Kingdom Hearts 3, la recensione del cinevideogioco più atteso dell’anno

La recensione di Kingdom Hearts 3, la serie che ha sposato l'universo Disney e il videogioco giapponese arriva al capolinea dopo un'attesa lunga anni.

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È difficile quantificare l'importanza di un titolo come Kingdom Hearts 3. Non stiamo parlando di un semplice videogioco seriale, ma di qualcosa che ha accompagnato e influenzato la vita di chi ha cominciato il franchise nel lontano 2001, quando magari andava ancora al liceo, e oggi si ritrova a riabbracciare i figli quando torna a casa dopo una lunga giornata in ufficio. Kingdom Hearts è un franchise che è cresciuto insieme ai suoi fan ma che ha mantenuto, nel tempo, la stessa innocenza, lo stesso sguardo spensierato e meravigliato che si rivolge a un orizzonte di fantasia dove tutto è possibile. Il merito è anche e soprattutto dell'universo Disney in cui si svolge la vicenda, ma anche di una mente - quella del produttore, Tetsuya Nomura - che è riuscita a trasformare una grande sfida in una opportunità senza precedenti.

Ora che il videgioco arriva finalmente su tutti gli scaffali, digitali e non - e ne possiamo finalmente parlare in questa recensione di Kingdom Hearts 3 - si può tranquillamente affermare che il tempo e le generazioni di console per videogiochi non hanno cambiato lo spirito del franchise, né la sua voglia di raccontare e raccontarsi a schiere diverse di pubblico. Mentre i videogiochi diventano sempre più sofisticati e complessi, chiudendosi a riccio in un mondo dove prosperano solo gli appassionati per gli appassionati, Kingdom Hearts III continua a usare il cinema, quello che è stato il suo trampolino di lancio, come un linguaggio con cui arrivare a tutti.

L'unico ostacolo è la trama

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Kingdom Hearts III è il terzo capitolo di una trilogia cominciata nel 2001 e proseguita per tutto questo tempo attraverso una ventina di videogiochi distribuiti attraverso piattaforme differenti. È importante capire che nessuno di questi episodi è facoltativo: ciascuno di essi aggiunge qualche dettaglio, per quanto minuscolo, che serve a completare l'enorme affresco narrativo di Tetsuya Nomura. Ciò rende la trama particolarmente difficile da avvicinare; il canovaccio è infatti estremamente complesso e si sviluppa tra viaggi nel tempo, clonazioni, possessioni e altri avvenimenti soprannaturali che coinvolgono numerosi personaggi, qualche volta omonimi. La trama ruota intorno al personaggio di Sora, un ragazzino che può viaggiare da un mondo Disney all'altro nel tentativo di sconfiggere Xehanort, un vecchio erudito che intende sprofondare ogni cosa nell'oscurità.

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In questo capitolo finale della saga, Sora è incaricato di proteggere alcuni mondi mentre le forze del bene - costituite da re Topolino e i suoi alleati - si preparano allo scontro finale con le schiere di Xehanort. La regia presuppone che i giocatori conoscano i personaggi principali e le vicende più eclatanti, ma è ben attenta a scandire lentamente i punti chiave della storia soprattutto nella prima parte del gioco, rappresentata dalle visite di Sora ai mondi Disney in pericolo: il regno di Corona da Rapunzel - L'intreccio della torre, il regno di Arendelle da Frozen - Il regno di ghiaccio, il mondo di Toy Story, la Mostropoli di Monsters & Co., San Fransokyo da Big Hero 6, l'Olimpo di Hercules e i Caraibi di Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo. In questi mondi, le avventure di Sora seguono i canovacci dei film originali, come nel caso di Frozen o Rapunzel, oppure si svolgono in scenari completamente inediti, come succede nella sottotrama della Scatola dei giocattoli che si colloca idealmente tra Toy Story 2 e Toy Story 3 - La grande fuga.

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Un gioco che è quasi un film

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La storia vera e propria di Kingdom Hearts III prosegue quindi negli intermezzi tra un mondo e l'altro e nella seconda parte del gioco, che comincia dopo aver concluso l'ultimo mondo Disney e accompagna il giocatore fino alla fine attraverso lunghe cinematiche e numerose scene d'azione. La regia è sempre chiara e indugia con attenzione sui passaggi che potrebbero risultare poco comprensibili a chi abbia deciso di cimentarsi con questa esperienza senza conoscere nulla del franchise, ma ovviamente tutti gli snodi cruciali della trama avranno un impatto emotivo decisamente minore se non si sono vissute per anni le peripezie di questi giovani eroi. Per questo motivo, ci sentiamo di sconsigliare completamente il gioco a chi non abbia la forza di recuperare neppure una wikia su Internet per mettersi al passo con la complicata storia della serie.

