Kadaver, la recensione: Un teatro degli orrori in un mondo post-apocalittico

La recensione di Kadaver, l'horror norvegese appena arrivato su Netflix che racconta un mondo post apocalittico.

RECENSIONE di 22/10/2020
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Kadaver: una scena del film

In un anno come quello che stiamo vivendo, le storie che raccontano di scenari post apocalittici - al contrario di quel che si potrebbe immaginare - nutrono un certo appeal nei confronti del pubblico internazionale. Netflix, che negli ultimi mesi ha distribuito numerosissimi film e serie che trattano proprio questo genere di temi, cerca di stuzzicare ancor di più lo spettatore amante del brivido - ci troviamo in fin dei conti nella spooky season per eccellenza - con una pellicola che mette insieme tutto ciò che potrebbe attrarre di più una certa fetta di pubblico in questo periodo. Purtroppo però, come vedremo nella recensione di Kadaver, il film norvegese scritto e diretto da Jarand Herdal, pur partendo da delle ottime premesse (ammettiamo che la prima mezzora ci aveva intrigato parecchio), si perde in un intreccio a tratti lacunoso e meno coinvolgente di quel che inizialmente avremmo potuto sperare.

Uno spettacolo pieno di misteri

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Kadaver: una scena del thriller

Ci troviamo in Norvegia, in una realtà devastata da un recente disastro naturale. I pochi sopravvissuti in questo mondo senza cibo e costantemente avvolto da un'atmosfera plumbea fanno di tutto per tirare avanti con il minimo indispensabile, giorno per giorno. Al centro della storia una famiglia: Leonora (Gitte Witt), un'ex attrice di teatro molto famosa, e Jacob (Thomas Gullestad), sono estremamente preoccupati delle condizioni in cui stanno facendo crescere la figlia Alice (Tuva O. Remman), e vorrebbero trovare soluzione.

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Kadaver: un momento del film

Un giorno una temporanea scappatoia si presenta proprio alla loro porta: un uomo invita tutta la popolazione ad uno spettacolo teatrale organizzato in un imponente hotel alle soglie della città, che si staglia come un baluardo tra gli edifici in rovina. Insieme all'intrattenimento, gli verrà offerto anche un pasto caldo: come potrebbero rifiutare? Arrivati all'hotel insieme a moltissime altre persone, i tre protagonisti vengono catapultati in una situazione estremamente particolare: indossate delle maschere dorate dovranno seguire una compagnia di attori per i corridoi bui dell'hotel, osservandoli in silenzio mentre interpretano scene diverse. Come potrete immaginare, però, l'enorme edificio nasconde oscuri ed inaspettati segreti, e l'ignaro pubblico sarà presto costretto ad assistere a qualcosa di molto inquietante.

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Kadaver: una foto del film

Kadaver è senza dubbio un horror ambizioso, ma che con il passare del tempo perde inevitabilmente di mordente: se inizialmente ci facciamo distrarre dalla potenza visiva della location, fatta di corridoi tappezzati di rosso e quadri con teste d'agnello servite su vassoi dorati (basterebbero quelli per farsi due domande e tornare sui propri passi), e dalla particolarissima atmosfera che pervade la situazione, più il film procede più ci rendiamo conto dei difetti della sceneggiatura, che da una parte non riesce ad approfondire a dovere nessuno dei personaggi (la possibile malattia mentale di Leonora viene accennata senza che abbia un vero e proprio peso sulla trama) e, dall'altra, a mantenere la giusta suspense per una storia di questo tipo. Il fatto che il film non spaventi poi nemmeno un granché, e che il finale risulti piuttosto anticlimatico, ci lascia con l'amaro in bocca per quello che si sarebbe potuto ottenere semplicemente con qualche piccolo sforzo in più. Le idee ci sono, le atmosfere anche - ed in certe occasioni assistiamo pure a delle scene particolarmente interessanti e ben costruite - ma non si riesce mai a fare quel passo in più per ottenere qualcosa di davvero memorabile.

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Una storia che non riesce ad essere credibile

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Kadaver: una scena del film

Affinché una storia di questo tipo funzioni, coinvolgendo fino in fondo lo spettatore, deve sempre esserci un certo livello di plausibilità: perchè uno scenario post apocalittico fa così paura? Perché, in fondo in fondo, temiamo che certe cose possano accadere veramente. Se però l'intreccio è poco plausibile, anche l'obiettivo che questo genere di film tendenzialmente si pone, ossia un studio della natura umana in una situazione estrema come quella che segue un disastro nucleare (che cosa è lecito e che cosa no in un mondo di questo tipo? Fin dove ci possiamo spingere per sopravvivere?), non riesce a stimolare lo stesso tipo di riflessioni in chi guarda. Questo è ancor più evidente nel caso di Kadaver, che fa del teatro - tendenzialmente uno strumento privilegiato per lo studio della natura umana - uno dei propri elementi cardine.

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Kadaver: un'immagine del film

Buone premesse ed ottime atmosfere, fotografia ben riuscita e interpretazioni quasi sempre convincenti, non sono a nostro parere sufficienti a salvare un film che delude lo spettatore non esprimendo mai del tutto il suo vero potenziale, rendendolo così, progressivamente, sempre più indifferente. Peccato perché, inizialmente, ci eravamo illusi di trovarci davanti ad un prodotto davvero interessante.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di Kadaver sottolinenando quanto il film di Jarand Herdal parta da delle ottime premesse ed abbia davvero un buon potenziale, peccato però che più la storia procede più l’intreccio si faccia lacunoso e prevedibile. Le atmosfere sono davvero inquietanti e gli attori convincenti, questo però non basta a rendere questo film in alcun modo memorabile.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

2.5/5

Perché ci piace

  • Le atmosfere estremamente inquietanti e ben riuscite.
  • Buone le interpretazioni degli attori.
  • La prima parte del film è molto interessante…

Cosa non va

  • …peccato poi che l’intreccio si faccia lacunoso e prevedibile.
  • Il finale anticlimatico e che non sorprende.