Ricordando Katharine Hepburn: sette grandi ruoli di un’indimenticabile antidiva

Indipendente e anticonformista, come molti tra i personaggi a cui ha prestato il volto durante l'epoca d'oro di Hollywood, Katharine Hepburn ha portato sullo schermo un amalgama unico di fierezza, fragilità e fascino. Rendiamo omaggio alla mitica attrice ripercorrendo sette fra le sue migliori interpretazioni.

La recitazione è il minore dei talenti e non un modo molto sofisticato per guadagnarsi da vivere... dopotutto, Shirley Temple ci riusciva a quattro anni.

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È proverbiale il piglio ironico e spesso dissacrante con cui, fin dai suoi esordi, Katharine Hepburn si è rapportata al mondo dello spettacolo. Nata ad Hartford, in Connecticut, il 12 maggio 1907, in una famiglia alto-borghese e progressista (sua madre, Katharine Houghton, era un'accesa femminista, leader delle suffragette e co-fondatrice dell'organizzazione Planned Parenthood), l'indomita Kate ha sempre sfoderato del resto una personalità fiera e determinata, mostrandosi alquanto refrattaria sia verso le imposizioni della "fabbrica delle stelle", sia verso i cliché con cui all'epoca erano rappresentati molti personaggi femminili.

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E contro quei cliché, la Hepburn si è battuta dentro e fuori dal set: a partire da un abbigliamento decisamente in anticipo sui tempi, quando indossare abitualmente i pantaloni non era certo quanto ci si aspettasse da una diva di Hollywood, per arrivare alle scelte sui ruoli da interpretare. Ruoli a cui spesso la giovane Katharine conferiva una 'modernità' che poteva spiazzare il pubblico: si pensi a un caso su tutti, Il diavolo è femmina, commedia del 1935 in cui la Hepburn arrivava a giocare con l'ambiguità sessuale, recitando in panni maschili. Un coraggio che, in campo professionale, talvolta l'attrice ha pagato sulla propria pelle (proprio a partire da Il diavolo è femmina la stampa le avrebbe affibbiato il soprannome di "box office poison"), ma che in compenso è stato ripagato dalla strepitosa eredità artistica costruita da Katharine in oltre sei decenni di carriera.

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Kate, la "leonessa" di Hollywood

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Dopo una fortunata gavetta teatrale, iniziata a vent'anni, l'approdo a Hollywood nel 1932 e l'incontro fondamentale con George Cukor, che quello stesso anno le avrebbe regalato un debutto da protagonista in Febbre di vivere, Katharine Hepburn si sarebbe imposta da subito come uno dei massimi talenti in circolazione a Hollywood. Nel 1933 incanta la critica per la parte di Eva Lovelace, una ragazza che ambisce a diventare una star del palcoscenico, ne La gloria del mattino, il film che le vale il suo primo Oscar come miglior attrice. Da lì in poi, l'ammirazione dell'Academy nei confronti di Madame Hepburn sarà davvero incondizionato: dodici nomination (un record superato soltanto da Meryl Streep), tutte da protagonista, e quattro statuette, un primato tutt'oggi imbattuto (e senza mai presentarsi a ritirare di persona il premio).

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Sempre fedele alla propria immagine, che rispecchiava una personalità forte e anticonformista, Katharine Hepburn ci ha consegnato una quantità impressionante di grandi film e di grandi performance, senza mai il timore di rimettersi in gioco. Modello di donna moderna e indipendente, per ventisei anni la Hepburn è stata legata al collega Spencer Tracy: una delle storie d'amore più note dell'ambiente del cinema, ma mai resa 'ufficiale' (l'attore, molto cattolico, aveva deciso infatti di non divorziare dalla moglie), e interrotta soltanto dalla morte di Tracy. Oggi, in occasione dei quindici anni dalla scomparsa di Katharine Hepburn, il 29 giugno 2003, vogliamo celebrare l'iconica attrice con un'analisi, in ordine cronologico, di sette interpretazioni indimenticabili che hanno costellato le diverse fasi della sua carriera e della sua vita.