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Nei mondi Disney, invece, ci si sente subito a casa, specialmente in quelli che ripercorrono le vicende originali dei film. Le sceneggiature passano inevitabilmente per un lavoro di taglia e cuci che preserva soltanto i momenti chiave; nonostante questo, gli artisti di Square Enix sono stati incredibilmente zelanti nel riprodurre con attenzione maniacale non soltanto i dettagli, ma anche le inquadrature e la fotografia di queste scene iconiche. L'esempio più eclatante è la sequenza in cui Elsa canta Let it go nel mondo di Frozen, replicata praticamente fotogramma per fotogramma. Se i mondi, invece, raccontano nuove storie, si è prestata comunque molta attenzione al soggetto originale, in modo che fosse più coerente possibile con le nuove vicende. L'unico elemento di distacco è rappresentato dalla colonna sonora composta da Yoko Shimomura che, nella maggior parte dei casi, si limita a riarrangiare le melodie iconiche senza poterle riprodurre completamente.

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In definitiva, però, Kingdom Hearts III ha tutto l'aspetto di un lungometraggio in computer grafica interattivo: in certi momenti è difficile distinguere tra il videogioco e il film Pixar. Persino i vari attori che interpretavano I pirati dei Caraibi, come Johnny Depp o Geoffrey Rush, sono stati ricostruiti con un'attenzione enorme, e i nuovi doppiatori fanno del loro meglio per imitare le loro voci. Kingdom Hearts III conta infatti un cast di indubbio talento anche sul fronte del doppiaggio in lingua inglese: Haley Joel Osment veste nuovamente i panni di Sora, Mark Hamill quelli di Eraqus, mentre la voce di Xehanort è stata affidata a Rutger Hauer dopo la morte del compianto Leonard Nimoy.

Un sistema di controllo alla portata di tutti

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Kingdom Hearts III è un videogioco d'avventura in terza persona, ma la componente strategica è molto blanda e al livello di difficoltà più basso si può completare il gioco senza dare il minimo peso a statistiche, accessori o equipaggiamenti. Il sistema di controllo è semplice e intuitivo, al netto di una telecamera un po' confusa che può disorientare chi è poco abituato a questo genere di titoli. Nonostante ciò, il sistema di combattimento è stato pensato per garantire il massimo divertimento e la massima spettacolarità premendo soltanto pochi tasti. Sora può attaccare i nemici premendo un semplice tasto a ripetizione: esso condurrà il personaggio automaticamente verso il suo bersaglio e in questo modo è facile combattere i nemici senza perdere di vista l'obiettivo. Un menù a tendina facilmente accessibile consente di lanciare le magie apprese aumentando di livello o proseguendo nella storia: esse includono i Legami, potenti evocazioni che chiamano in aiuto personaggi Disney famosi come Simba de Il re leone, Ariel da La sirenetta o Ralph Spaccatutto.

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Sora combatte quasi sempre in compagnia degli inseparabili Paperino e Pippo, ma qualche volta si uniranno alla squadra alcuni ospiti come Baymax, Jack Sparrow o Buzz Lightyear. Il giocatore non deve preoccuparsi di nessuno di loro: a controllare qualunque altro personaggio, eccetto Sora, ci pensa un'intelligenza artificiale molto attenta che può essere ulteriormente regolata in base alle esigenze del giocatore. Quando Sora colpisce i suoi nemici, può avere l'opportunità di ricorrere a un attacco in tandem coi suoi compagni, ma in quel caso basta premere il tasto apposito per innescare la scenetta relativa che prosegue automaticamente in un trionfo di effetti visivi spettacolari. Il gioco insegna gradualmente le varie funzioni dell'interfaccia e le meccaniche del sistema di combattimento: nel giro di pochi minuti diventa molto semplice cambiare arma al volo, abbattere orde di nemici e ingaggiare battaglia con mostri che riempiono lo schermo.

Tanti contenuti per tutti

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Kingdom Hearts III si completa in circa 30 ore al livello di difficoltà più basso, ma è un gioco ricchissimo di segreti e attività secondarie che possono anche raddoppiare la longevità dell'esperienza. Ci sono stemmi nascosti da fotografare in ogni mondo, ricette da cucinare nel ristorante del topino di Ratatouille, tesori da scoprire, nemici più coriacei da abbattere e tanti piccoli minigiochi facoltativi che aspettano di essere sviscerati. Il più interessante è sicuramente rappresentato dalla Gummiship, una navicella che possiamo pilotare come in un videogioco sparatutto mentre ci spostiamo da un mondo all'altro: possiamo personalizzare la vettura e prepararla ad affrontare sfide opzionali sempre più difficili e coinvolgenti.

Pur non potendo rivolgersi proprio a tutti per via della sua natura ibrida che presuppone una certa storia pregressa col franchise, Kingdom Hearts III è un titolo che piacerà anche e soprattutto ai fan dei lungometraggi Disney, rievocati con cura e passione: si gioca che è una meraviglia ed è splendido da vedere, in più racconta una storia un po' caotica ma avvincente e piena di buoni sentimenti che si rivolge a tutte le età, ai nuovi bambini e a quelli che non hanno mai dimenticato di esserlo stati.

Kingdom Hearts 3, la recensione del...
Christian Colli
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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