Il rapimento di Arabella, Carolina Cavalli e Benedetta Porcaroli: "È difficile comunicare in modo autentico"

"Il cinema ha un potere enorme: ti fa provare nostalgia per le cose che non hai vissuto". La nostra video intervista alla regista e alla protagonista. Il film è in sala dal 4 dicembre.

Carolina Cavalli e Benedetta Porcaroli

Un'emozionatissima Carolina Cavalli ci accoglie in una delle tante stanze sparse per Lido riservate alla stampa per i junket video. Accanto a lei, Benedetta Porcaroli, che ritrova la regista dopo l'ottimo esordio con Amanda. A guardar bene, leggendo tra le righe, Il rapimento di Arabella potrebbe essere una sorta di sequel spirituale del debutto della Cavalli.

Il Rapimento Di Arabella Benedetta Porcaroli Carolina Cavalli Set
Carolina Cavalli e Benedetta Porcaroli sul set

Nostalgia e forse rimpianto, la solitudine, la bellezza di essere irregolari. L'opera seconda della regista, presentata a Venezia 82, racconta di Holly (interpretata dalla Porcaroli) che, incontrando per caso (o per destino?) la piccola Arabella (Lucrezia Guglielmino), rivede se stessa da bambina. Insieme, partono per un viaggio sgangherato, divertente e commovente.

Il rapimento di Arabella: intervista a Carolina Cavalli e Benedetta Porcaroli

"Mi sono chiesta se fosse un film che parlasse della nostalgia o del rimpianto", spiega Carolina Cavalli. "Holly cerca qualcosa di profondamente nostal­gico, vuole poter tornare indietro, però trova qualcosa di completamente diverso, di opposto. Credo che ci sia un superamento del rimpianto e della nostalgia verso l'accettazione della realtà. Non una rinuncia ai sogni, ma una presenza nel mondo reale".

Secondo Benedetta Porcaroli, "Il rapimento di Arabella è un viaggio a ritroso. Cercare di tornare in un territorio di infanzia, di nostalgia, di qualcosa che è andato perduto. Holly vorrebbe sistemare la propria dimensione, invece la proietterà, per fortuna, verso una nuova dimensione. Verso una versione decisamente migliore di sé dal momento in cui smette di cercare questa versione agognata versione".

La strana realtà del cinema

Di realtà strane e di coincidenze, di personaggi assurdi e direzioni sbilenche. Una realtà strana tanto quanto il cinema, e forse pericolosa, com'è pericolosa la suggestione legata ad un mondo che esiste senza esistere. "Il cinema è un corto circuito. Passo molte ore immersa nell'immaginazione. Sia quando scrivo o come spettatrice", continua Carolina Cavalli. "Prima mi dava un grandissimo senso di sollievo e di libertà. Certe volte mi fa sentire anche un po' in colpa, perché l'immaginazione non ha un effetto immediato sulle cose. Comunque, se ci pensiamo, i film hanno un grande effetto sulla nostra esistenza. Mi dà tranquillità stare in entrambi i mondi, scambiandoli frequentemente".

Il Rapimento Di Arabella Benedetta Porcaroli Lucrezia Guglielmino Immagine
Il rapimento di Arabella: Benedetta Porcaroli e Lucrezia Guglielmino in un'immagine

Un concetto che vale anche (e soprattutto?) per un'attrice. Benedetta Porcaroli spiega che "Guardando i film tu riesci ad avere la nostalgia di qualcosa che non hai vissuto. Sembra un ossimoro, invece si riesce a provare dei sentimenti che non per forza ti riguardano, ma che comunque il cinema è in grado di suscitare. E anche io con l'immaginazione ho un rapporto abbastanza stretto".

Un mondo isolato

Come in Amanda, anche ne Il rapimento di Arabella il tema della solitudine è portante, indirizzando il racconto. "C'è la solitudine, ma anche un isolamento rispetto ad un certo contesto. Oggi diventa paradossalmente più difficile comunicare in maniera autentica, perché quando comunichi tanto ma non in maniera autentica il messaggio non arriva. E per me la comunicazione è entrare in contatto con un'altra persona".