Sul finale de L'ultima missione - Hail Mary, c'è una scena che vale l'intero film. Il protagonista Ryland Grace, dottorando in biologia molecolare, arrivato al confine delle galassie, spedisce sulla Terra quattro sonde, dando loro dei nomi specifici: John, Paul, Ringo, George. Un gesto disperato, dopo un epico viaggio interstellare, che dovrebbe scongiurare l'estinzione dell'universo.
Scaltramente, e cogliendo le emozioni di una sequenza meravigliosa, i registi Phil Lord e Christopher Miller fanno partire a tutto volume The Two of Us dei Fab Four che, a rileggere il testo, sembra addirittura anticipare il senso del film tratto dal romanzo di Andy Weir. You and me burning matches, lifting latches On our way back home. Questione di condivisione, e di globalità di un pensiero relativo in qualche modo correlato allo scambio e alla comunità.
L'ultima missione - Project Hail Mary, Ryan Gosling racconta il film
Una comunità, come nel caso de L'ultima missione, allargata ad appena due individui. Quanto basta per solcare gli spazi di un buddy movie disfunzionale, che non ha paura di spingere sull'"audacia della speranza" e sull'emotività positiva, quasi epifanica nel tratteggiare i valori della diplomazia, oggi fatta brandelli in nome dello status quo e dell'individualità.
Grace, interpretato da un magistrale Ryan Gosling, e l'amico alieno Rocky che, 44 anni dopo E.T. eredita quel "telefono-casa" spiegando - ancora una volta - quanto il linguaggio sia fondamentale, e quasi miracoloso, per "guardare al futuro", come confida l'attore incontrando la stampa internazionale. "Andy ha creato un modo unico e bellissimo di guardare al futuro. Vai in un'altra galassia, ti fai un migliore amico alieno. Salvi il mondo. È un'avventura, ma allo stesso tempo non credo che sia un film d'evasione. È un promemoria di ciò di cui siamo capaci come esseri umani".
In qualche modo, il senso del film è tutto qui: ricordarsi di essere umani. Ricordarsi di parlare, di superare le barriere, di abbracciarsi finché "non senti che basta così". Tra le righe, esplicando tutta la potenza del cinema sci-fi, L'ultima missione è, secondo Gosling, che recita quasi interamente con una marionetta (amerete Rocky!), "un opportunità incredibilmente commovente e ottimista di guardare al futuro", in quanto "deve essere qualcosa non da temere, ma semplicemente da risolvere". E se il futuro stesso sembra sfuggire, il filo narrativo sovverte le regole con un "approccio radicale" che inevitabilmente riflette il "periodo in cui ci troviamo".
Il potere di un buon insegnate: il linguaggio come salvezza
Mosso dal valore semiotico di un codice linguistico che non ha barriere né bandiere, e quindi rifacendosi a qualcosa di ancestrale e intrinseco in ogni essere vivente di ogni anfratto stellare, Hail Mary, con un titolo che invoca la salvezza, accentra le linee narrative tra Terra e Spazio esaltando ottimismo e speranza, anche se incombe l'ombra dell'apocalisse. Non c'è mai cupezza, ma anzi riesce a cogliere, come detto da Phil Lord e Christopher Miller, "lo spirito dell'umanità", facendoci provare ogni tipo di sensazione. Non c'è una categoria di genere predefinita, seguendo i principi stessi della natura. In fondo la condizione umana è provare tante cose diverse, a volte l'una accanto all'altra.
A proposito di linguaggio, non è un caso che Ryland Grace, prima di diventare - volente o nolente - un eroe, sia stato un insegnate. "Conosco il potere di un buon insegnante", continua Gosling. "È stato un onore fare qualcosa in cui gli insegnanti sono gli eroi della storia perché, ovviamente, in molti casi lo sono per davvero". E se la salvezza non può prescindere dal prossimo, e dall'accettare e comprendere le necessità altrui - che sia un uomo, un animale o una strana roccia senziente - l'attore illumina il processo che regge l'intero film. Ovvero, confida Gosling, trasformare "la paura in curiosità". Un messaggio "che dovremmo provare a concretizzare. Spero che i più giovani trarranno questo spirito e questa speranza dall'amicizia tra Grace e Rocky".