1. Susanna! (1938)

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Nel 1938, Katharine Hepburn e Cary Grant tornano a recitare in coppia in ben due film, destinati a diventare due classici della commedia hollywoodiana classica: il magnifico Incantesimo di George Cukor e Susanna!, capolavoro della screwball comedy realizzato dal geniale Howard Hawks. L'alchimia fra i due attori, ancora una volta, è perfetta: Cary Grant impersona l'impacciato paleontologo David Huxley, mentre Katharine Hepburn è l'irresistibile Susan Vance, eccentrica ragazza dell'alta borghesia che si innamorerà di David, portando scompiglio nella sua esistenza fin troppo tranquilla. Scandito da un ritmo infallibile, Susanna! funziona a meraviglia soprattutto grazie a una vivacissima Hepburn, che qui mette a pieno frutto le sue doti di attrice comica. Al classico di Hawks si ispirerà nel 1972 Peter Bogdanovich per una sorta di remake, il delizioso Ma papà ti manda sola?, con Barbra Streisand.

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Katharine Hepburn e Cary Grant in una scena di Susanna

2. Scandalo a Filadelfia (1940)

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Nel 1939, scottata dai deludenti risultati al box office dei suoi ultimi film, Katharine Hepburn si dedica al teatro, facendo sensazione a Broadway come protagonista della commedia The Philadelphia Story, scritta apposta per lei da Philip Barry. Tenendo fede alla sua proverbiale grinta, nel 1940 la Hepburn decide di portare quella pièce al cinema, affidando lei stessa il progetto alla regia di George Cukor: il risultato, Scandalo a Filadelfia, si rivelerà per Kate una splendida rivincita e uno dei suoi maggiori trionfi professionali. Capolavoro insuperato del filone della comedy of remarriage (con un remake musicale nel 1956, Alta società), Scandalo a Filadelfia vale un Oscar a James Stewart nei panni del reporter Mike Connor, ma è Katharine Hepburn a illuminare il film nel ruolo di Tracy Lord, ricca ereditiera di Philadelphia in procinto di risposarsi, ma ancora legata da un sentimento di amore e odio all'ex marito, C.K. Dexter Haven (Cary Grant). Orgogliosa e altera, ma a suo modo pure romantica e vulnerabile, Tracy Lord resta uno dei personaggi più belli mai interpretati dalla Hepburn, che per Scandalo a Filadelfia si è guadagnata la nomination all'Oscar come miglior attrice.

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3. Tempo d'estate (1955)

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È da un altro testo teatrale, The Time of the Cuckoo di Arthur Laurents, che nel 1955 Katharine Hepburn ricava una delle sue prove più toccanti: quella offerta in Tempo d'estate, dramma sentimentale diretto dal maestro britannico David Lean. La Hepburn si cala nella parte di Jane Hudson, una segretaria di mezza età giunta a Venezia per un'agognata vacanza, ma costretta a far fronte ad un radicato senso di solitudine, ancor più accentuato dal suggestivo scenario attorno a lei; e nella sua interpretazione, per la quale si guadagnerà l'ennesima candidatura all'Oscar, l'attrice restituisce in maniera commovente le incertezze, le speranze e la malinconia del suo personaggio.

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4. Il lungo viaggio verso la notte (1962)

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Nell'arco di pochi anni, Katharine Hepburn ha occasione di confrontarsi anche con i due giganti assoluti del teatro drammatico americano del ventesimo secolo: nel 1959 presta il volto all'ambigua Violet Venable in Improvvisamente l'estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz, dall'atto unico di Tennessee Williams, mentre nel 1962 si cimenta con il ruolo di Mary Tyrone ne Il lungo viaggio verso la notte di Sidney Lumet, ambiziosa trasposizione integrale (il film originale dura infatti tre ore) del capolavoro di Eugene O'Neill. Nella parte di questa matriarca di una famiglia del Connecticut, che ha riversato la propria angoscia nella morfina e appare sempre più distante dalla realtà, la Hepburn si produce in un'altra performance straziante, per la quale viene ricompensata con la nomination all'Oscar e il premio come miglior attrice al Festival di Cannes.

