Non esiste un unico pubblico per il cinema, non si tratta di una entità indistinta e priva di volontà e gusti. Se l'attualità cinematografica è infatti monopolizzata dall'Odissea di Nolan con i suoi pareri pro e contro e i suoi tanti meme a corredo, ci sono spettatori che vorrebbero altro anche in queste calde giornate estive. Ed ecco che arriva al cinema anche Terapia di famiglia, commedia francese brillante ma molto classica nell'approccio, un genere di film che ha già dimostrato di poter avere un buon seguito nel nostro paese. E per il suo pubblico ideale anche quella sensazione di già visto che abbiamo provato guardandola non è necessariamente un difetto, perché assicura di trovarci esattamente ciò che promette.
L'amore come medicina come spunto di Terapia di famiglia
"L'amore è l'incontro di due nevrosi" si dice all'inizio di Terapia di famiglia citando Jung. E la citazione è quantomai indovinata, visto che il contesto in cui la storia si muove, o almeno da cui parte, è quello della psicoterapia. Dal dottor Beranger e il suo paziente Damien, da cinque anni di terapia che non hanno portato benefici nell'affrontare l'ansia del giovane. Che fare, quindi? Una sfida, una missione: trovare la donna della sua vita come possibile soluzione. E Damien ci riesce, ma quando tre mesi dopo la sua fidanzata Alice lo invita a casa dei genitori, che stanno preparando la festa per il loro trentesimo anniversario, si trova al cospetto di una inaspettata sorpresa: il padre di Alice non è altri che il dottor Beranger, che farà di tutto a cercare di convincere la figlia a rompere con Damien.
L'avvio vivace del film di Arnaud Lemort
Apre bene Terapia di famiglia, con una sequenza dei titoli animata che è sì vecchio stile, ma efficace nel riuscire a incuriosirci e immergerci da subito nell'atmosfera vivace e brillante della pellicola e di settare un tono piacevole e accogliente. Ma è una sensazione gradevole quanto passeggera, perché dopo un incipit intrigante che conquista, il film di Arnaud Lemort si incanala su binari più sicuri e rodati. Seguiamo quindi le vicissitudini dei suoi personaggi, il tutto concentrato nelle poche ore che precedono la festa dei genitori di Alice, tra le relazioni umane che li legano, i conflitti e le bugie, con un'unica nota di originalità rispetto ad altre commedie che sfruttano dinamiche simili: il rapporto terapista/paziente e il segreto professionale che aggiunge una sfumatura alle dinamiche tra i protagonisti.
Nulla di nuovo, ma è un problema?
Terapia di famiglia è quindi una commedia francese come altre che abbiamo visto negli ultimi anni, a cui la variazione sul tema della psicoterapia non basta per differenziarsi. Ma è veramente un problema? Per gli estimatori di questo tipo di film, c'è materiale per cui divertirsi, tra i classici malintesi di questo tipo di storie, situazioni imbarazzanti, e un gruppo di personaggi che ruotano attorno al duo suocero/genero per assicurare varietà e brio.
Forse è proprio questa la vera nota dolente, la poca cura per tutti questi personaggi secondari: se ci si fosse concentrati di più sul tratteggiarli, caratterizzarli e renderli più di pedine per costruire le situazioni da commedia, sarebbero stati un valore aggiunto in grado di aggiungere spessore e coinvolgimento. Ma, come detto, per il pubblico di riferimento resta un'alternativa valida per una serata leggera e senza pensieri.
Conclusioni
Terapia di famiglia non ha l'ambizione di ridefinire i canoni della commedia francese né di spiazzare lo spettatore con colpi di scena memorabili. Il film di Arnaud Lemort preferisce muoversi all'interno di una confortevole comfort zone, puntando su ritmi collaudati e sul divertente cortocircuito etico/professionale tra i due protagonisti. Sebbene una scrittura a tratti pigra non valorizzi appieno il cast di supporto, la pellicola mantiene le sue promesse: offrire un'ora e mezza di intrattenimento disimpegnato, brillante e piacevolmente classico. Per il pubblico in cerca di una serata al fresco della sala senza troppi pensieri, la "medicina" di Lemort funziona esattamente come previsto.
Perché ci piace
- Un avvio vivace e stiloso che cattura subito l'attenzione e fissa il tono corretto.
- La sfumatura del segreto professionale dona un twist interessante al classico canovaccio "suocero contro genero".
- Dà al suo target di riferimento esattamente ciò che promette, rivelandosi un'ottima e leggera alternativa estiva.
Cosa non va
- Dopo un avvio brillante, la narrazione si adagia sui binari più rassicuranti e privi di sorprese della commedia classica.
- I personaggi di contorno sono poco approfonditi e usati solo come mere pedine per le gag.