L'ultima volta che siamo stati bambini, recensione: Claudio Bisio regista ci mette il cuore

La recensione di L'ultima volta che siamo stati bambini, convincente esordio alla regia di Claudio Bisio, che porta al cinema l'omonimo romanzo di Fabio Bartolomei.

L'ultima volta che siamo stati bambini, recensione: Claudio Bisio regista ci mette il cuore

Ormai è un dato che andrebbe analizzato: moltissimi attori e attrici italiani stanno passando dietro la macchina da presa. L'ultimo esordio alla regia uscito nelle sale in ordine temporale è Felicità di Micaela Ramazzotti, celebrato a Venezia con il Premio degli spettatori - Armani Beauty. Nei prossimi mesi vedremo poi C'è ancora domani di Paola Cortellesi e Volare di Margherita Buy. Ora però è il momento di Claudio Bisio, che, dopo l'anteprima al Giffoni Film Festival 2023, arriva al cinema il 12 ottobre con l'adattamento dell'omonimo romanzo di Fabio Bartolomei. Per tutti gli scettici: la recensione di L'ultima volta che siamo stati bambini parte con una certezza, questo è un film pieno di cuore.

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L'ultima volta che siamo stati bambini: una scena del film

Ambientato nella Capitale del 1943, questa pellicola non arriva in un momento casuale: il 16 ottobre di 80 anni fa avveniva il rastrellamento del ghetto di Roma, che portò alla deportazione di più di 1000 persone, bambini compresi, nei campi di sterminio. Il film racconta questa pagina oscura della storia attraverso gli occhi di tre bambini: Italo, figlio di un federale fascista, Cosimo, il cui padre è al confine, e Vanda, orfana che vive in un istituto gestito da suore. I tre si mettono in testa di andare a recuperare Riccardo, loro amico, preso e portato via dai tedeschi.

Sulle loro tracce si mette presto una strana coppia, formata da Vittorio, fratello di Italo, anche lui con la divisa fascista come il padre, e suor Agnese, che si è particolarmente affezionata a Vanda, quasi come fosse sua figlia. Seguendo i binari del treno, i bambini scoprono un'Italia piegata dalla guerra, mentre l'ufficiale e la religiosa mettono a confronto due modi opposti di vedere la vita.

L'ultima volta che siamo stati bambini: trailer

Un film dal cuore puro

Nonostante il contorno della storia sia tragico, L'ultima volta che siamo stati bambini è un classico road movie di formazione: i tre ragazzi protagonisti affrontano un viaggio che presenta diverse prove da superare, dal procurarsi del cibo a sopravvivere agli attacchi dei nazisti. Lungo il percorso scoprono di che pasta sono fatti, comprendendo presto che la loro amicizia, ancora pura e non inquinata da ideologie di ogni colore, è ciò che più conta.

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Marianna Fontana e Federico Cesari in L'ultima volta che siamo stati bambini

Più difficile è invece il confronto tra Agnese e Vittorio, ormai adulti, entrambi orgogliosi e convinti della divisa che indossano, che sia quella militare o religiosa. Anche per loro però arriva l'amore a far ricordare cosa è davvero importante: la prima infatti vuole il bene della bambina sopra ogni cosa, così come il secondo fa di tutto pur di ritrovare il fratello.

Il cast fa la differenza

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L'ultima volta che siamo stati bambini: Vincenzo Sebastiani, Federico Cesari e Claudio Bisio in una una scena del film

Con grande semplicità e umiltà, Claudio Bisio - che si ritaglia anche un piccolo ruolo, interpretando il padre di Italo e Vittorio - si mette letteralmente all'altezza di questi tre bambini, lasciandosi guidare dalla spontaneità e dalla bravura dei suoi giovanissimi protagonisti. Alessio Di Domenicantonio, Vincenzo Sebastiani e Carlotta De Leonardis sono tre forze della natura, che reggono tutto il film sulle loro spalle. Non soltanto credibili, ma anche perfettamente in parte e affiatati tra loro: Bisio sa sicuramente come dirigere gli attori, anche quando sono così giovani.

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Claudio Bisio sul set di L'ultima volta che siamo stati bambini

Completano il quadro due volti ormai consolidati del cinema e della serialità italiani, Federico Cesari e Marianna Fontana: anche loro hanno tempi perfetti e riescono a mettere in scena una "battaglia dei sessi in costume" che appassiona, come hanno dimostrato gli applausi a scena aperta dei ragazzi che hanno visto il film a Giffoni.

Senza scadere nella retorica pur non rinunciando a trattare argomenti drammatici, Bisio trova il giusto equilibrio di tono: non dimentica il lato educativo del proprio film, ma allo stesso tempo realizza un racconto divertente e pieno di cuore. Un esordio che convince.

Conclusioni

Come scritto nella recensione di L'ultima volta che siamo stati bambini, l'esordio alla regia di Claudio Bisio, che adatta per il grande schermo l'omonimo romanzo di Fabio Bartolomei, è un film che convince, in cui ci si mette ad altezza di bambino per raccontare un fatto tragico come il rastrellamento del ghetto di Roma, accaduto esattamente 80 anni fa. A fare la differenza è il giovanissimo cast, formato da attori che non soltanto sono bravi, ma hanno anche una perfetta chimica tra loro.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.7/5

Perché ci piace

  • Il cast di giovani attori.
  • L'equilibrio tra toni comici e drammatici.
  • L'umiltà di Claudio Bisio, che al primo film si mette ad altezza di bambino e dei suoi attori.

Cosa non va

  • Dal punto di vista formale è un film forse più televisivo che cinematografico, ma questo è compensato dall'ottima direzione degli attori.