi ha permesso di creare una trama più cupa e intima. Porto la mummia "a casa". Non si tratta delle classiche avventure mozzafiato, che pure amo, ma di un horror domestico. Il punto è: e se succedesse tra le tue mura? Come reagiresti? Mi piace raccontare storie personali in cui il pubblico possa identificarsi; i film horror funzionano meglio quando i personaggi e le circostanze sono vicini alla realtà dello spettatore".
Un dettaglio incredibile: il poster di Babe - Maialino Coraggioso
Lee Cronin - La Mummia è ricco di dettagli, ma uno è incredibilmente sorprendete: in scena comparre il poster di Babe - Maialino coraggioso. Secondo il regista "è un capolavoro totale! Ho scelto quel poster innanzitutto per il colore. Nella storia, la camera di Katie è rimasta congelata nel tempo da quando lei è scomparsa otto anni prima; è conservata dalla madre come un museo, non viene toccato nulla".
E prosegue, "Quando Katie torna a casa, rientra in quella cameretta infantile e tutta rosa che non è cambiata affatto. Volevo creare un contrasto: in quella stanza dall'aspetto rassicurante e "incantevole" iniziano a succedere cose assurde. Il pubblico vedrà come il colore e l'atmosfera di quello spazio cambieranno radicalmente col passare del tempo, e il poster di Babe si inseriva perfettamente in quel mondo che cercavo di costruire".
L'importanza dell'horror
In pieno flusso gore, segnato da un estremo scenico non banale, Lee Cronin - La mummia sottolinea l'ottimo stato dell'arte dell'horror. "L'horror è un fenomeno ciclico, ma estremamente potente. Anni fa lavoravo in un negozio di videonoleggio. All'epoca l'horror era spesso relegato in un angolo o in fondo a una sezione. Penso che se oggi riaprissero quei negozi - e mi piacerebbe molto - appena varcata la soglia ti troveresti subito di fronte a una gigantesca "parete dell'orrore"", e "non perché sia diventato mainstream in senso negativo, ma perché non ha perso il suo mordente. Il pubblico oggi apprezza lo spettacolo e il piacere di andare al cinema per divertirsi ed emozionarsi. È un mezzo così coinvolgente che l'horror vi si adatta alla perfezione".
La colonna sonora di Lee Cronin - La mummia
Altra peculiarità: la colonna sonora di Stephen McKehon, unita a un efficace soundtrack. "Volevo creare un'atmosfera senza tempo. Anche se la vicenda si svolge tra il presente e otto anni prima, ed è il risultato di 3.000 anni di storia, cercavo un'estetica che non fosse legata a un'epoca precisa", continua Lee Cronin. "Le canzoni hanno un legame personale con il modo in cui costruisco i personaggi. Ad esempio, mi piaceva l'idea che la nonna Carmen ascoltasse il rock classico degli anni '70. Quel sound è una fusione dei gusti di mia madre e delle mie zie; quelle canzoni erano importanti per loro, e usarle mi ha permesso di trasmettere un senso di autenticità e calore".
In chiusura, il regista riflette sul valore del giornalismo - un tema non scontato, in quanto Jack Reynor interpreta un padre nonché giornalista, disposto a tutto pur di scoprire la verità dietro la sparizione della figlia. "Credo sia fondamentale prestare attenzione alle fonti, ma è vitale continuare a dedicarsi con impegno alla ricerca della verità e delle risposte", conclude Lee. "Il bello del personaggio di Charlie è proprio questo: nonostante il trauma di riavere sua figlia a casa, non si accontenta del suo ritorno. Vuole capire cosa le sia successo davvero mentre lei non c'era. Non smette mai di cercare la verità".