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5. Indovina chi viene a cena? (1967)

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Tra i film più celebri e popolari degli anni Sessanta, nonché uno di quelli più socialmente rilevanti, Indovina chi viene a cena?, diretto nel 1967 da Stanley Kramer, rappresenta un affettuoso ritratto del rapporto fra Katharine Hepburn e Spencer Tracy, dentro e fuori dal set. Nona e ultima collaborazione fra i due attori, a venticinque anni di distanza dalla commedia La donna del giorno, Indovina chi viene a cena? funziona anche in virtù dell'alchimia fra Tracy e la Hepburn: lui, scomparso poco dopo la fine delle riprese, è indimenticabile nel ruolo di Matt Drayton, padre di famiglia impegnato ad accettare l'idea di avere come futuro genero un afroamericano, John Prentice (Sidney Poitier); mentre per la parte di sua moglie, Christina Drayton, donna affettuosa e ragionevole, ma capace all'occorrenza di sfoderare una straordinaria forza di carattere, Katharine Hepburn ha ottenuto il premio Oscar come miglior attrice.

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6. Il leone d'inverno (1968)

Il leone d'inverno: Peter O'Toole e Katharine Hepburn

Trascorre appena un anno quando, alla cerimonia degli Academy Award del 1968, con un clamoroso ex aequo, Katharine Hepburn si aggiudica a sorpresa la sua seconda statuetta consecutiva, a pari merito con Barbra Streisand per Funny Girl. Il film che permette alla Hepburn di conquistare il suo terzo Oscar è Il leone d'inverno di Anthony Harvey, adattamento cinematografico dell'acclamata pièce di James Goldman: un dramma ambientato durante il Natale del 1183 al castello di Chinon, dove Enrico II (Peter O'Toole), sovrano d'Inghilterra, si riunisce con i propri figli per designare il suo successore. E in un film superbo e serratissimo, che trasforma la Storia nel teatro di un devastante conflitto familiare, una Katharine Hepburn all'apice del talento regala una prova gigantesca nel ruolo della Regina Eleonora d'Aquitania, moglie rinnegata di Enrico, ma disposta a tutto pur di prendersi l'attesa rivalsa su di lui. Al tempo stesso affascinante e sinuosa, feroce e implacabile, alla Hepburn basta quello sguardo magnetico, spesso velato di lacrime, per portare a galla l'uragano di sentimenti che scuote l'animo della sua Eleonora.

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7. Sul lago dorato (1981)

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A settantaquattro anni, al fianco del quasi coetaneo Henry Fonda, Katharine Hepburn si ritrova a essere protagonista di uno dei film di maggior successo dell'intero decennio: Sul lago dorato, diretto nel 1981 da Mark Rydell dal testo teatrale di Ernest Thompson, nonché la pellicola che è valsa a Kate il suo quarto, storico premio Oscar come miglior attrice. Nel film la Hepburn si cala nei panni di Ethel Thayer, la premurosa moglie di Norman, assieme al quale si è ritirata in un cottage nella campagna del New England: una routine in procinto di essere ravvivata dal tredicenne Billy Ray (Doug McKeon), affidato per un mese all'anziana coppia. E in una scena memorabile Ethel, con la voce rotta dall'emozione, sussurra all'orecchio di Norman "You're my knight in shining armor... don't you forget it!", esprimendo tutto l'amore di una persona più che mai desiderosa di restare al fianco del proprio partner, dopo un'intera vita trascorsa fianco a fianco.

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