I molti santi del New Jersey, la recensione: è bello ricordare

La nostra recensione de I molti santi del New Jersey, il film prequel della serie cult I Soprano, dal 4 novembre al cinema con Warner Bros. che racconta una storia ciclica di rapporti zio-nipote nel mondo mafioso.

RECENSIONE di 04/11/2021
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I molti santi del New Jersey: Michael Gandolfini in una scena

È con una sensazione di strana nostalgia che ci apprestiamo a questa recensione de I molti santi del New Jersey, il film prequel della serie cult I Soprano, dal 4 novembre al cinema con Warner Bros. Il film viene dalla stessa penna, quella di David Chase e Lawrence Konner, rispettivamente creatore e uno degli autori de I Soprano, la serie cult che per sei stagioni dal 1999 al 2007 ha dipinto come mai prima il mondo moderno dei gangster con un punto di vista tutto psicologico, con le sedute e gli attacchi di panico del protagonista Tony Soprano (il compianto James Gandolfini). Questo prequel è diretto da Alan Taylor, già dietro la macchina da presa di alcuni episodi divenuti cult su HBO, tra cui l'83° della serie originale, Veglie funebri (in originale Kennedy and Heidi), per il quale ha vinto l'Emmy e importantissimo per la mitologia della serie, nonché proprio per quella di questo film.

Gangster crudo

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I molti santi del New Jersey: una sequenza

Fin dalle prime battute, infatti, a narrare fuoricampo questa "origin story" di Tony Soprano (qui interpretato dal vero figlio di Gandolfini, Michael), è Chris Moltisanti (Michael Imperioli), personaggio importantissimo nel serial cult, nipote di Tony e figlio del Dickie Moltisanti (Alessandro Nivola) protagonista di questo prequel, zio a sua volta di Tony. Un rapporto che ricorda quello della serie "erede" de I Soprano, Boardwalk Empire, fra Nucky e Jimmy. Il titolo del film gioca proprio sul cognome della famiglia Moltisanti, che farà "nascere" il mito, la leggenda che poi sarà Tony Soprano in un interessante circolo vizioso di morte, sangue e dolore, quasi fossero uomini portati a compiere un certo destino già deciso dagli dèi.

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I molti santi del New Jersey: Michael Gandolfini in una sequenza

Per raccontare questo "passaggio di testimone" e di potere, come sappiamo importantissimo nel mondo mafioso, Chase utilizza le rivolte di Newark degli anni '60 come già era stato fatto nella quarta stagione di Fargo. Se lì però avevamo a che fare con uomini e donne di mafia sopra le righe, a tratti surreali, grotteschi e caricaturali per sottolineare l'inettitudine del genere umano, ne I molti santi del New Jersey gli scontri sempre più violenti tra la comunità italoamericana e quella afroamericana sono mostrati in modo crudo, schietto, sincero, senza abbellimenti e se vogliamo senza speranza. Il sangue è l'unica parola che gli altri sembrano capire e quindi si continua a suon di uccisioni. Uno scontro che non potrà che divenire letale e lasciare solamente l'amaro in bocca ai superstiti, il rimpianto e la colpa.

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Padri e figli, zii e nipoti

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I molti santi del New Jersey: Vera Farmiga e Michael Gandolfini in una scena del film

Una scelta sicuramente efficace è stata affidare il grosso della pellicola a Alessandro Nivola, che ben interpreta questo gangster che si ritrova sopraffatto (proprio come accadrà molti anni dopo a Tony) e non al giovane Michael Gandolfini che, per quanto promettente e bravo a restituire le espressioni del padre, non avrebbe potuto reggere un intero lungometraggio sulle proprie spalle. In questo ideale passaggio tra padri e figli troviamo anche il rapporto fra Dickie e Tony, il primo visto con ammirazione e rispetto dal secondo, che si trova con una madre che lo fa già ammattire (Livia, a cui Vera Farmiga riesce a donare tutta quella follia che ben aveva espresso Nancy Marchand nella serie).

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I molti santi del New Jersey: una scena del film

Non è l'unico volto della serie che ci riporta alla mente quelle sei intense stagioni: i fan troveranno le versioni giovani di Corrado Junior Soprano (un Corey Stoll che lavora di sottrazione), Paulie "Walnuts" Gualtieri (un trasformista Billy Magnussen) e Silvio Dante (un effervescente John Magaro), oltre al padre di Tony (un Jon Bernthal inedito) e la sorella Janice (Alexandra Intrator). Un cast ben scovato e adattato da trucco e parrucco all'occorrenza per restituire l'immagine giovanile della serie originale.

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I molti santi del New Jersey: Alessandro Nivola con Michael Gandolfini in una scena del film

Proprio questo viene da chiedersi però durante la visione: eccezion fatta per i fan della serie, che potranno provare un monito di nostalgia e vedere un gangster movie abbastanza classico ma colorato delle attitudini e caratteristiche che hanno imparato ad amare/odiare dei personaggi, per gli altri questo prodotto ha davvero un appeal tale da portarli in sala? Considerando soprattutto il fatto che questa ciclicità da tragedia greca che pervade i personaggi e i loro rapporti, non può essere chiara se non si è vista in precedenza la serie e se non si hanno presenti alcune dinamiche fra i protagonisti. La scenografia di Bob Shaw (che aveva già lavorato ai Soprano) e i costumi di Amy Westcott sono curati in modo quasi ossessivo per restituire l'atmosfera della New York anni '60, e la fotografia di Kramer Morgenthau che gioca con luci e chiaroscuri vuole mostrare il doppio volto di (quasi) tutti i personaggi e rappresentare il loro destino infausto e già scritto nel loro DNA e nei loro legami familiari. La famiglia è sicuramente centrale come in qualsiasi gangster movie e David Chase e Alan Taylor cercano di restituirci con la loro scrittura e regia tutte le sfumature delle complicate e disfunzionali dinamiche dei Soprano e dei Moltisanti, non sempre riuscendoci, ma dipingendo un quadro generale di grande fascino.

Conclusioni

Concludiamo la nostra recensione de I Molti Santi del New Jersey soddisfatti del lavoro svolto da David Chase e Alan Taylor per portare al cinema un’icona come Tony Soprano e le sue origini, cercando di mostrare la ciclicità del mondo mafioso e criminale, dall’odore di tragedia greca, strizzando l’occhio ai fan della serie originale forse un po’ troppo – tanto che ci chiediamo se anche i non fan andrebbero a vedere il film in sala - ma allo stesso tempo mostrando con un’ottica diversa, più cruda e schietta, gli scontri delle rivolte di Newark negli anni ’60.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

4.5/5

Perché ci piace

  • Alessandro Nivola riesce a reggere sulle proprie spalle gran parte del film nei panni di Dickie Moltisanti
  • Il film ha un indubbio effetto nostalgia grazie al casting di molti personaggi che sono nel serial, a partire da Michael Gandolfini nei panni del personaggio del padre, e tra tutti la Lidia di Vera Farmiga
  • Il rapporto padre-figlio raccontato attraverso quello zio-nipote che si ricollega a quanto accade nella serie
  • La cura per le scenografie e i costumi per restituire l’atmosfera dell’epoca

Cosa non va

  • Non sempre il film riesce a virare dal classico gangster movie come aveva fatto la serie
  • Il film potrebbe essere di poco appeal per chi non sia fan dei Soprano